“Una poesia feroce e impura” di Mario Fresa: “Biscotti selvaggi” di Franz Krauspenhaar, Marco Saya editore, Milano 2012

Franz-Krauspenhaar
Franz Krauspenhaar

biscotti-selvaggi

Una poesia feroce e impura

di Mario Fresa

Scrivere veramente significa, ricorda Wittgenstein, abbandonare trampoli e scale, e restare in piedi, e soli, con l’unico sostegno dei nostri piedi nudi. Ciò impone l’abbandono di un centro rassicurante e, in generale, il rifiuto di una utopistica risposta illuminatrice; e allora, solo allora, quando avremo rinunciato a questi appoggi pietosi, ai trampoli e alle scale (insomma, all’ipocrisia e alla viltà dei nostri quotidiani infingimenti), si smetterà di scrivere per capire, e si deciderà di scrivere per rammentare l’assurdità di voler capire qualcosa (e anche, certo, per mostrare la stessa assurdità di scrivere). La poesia ci dovrebbe trovare proprio così: svestiti e disingannati, coi piedi scoperti e con indosso soltanto le nostre infinite, bizzarre domande, e le nostre incomunicabili ossessioni; e col fardello della nostra vita così inenarrabile e così stupida, così grottesca e così meravigliosa. Un poeta riesce, oggi, a fare ciò? Negli ultimi anni, chi ha frequentato la poesia italiana contemporanea ha dovuto sopportare, nella maggioranza dei casi, la falsissima retorica umanistica o la lamentazione sentimentale; o, peggio, la propensione alla fola carezzevole e sognante. Difficile incontrare un poeta che abbia la penna dura come una lama e il pensiero determinato e crudele, perché onesto e disilluso. Lo abbiamo trovato in Franz Krauspenhaar. La sua ultima raccolta, pubblicata da Marco Saya, uno dei nostri più intelligenti editori di poesia, si presenta con un titolo ch’è un sopraffino e malvagio ossimoro: Biscotti selvaggi. Troverai, in questo libro di fuoco, una specie di immersione nella fanga dell’anti-idilliaco, uno scivolamento incontrastabile nella gioia dell’eresia e dell’erosione. La poesia è questa: grandine, subisso, sproposito, eccedenza. Se ambisce, infatti, a dire la vita, come potrebbe mai conoscere l’equilibrio e la concordanza, la ragionevolezza o il rigore? Non si può rendere forzatamente logica o trasparente la ragna ambigua dell’esistenza: né puoi smagliare, nemmeno un poco, il densissimo tessuto delle sue trame incomprensibili; né presumere di sciogliere l’intrico dei suoi molti, misteriosi nodelli.
Krauspenhaar ha rinunciato alla ricerca delle risoluzioni e delle terapie, e naviga contro, sempre e comunque. La sua poesia, così nuda e disperata, ha il dono raro di una saggezza feroce e dissidente, mai ricompositiva, mai pacificante. Ecco un poeta vero: estremista e tagliente come pochi, e deciso a non risparmiare nulla (soprattutto, pronto a non risparmiare se stesso). Leggete Krauspenhaar e la sua poesia fulminante: col suo prodigioso ritmo, fluviale e forsennato, con la sua allegra braverie dissonante, costruisce una scrittura felicemente impura e inquieta, capace di sprofondare il lettore nel fondo di una tragicomica, instabile e vulcanica galleria di invettive, di gioie improvvise, di denunce deliranti che inceneriscono e disperdono tutte le possibili armonie consolatrici dell’umanismo e delle ideologie, delle fedi e delle speranze, degli accomodamenti e delle conciliazioni.

Quattro poesie da Biscotti selvaggi

se mi togliete il maalox,
la sua innocenza, la
carezza discreta di sodii
vari come oli curanti,
se mi togliete quel senso
illusorio d’assenza,
come se lo stomaco
fosse libero dai fuochi
dei nostri inferni a succhi,
mi avrete deposto
un mito, avrete cacciato
il mio allenatore buono
e incompetente
dalla squadra sconfitta.

 

°

Fare la spesa mi riduce a una macchina
distributrice di prodotti, i soliti;
ogni volta che metto nel carrello
ammazzo il tempo con un colpo
secco e duro, non posso farci nulla,
è una questione di tempo, tra me
e il dentifricio, nulla che sia uomo
e natura, essere e tempo. temo
un avveniristico bombardamento
di fine del mondo nel giro di pochi
attimi, sparsi e introflessi, come culi
sgonfi di vecchio sedentario.
stamattina mi sento ottimista,
è lunedì, non ho niente da mettermi,
giro per la mia vita passata
col machete selettivo, i ricordi
premono per uscire nel gas
di scarico, e morire travolti
da ingorde auto per femmine
cazzute, dette SUV.

