Binari e sogni in “Blues” di Tino Caspanello per Atto Unico

di Marta Cutugno

Messina. Inaugurata domenica 28 gennaio, la V edizione di Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena alla Chiesa di Santa Maria Alemanna, direzione artistica di Auretta Sterrantino. Primo titolo è “Blues” scritto e diretto da Tino Caspanello, con Francesco Biolchini, scene e costumi sono di Cinzia Muscolino, produzione del Teatro Pubblico Incanto in collaborazione con Maneggiare con Cura.

Metafora della vita, delle speranze disattese, delle occasioni mancate, Blues è la storia di un uomo che ha circoscritto il suo mondo nell’ingresso di casa. La scenografia è gradevolmente concentrata: una sola parete accenna componenti e arredamenti, una finestra azzurra, un binario mozzo, una tenda, un tavolo, un orologio da parete. In una giornata di agosto, mentre tutto attorno risuona di pace e normalità, lui attende vestito di tutto punto, come ogni giorno, che i treni scorrano sotto il suo naso. La solitudine, la mania di controllo sono oramai abitudine proiettate al passato, alla vita scandita con gli stessi tempi di quando ancora viveva con i genitori. I registri aggiornati con gli orari che segnano il passaggio dei treni sui binari davanti a lui sono custoditi gelosamente come quelli del padre. È cosa è la vita se non un imprevedibile binario su cui possono diramarsi infinite direzioni e possibilità?


I treni lasciano sempre qualcosa, polvere, terra, pietre, qualche carta”. Caspanello ci offre l’occasione di rifare l’inventario interiore, di assaporare la lentezza della consuetudine quando questa viene stravolta da una scintilla che però non riesce ad infiammare. Francesco Biolchini è interprete intenso ed espressivo che, da solo, regge l’intero testo con intenzioni polifoniche: nei suoi occhi attenti alla circoscritta realtà che sgranano affamati i vagoni che corrono, è la sete di vita. Un treno inatteso, “sconosciuto” disturba l’equilibrio stabilito, “non si fa così, così non ci siamo, c’è una regola”. Lo stridere dei freni sui binari annuncia uno stop che potrebbe essere una partenza, finalmente lo spiraglio di una proiezione di vita, volti nuovi, un interesse. L’uomo sperimenta così la difficoltà di comunicazione, il vetro del finestrino separa due vite e due mani una contro l’altra, il treno si allontana e gli occhi del protagonista si riempiono di gocce d’emozione, un’emozione che arriva intera e che segna il momento di maggiore unione tra il protagonista ed il suo pubblico.

Lavorare sul tempo, sugli scarti di un binario apparentemente lineare, che, invece, nasconde possibilità, corto circuiti, sogni. Blues è un ulteriore passo avanti nel tentativo di raccontare un’esistenza paradigmatica, perché la condizione del protagonista ci appartiene, anche solo per brevi coincidenze. Abbiamo lavorato sulla sospensione e sulla dilatazione di istanti, quasi congelando, all’inizio, lo scorrere inevitabile delle ore, dei giorni, per innescare poi una accelerazione che potrebbe essere slancio vitale, cambiamento, piccola o grande rivoluzione. Insieme a Francesco Biolchini e a Cinzia Muscolino abbiamo cercato di ricostruire un frammento di vita, accennato nelle parole, nel luogo, negli oggetti, affinché ogni elemento suggerito possa adattarsi ai nostri modi di vivere le storie, di viverle insieme al teatro”.

Tino Caspanello 

Foto di Stefania Mazzara

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