“Il bambino segreto”, Leone Editore : Intervista a Gheri Scarpellini – di Libera Capozucca

di Libera Capozucca

Il romamzo di Gheri Scarpellini, “Il bambino segreto”, è una storia avvincente che ha per protagonista un fanciullo alle prese con un mondo fantastico, minacciato da forze oscure e misteriose. Abbiamo incontrato a Milano l’autore, per approfondire il contenuto del romanzo e svelarvi qualche curiosità.

Ciao Gheri, sapevamo della tua passione per la musica (n.d.r. intervista ai “Generi misti” al n. VII della rubrica Parterre) ma di quella di scrittore non ne eravamo al corrente! Dunque sei insegnante, musicista e scrivi anche libri per ragazzi. A questo proposito “Il bambino segreto” lo consideri un libro per bambini o per adulti? Come è nata l’idea?

Le diverse forme di espressione si compenetrano e dialogano tra loro molto liberamente. Non è raro che un musicista si metta a scrivere o viceversa. È solo un mezzo diverso per dire delle cose che hai dentro. Considero “Il bambino segreto” un libro per tutte le età. È scritto con un linguaggio accessibile a tutti, ma con più chiavi di lettura. Ognuno filtra secondo le sue modalità, le sue esperienze. Ogni lettore ci mette del suo, in un certo senso completa la storia.

L’idea del libro nasce da un sogno, uno di quelli fatti appena prima di svegliarsi, con immagini molto vivide. Nel sogno c’era tutta l’ambientazione e i due personaggi principali che interagivano tra loro. Mi ha lasciato un’emozione intensa, tanto da invogliarmi a costruirci sopra una storia.

Spiegaci le ragioni del titolo. Lo definiresti un romanzo di formazione?

Igor è un fanciullo che vive nel Giardino, un mondo situato in un’altra dimensione. È quello che definisco ‘un bambino non nato’, quindi segreto al nostro mondo. La storia comincia quando nasce in lui il desiderio di conoscere, di ampliare il suo orizzonte.

I protagonisti vivono un’esperienza assai drammatica, che li segnerà e darà una svolta alle loro esistenze.  In questo senso può senz’altro essere considerato un romanzo di formazione.

Il libro contiene un universo di emozioni e sentimenti: la paura, il coraggio, l’amicizia, la solidarietà, la saggezza, la forza di volontà, l’importanza di sognare, il dolore. Tutto quello che serve per diventare grandi e conoscere la vita in profondità. Tra i valori di cui parli, quali meglio rappresentano le giovani generazioni?

I valori espressi nella storia sono quelli universali, validi in ogni tempo e in tutte le culture. Le nuove generazioni si muovono in una realtà confusa, con pochi punti di riferimento validi e una massa di informazioni futili. Auguro loro di saper scegliere a cosa riferirsi, di apprezzare e riconoscere la qualità piuttosto che la quantità.

Ritieni che la narrativa abbia conservato ancora oggi quel potere immaginifico che aveva una volta, dato che le nuove generazioni sono abituate alla velocità, ad internet e all’utilizzo continuo di pc, tablet e cellulari?

Il mondo cambia velocemente in superficie, e molto lentamente in profondità. La tecnologia digitale è un mezzo che si aggiunge ad altri ed è potenzialmente utile, basta usarlo con criterio. In questo contesto la narrativa rimane un valore universale, con il suo fascino, la sua magia e la capacità di comunicare, di emozionare. Viviamo di storie lette, viste, ascoltate, che ci plasmano e ci accompagnano nella vita.

Qual è il messaggio del bambino segreto? Cosa vuole svelarci?

Il viaggio che Igor intraprende è verso la vita, fuori da un Eden protetto e rassicurante. Il suo desiderio è chiaro, la sua volontà impeccabile e cristallina. Vivere è un dono, un privilegio, un’occasione per imparare, assaporare, per fare esperienza.

Avevi un’idea già chiara di ciò che avresti realizzato o la storia si è sviluppata mentre scrivevi?

Quando ho iniziato non sapevo dove sarei andato a parare. La storia si è scritta nel tempo, lentamente. Ogni tassello aggiunto alla costruzione della trama apriva a nuove possibilità, che ho cercato di sfruttare. In termini musicali, un romanzo è simile a una sinfonia, dove tutte le parti si compenetrano, si armonizzano e trovano un senso compiuto.

Hai un autore che prediligevi da ragazzo? Un’opera letteraria a rappresentare la tua giovinezza?

Calvino è stato importante, sapeva volare, e Rodari, con la sua poetica lieve ma profonda.

C’è poi ‘Sinuhe l’egiziano’, un romanzo storico di Mika Waltari, che ha segnato la mia giovinezza. Quel libro mi ha fatto capire che una buona storia, oltre al piacere di leggerla, può essere un riferimento utile, e insegnarti qualcosa.

Parlando in senso più strettamente commerciale, come sta andando il tuo libro? Sei soddisfatto del tuo lavoro? C’è qualcosa ora che modificheresti della storia?

Che io sappia, per essere un’opera prima, il libro sta andando discretamente. Un autore, però, per affermarsi deve avere una continuità. In questo senso ho già pronto un secondo romanzo, che uscirà tra circa un anno, e sto lavorando a un terzo. Scrivere richiede tempo, molta calma e una buona dose di pazienza. Per la mia attuale condizione si tratta di un impegno notevole. È quasi una sfida, una di quelle che vale la pena affrontare.

Per quanto riguarda ‘Il bambino segreto’, lo considero un’opera compiuta, nella forma e nel significato. Per me va bene così, non modificherei niente. Mi auguro che chi il lettore lo apprezzi per quello che è: una buona storia, avventurosa, divertente e capace di emozionare.

copertina 'Il bambino segreto' x intervista

 

 

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