Concerto per un poema in frantumi. Federico Nobili, L’Orchestrina degli asini, Ariadne Radi Cor

di natalia castaldi

Quanto sto per presentarvi è uno spettacolo di suoni, voci, musica, rumori, poesia, colori e luci capaci di stordire psichedelicamente, trascinando lo spettatore in uno stato sensoriale circolare che lo risucchia nella cadenza delle parole, delle pause, dei suoni, del ritmo incessante, ripetitivo, piacevolmente ripetitivo.
Di seguito troverete un file per l’ascolto e un mio patchwork di testi e video espunti dal poema/spettacolo L’Infinito emotivo.
Cliccando sulla foto che segue verrete reindirizzati al sito de L’Orchestrina degli Asini, dove potrete apprendere molto di più su questo progetto artistico, sugli spettacoli e su Federico Nobili.

Un unico suggerimento, se potete, ascoltate questo lavoro con delle buone cuffie, ad alto volume, al buio.

Federico Nobili, L'infinito emotivo
Federico Nobili, L’infinito emotivo

Federico Nobili

Non manchiamo di comunicazione, al contrario, ne abbiamo troppa,
manchiamo di creazione. Manchiamo di resistenza al presente.

L’Orchestrina degli Asini

***

dormire sul dorso di una tigre

dormire sul dorso d’una tigre.
svegliarsi non è una buona cosa
se la luce del giorno cosciente è
la giostra d’una grande paura

svegliarsi sul dorso d’una tigre
sentire d’aver vissuto sempre
nel sonno profondo d’una vita
d’automa senza brivido né luce
d’automa senza brivido né luce
d’automa senza brivido né luce

sto sognando che il sole
il sole scompare nel mare
nel mare che non si può capire

dormire sul dorso d’una tigre
dormire sul dorso d’una tigre
dormire sul dorso d’una tigre

ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

ebbro errante mi scuci

ebbro
errante
errato
baciato
nella rima
sdraiato
tappami
la bocca
almeno
diventa
un prato
un poco
che dici?
mi scuci?
mi deliri
tu

ripresa ed elaborazione suoni, voci: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

Menotti

Mi dispiace morire perché non vedo più i fiori del ciliegio, diceva mio nonno seduto di fronte all’albero imbiancato, dopo aver curato i filari della vigna. Mio nonno obbligato a fare la barba all’ufficiale della Wehrmacht nell’agosto del 1944, mia madre piccola di pochi mesi, nei giorni in cui i nazisti delle SS e i fascisti italiani massacravano uomini donne e bambini di San Terenzo e Vinca. Mio nonno, contadino e barbiere, dalle lunghe dita naturalmente aristocratiche, che suonavano Bach all’organo della chiesa di paese. Mio nonno socialista, perché rifiutava ogni prepotenza di dogma o di padrone, di sfruttamento o di arroganza, ma lo faceva con la mitezza di chi sa che il risentimento è la catena invisibile degli schiavi che non si vogliono davvero affrancare, i servi che non osano perdere i privilegi della loro gabbia di rabbia, i cani che non saprebbero che fare, senza un nemico cui abbaiare. Sua figlia, mia madre, stesse mani lunghe affusolate, stesso humour e stessa mitezza, amava le rose, le azalee, i gelsomini, le ortensie, tutti i colori dei fiori, da accudire con la tenerezza malinconica che solo una madre può sapere, di fronte alla bellezza che appare e ritorna, ma è destinata a sfiorire. La dignità di chi porta luce senza voler accecare. Giardiniere è chi porta luce senza accecare. Mi dispiace morire, perché non vedo più i fiori del ciliegio, le rose e i gelsomini. Non mi dispiace morire, perché non vedo più gli occhi e le mani che amavano quei colori.

elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
fisarmonica e ripresa suoni: Davide Giromini
testo: Federico Nobili

*

l’estate panica ed effimera

…summertime…

ripresa ed elaborazione suoni, campanella, voce: Federico Nobili
testo: George & Ira Gershwin

*

muschio maschio muss-muss

Cari amici e compagni e camerati, oggi più che maschio-predatore mi sento muschio. E oggi è più eterno di ieri. Caro Esenin, anch’io da giovane ero un uomo nero, un cosmo dai lunghi capelli che parlava alle donne grondando languore sessuale, che sfiatava tra le loro gambe buio interstellare, nella bocca una continua fusione termonucleare. Quando ardi non puoi dire ‘più tardi’, un bel gioco non si rimanda, un bel gioco non dura poco, un bel gioco non finisce mai. E invece quando una stella invecchia e si stanca di bruciare al massimo diventa un pianeta errante qua e là, tra un bivacco e l’altro di gambe femminili e di lunghi capelli senza pensieri, ripetendo, come tu scrivi, caro Pasternàk: sei bella senza ghirigori e il segreto della tua bellezza è l’enigma risolto della vita.
Caro Boris, hai ragione ragione ragione, è facile svegliarsi e veder chiaro, spazzare dal cuore il pattume verbale e vivere senza intasarsi in anticipo. Tutto questo è una piccola scaltrezza. Ma noi siamo maldestri, di mano e di mente, e amare gli altri è una pesante croce, perché amare se stessi è una pesante croce. A meno di essere graziato e vivere smemorato, senza futuro e senza passato. Quando vivo davvero, vivo addormentato, sdraiato sul dorso di una tigre, che ha deciso di concedermi ancora un po’ di tempo. Perché non ha fame. Perché, malgrado tutto, è una gran Signora.

Tiger tiger burning bright in the forest of the night…
tiger tiger burning bright in the forest of the night…
tiger tiger burning bright in the forest of the night…
tiger tiger burning bright.

ripresa ed elaborazione suoni, voci: Federico Nobili
testi in corsivo: (in ordine di apparizione) Sergej Esenin, Boris Pasternàk, William Blake
testo: Federico Nobili

*

pussy poppy

give your pussy poppy
and pop out my mind
give your pussy poppy
and squeeze my body softly
give your pussy poppy
and let me die sweety

ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

donne che amate la mia carne

donne che amate la mia carne
e tu supernova esplosa nel cielo
che mi guardi come un fratello
coprite me, poeta, di sorrisi
li cucirò come fossero fiori
sulla mia blusa di bellimbusto

non credo che tutto si esaurisca
con le cose dette

per esempio:
amo l’astronomia

ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
ripresa ed elaborazione suoni, fisarmonica: Davide Giromini
testo in corsivo: Vladimir Majakovskij / con un’interpolazione di Federico Nobili

*

distratti dal sole

Le soleil est si présent que parfois j’oublie presque d’en profiter

elaborazione suoni, flauto, basso elettrico a tre corde, voce femminile: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

la cura delle piante

Lo sosteneva anche il prete del mio paese: ebbene sì, io sono l’anticritto, l’anticritto, l’anticritto, l’anticrittogamico, zolfo e rame di pensiero mistico per combattere tutti i parassiti monoteisti del pianeta.

ripresa ed elaborazione suoni, voci e risata: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

l’orso bruno

sono bruno molto bruno sono un orso bruno e sbrano i vostri pensieri cittadini pensieri seduti pensieri intossicati pensieri senza pensiero neppure spensierati
sono Bruno Giordano Bruno quello che avete bruciato bruciando con lui il fiato dell’infinito per vivere spassionati dentro il buco del vostro cranio limitato senza stupore per il creato

ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
pianoforte: Ariadne Radi Cor
testo: Federico Nobili

*

dies irae

che tu possa vivere a lungo e la massa molle del tuo cerebro si possa trasformare in una palla di pus infetto
che il tuo sangue ti bruci nelle arterie come petrolio incendiato e ti si congeli nelle vene come asteroide impazzito
che le ginocchia si facciano porose spugne e si spezzino le gambe al primo passo fuori dal tuo letto
che il fegato ti si sciolga insieme alla bile in un putrido bagno di amarezza mortale
che lo stomaco trabocchi di tutto il vomito che ha vomitato la tua bocca
che i denti ti si conficchino dentro il cervello come chiodi di acciaio rovente
che le pupille guadagnino con il nero della loro bruttura tutto il resto del cielo morto dell’iride e della sclera dei tuoi occhi di macchina abietta e che la luce, così, diventi per te uno sfregio senza tregua né pace
che il naso ti sia strappato e divorato dai cani rabbiosi
che il labbro ti sia sbeccucciato dai corvi e i lobi delle orecchie mordicchiati dai ragni
che le formiche rosse ti consumino i diti dei piedi
che la prostata ti si espanda come mongolfiera senza mai farti volare
che i chilometri di intestino si possano attorcigliare dentro il tuo ventre a custodire quintali della tua merda più nera
che la vescica ti sia riempita di acido muriatico e i reni di rovi appuntiti
che il midollo della colonna vertebrale ti si trasformi in budello di fibra marcia satura di scorpioni famelici
le ossa sfarinate come polvere al vento
il sesso e i coglioni ti caschino nei pantaloni
le mani immobili e contorte nell’artrosi anchilosante
la pelle secca e scorticata ad ogni residuo di fiato che ancora ti resta
Ho conferito con Madre Teresa d’Avila, amica mia e suora di clausura, perché intercedesse con le Sue preghiere presso il Vostro Signore, Dio degli Eserciti e della Misericordia, al fine di lenire per quanto possibile la pena senza fine del tuo inferno a venire, tu che pure ci credi, piccolo misero dottore che non sai curare e non ti sai prendere cura, di chi ha bisogno di sguardi e parole come di medicine e riposo, di presenza e tenerezza come di consolazione estrema, piccolo misero dottore, piccolo di statura fisica e mentale, brutto di bruttezza fisica e di bruttura mortale, che ti dici cristiano e cattolico, imperdonabile nell’albagia della tua ignoranza professionale e della tua insipienza affettiva, piccolo misero dottore, ti maledico soltanto, con un salmo senza speranza e senza pianto, perché ogni vendetta di mano sarebbe riconoscerti UMANO

ripresa ed elaborazione suoni, graticola, basso elettrico a tre corde, mixer live, voci: Federico Nobili
chitarra elettrica: Giacomo Abbate Cotta
testo: Federico Nobili

*

Ariadne Radi Cor

la spugna di Emily

The Brain – is wider than the sky –
For – put them side by side –
The one will the other  contain
With ease – and You – beside.

ripresa ed elaborazione suoni: Klaus Brunnen
suoni aggiuntivi: Federico Nobili
voce: Ariadne Radi Cor
testo: Emily Dickinson

*

gatto Vladimir

Ero un uomo con una voglia tremenda di sapere: sin dalla prima infanzia non ho fatto altro che cercare il filo di bava che univa le formiche e le stelle. Se guardi bene lo si nota dal mio vestito giallo e dal fatto che di notte parlo coi
lampioni come un grillo e come un grullo di giorno m’intrattengo coi coglioni che mi fanno specchio mentre invecchio. Mi rinchiudo nel mio astuccio a scrivere parole e quando esco voglio vedere solo occhi di viole e bocche di donna che non perdono il tempo a parlare. Ero un uomo con una voglia tremenda di sapore.

elaborazione suoni e voce: Federico Nobili
ripresa suoni e fisarmonica midi: Davide Giromini
testo in corsivo: Vladimir Majakovskij
testo: Federico Nobili

*

ninnananna infinita

ninnananna infinita
ninnananna della mia vita
ninnananna infinita
ninnananna della mia vita

bottiglia sì di vino rosso
che scolo giù a più non posso
bicchiere grande di vino rosso
che scolo buono finché posso
sangiovese e borgogna
chi non beve è una vergogna
pinot nero uomo nero
voglio bere un anno intero

fatevi cullare lasciatevi andare
svenire nel buio e basta parlare
fatevi cullare lasciatevi andare
svenire nel buio e basta parlare
non fare niente non dire niente
è la cosa più intelligente
svenire nel buio e basta parlare
basta parlare e svenire nel buio

ninnananna infinita
ninnananna della mia vita
ninnananna infinita
ninnananna oltre la vita
chiudi gli occhi
e prova a dormire
provo a dormire
che presto è finita

ninnananna infinita
ninnananna sfinita
ninnananna infinita
ninnananna sfinita

ripresa ed elaborazione suoni, voci: Federico Nobili
testo: Federico Nobili

*

1053 erg – le supernovae non conoscono calendari

Non ho niente da comunicare, mai, a nessuno. Bisogna avere un gran senso dello humort per continuare a vivere su questo pianeta. Ma oggi mi sono svegliato di rumore cattivo e voglio la bocca di una supernova per bruciare tutte le parole. Se fossi io una stella cinque volte più grande del sole vi esploderei in faccia tutto il mio buio, tutto il mio incendio e la mia bocca disumana suonerebbe cosi:

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ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
testo in corsivo: Franz Kafka
testo: Federico Nobili

*

Ariadne Radi Cor

nei giardini dell’Alameda

Avrei dovuto dirglielo quando ero innamorata che lo ero follemente e ora voglio impazzire il resto è noia, dalla soffitta le bambine tutte rispondevano al telefono che sì il telefono è un assassino digli di andarsene ora o mai più e Milly diceva Sali alla 204 dove forse non ci sono le luci accese (schhh) che cos’è una donna? È 50 mila diviso 50 per 6 (schhh) significa (dormi) il peso di ognuna è inferiore ai 20 grammi. Poi tu dicevi non sarebbe stato più possibile sì, nella mano destra c’erano di nuovo lumache sarebbe piovuto tutto il giorno sulle nuvole delle pecore sarà l’incantesimo giù verso la strada e lui sì, un documentario l’aveva detto Milly lui ne vale un altro e domani dietro l’angolo il sole andrà a letto con me, la luna non sa no, avrò la testa pesante come un pacchetto di zucchero e tu aprirai la porta suo malgrado come si apre dì, come non dirlo di che cosa sono la chiave starò a dormire nella scollatura del vestito e anche tu credevi quello in basso fosse il cielo, dormi hai visto male c’era scritto all’inizio ma non l’avevi letto FINE, sì fine, avrei dovuto dirglielo quando ero innamorata che lo ero follemente ora voglio impazzire il resto è noia il telefono è un assassino, per sedici anni ho ridipinto le pareti a fine maggio Milly diceva che sì chi scrive convive. Siamo stati fuori fiori recisi e il re dice sì ma non c’era il mondo era fuori a cena chiudeva le porte e mangiava il postino con gli occhi
altro da dire? Sì, è fuori sull’uscio del viso, digli che sì, e i fiori? Digli di andarsene ora o mai più (schhh) che cos’è una donna? È 50 mila diviso 50 per 6, significa (schhh): dormi. Un uomo: conquistarlo come un continente e sapere come arrivare a est dall’ovest, un grande errore e tu aprirai la porta suo malgrado come si apre dì, come non dirlo di che cosa sono la chiave tu guardavi come un’altalena tu qui subito (schhh) non dirglielo mai c’era scritto all’inizio ma non l’avevi detto FINE ma non l’avevi letto fine sì, fine qualcuno mi baciava il tempo correva voleva fare molto sì, voglio impazzire il resto è noia siamo stati fuori fiori recisi e il re dice sì ma non c’era il mondo era fuori a cena (schhh) Che cos’è una donna? È 50 mila diviso 50 per 6 (schhh) dormi, il peso di ognuna è inferiore ai 20 grammi, lui ne vale un altro, non dirglielo mai, e tutto mi sorpasserà e sarò di nuovo più piccola (schhh) dormi hai visto male c’era scritto all’inizio ma non l’hai letto FINE, sì, fine. Qualcuno mi baciava il tempo correva…

ripresa ed elaborazione suoni, basso elettrico a tre corde, flauto: Federico Nobili
voci: Ariadne Radi Cor
testo: Ariadne Radi Cor [ monologo esteriore che travisa il monologo finale di Molly Bloom in Ulisse di James Joyce ]

*

il cervello è più vasto del cielo

The Brain – is wider than the sky –
For – put them side by side –
The one the other will contain
With ease – and You – beside.

ripresa ed elaborazione suoni, voce: Federico Nobili
altra voce: Ariadne Radi Cor
testo: Emily Dickinson

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