 

°

amo novembre, i fiori recisi e le sue paure,
le nebbie colte come nuovi fiori, i morti
che escono dalle fosse come nuove
e parlano del tempo o di allegrie lontane,
attendo il mio mese di nascita con l’amore
di un corvo per la sua preda, siamo uccelli
da preda dentro voliere immense, nere
come le nostre piume, e l’orrore ci fa nulla,
solletica la nostra vanità. il mondo è pieno
di bastardi, di gente invidiosa e meschina,
tira fuori il pane e facciamo un po’ di pasta
mentre questi cani assorbono la crema
dei malati al posto loro, coi soldi collettivi,
con la sabbia negli occhi d’un solo popolo.
amo novembre e i suoi primi frescori,
i cappotti che ti scendono addosso prima
che un altro anno sia compiuto, la scuola
iniziata ormai da troppo e il tuo quaderno
già folto di segni di ribellione, di fuga.

 

°

devono ammazzarmi per farmi vivere,
in un campo di viole, prima del tramonto,
con una scodella di latte sul muso, nemmeno
fossi un vitello esagerato, gli estrogeni
che girano attorno alle palle. devono darmi
erba cipollina come sul gambero rosso,
dove una principessa mezza scema
sceglie i tagli della carne. la peggiore
vien di notte, una cicciona inglese con otto
fottuti figli, il marito dev’essere fuggito
con la nurse burrosa; lei mette chili
di spezie su tutto, è un brodo umano
di english breakfast e di porcate d’india,
ho sempre pensato alle spezie come
a un coprivergogne. vorrei entrare
nella cucina di questa vecchia puttana
multirazziale e tagliarle la gola con la lama
per tagliare il tacchino, basterebbe
per spillarne il sangue con retrogusto
curry. invece qui, con la crisi economica
che ci falcidia precordi e futuri spalmati
sull’ultimo pane, avanzo con le fette
bene aperte verso una scatola di tonno
comprato al discount, l’unico posto
nel quale mi sento vero, e capito per quello
che sono, cioè un signor consumatore
di merda. mai stato un opportunista, dunque
non sarò mai uno scrittore, tolgo dalla testa
di essere uno che conta in ogni ramo,
come me in migliaia avanziamo con le fette
di pane verso una scatola di tonno,
ho spremuto l’acqua di pesce nel cesso
e adesso la poltiglia è pronta per finire
nel pane, tra foglie d’insalata calmanti
e sborrate gialle di maionese, forse
solo così è la sborra d’un rinoceronte
dopo una battaglia per farsi la meno
brutta della savana. intanto la stronza
multimix cucina in piena notte, nel suo
appartamento londinese del centro,
in quei siti dove i ricchi italiani vanno
a farsi leccare il culo da quelli di harrod’s,
muovendo verdure, manghi, piselli color
verde uforobot, spargendo salse con nomi
di battaglie nelle quali i lancaster subirono
perdite tremende, mentre i figli dormono
e il marito probabilmente si fa inculare
da un giovane indiano con le palle a forma
di campana; ecco che la signora spande
le creme mostruose su terrine di tek e cedro
nero, e sbatte tutto nel frigo spaziale.
noi comuni mortali, nuovi poveri dell’era
elettronica, che vediamo i ricchi scrofarsi
tra loro nei programmi, possiamo solo
guardare; pensate ai poveri dei secoli
passati, a come poverini dovevano solo
immaginare. ora è tutto più umano, la morte
è appaiata come una fetta di pane
sull’altra, e il sorriso della notte riusciamo
a vederlo, soddisfatto, con occhiali 3D.

 

 

 

Franz Krauspenhaar è nato a Milano nel 1960 e ha pubblicato una quindicina di libri: soprattutto romanzi e collezioni di poesia ma anche in formato e-book.
È stato redattore di Nazione Indiana per alcuni anni e ha cofondato con Fabrizio Centofanti il blog letterario La poesia e lo spirito. Le sue collaborazioni con testate giornalistiche e digitali abbracciano temi di letteratura e costume.

BIBLIOGRAFIA
Le belle stagioni [Marco Saya Edizioni, 2014]
Il subentrato [Lite Editions, 2013]
La bella moglie [Lite Editions, 2013]
Le monetine del Raphaël, Gaffi, 2012
Biscotti Selvaggi [Marco Saya Edizioni, 2012]
La passione del calcio [Perdisa Pop, 2011]
Effekappa [Zona, 2011]
1975 [Caratteri Mobili, 2010]
Un viaggio con Francis Bacon [Zona, 2010]
Franzwolf, un’autobiografia in versi [Manifattura Torino Poesia, 2009]
L’inquieto vivere segreto [Transeuropa, 2009]
Era mio padre [Fazi, 2008]
Cocktail K [Feaci Edizioni, 2008]
Monoscopio segreto [Feaci Edizioni, 2007]
Champagne [Feaci Edizioni, 2006]
Cattivo sangue [Baldini Castoldi Dalai, 2005]
Le cose come stanno [Baldini&Castoldi, 2003]
Avanzi di balera [Addictions Libri, 2000]

Un pensiero su ““Una poesia feroce e impura” di Mario Fresa: “Biscotti selvaggi” di Franz Krauspenhaar, Marco Saya editore, Milano 2012

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *