Teatro Vittorio Emanuele: un grande Milenkovich per un piccolo pubblico

di Marta Cutugno

Messina. Musiche di Beethoven, Bruch, Sarasate e Brahms al Vittorio Emanuele per il Concerto Sinfonico che venerdì 3 e domenica 5 maggio ha visto protagonisti il violinista Stefan Milenkovich e l’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele sotto la direzione del M° Bruno Cinquegrani, una produzione E.A.R Teatro di Messina che alla prima del venerdì ha registrato scarsa affluenza di pubblico rispetto a quanto ci si aspettasse, con settori pressoché vuoti e poco interesse nonostante Milenkovich fosse già stato protagonista di un concerto presso il primo teatro cittadino in maggio 2018. Il famoso violinista torna al Vittorio in una stagione che rispetto alla precedente, ha, difatti, registrato più di un ritorno: ricordiamo il Concerto Ashkenazy, novembre 2018 –  deludente la risposta di pubblico per quell’unica data – ed anche il ritorno della showgirl Lorella Cuccarini che dal musical è volata alla prosa in compagnia di Giampiero Ingrassia. Ed a fine cartellone 2018/2019, con il Concerto Ratti/Perosi della scorsa settimana, rientra finalmente sul suo palcoscenico anche l’Orchestra del Vittorio Emanuele che chiuderà con “La vedova allegra” dal 31 maggio al 4 giugno.

Ad aprire il sinfonico di questo primo weekend di maggio, ci pensa l’Ouverture in Do minore op.62 “Coriolano” di Beethoven, componimento del 1807 concepito per l’omonima tragedia del poeta austriaco Heinrich Joseph von Collin ed ispirata alla leggenda dell’eroe Gaio Marcio, ma ascoltata in prima esecuzione privata presso la dimora del principe Lobkowitz . La beethoveniana ouverture, bene eseguita dall’Orchestra del Vittorio, precede l’arrivo di Stefan Milenkovich che, con prepotenti e naturali doti di virtuoso ed una straordinaria sensibilità, incanta il pubblico presente. 

Stefan Milenkovich, bambino prodigio dal sublime talento e solista accompagnato da un’orchestra già dall’età di sei anni, è riconosciuto a livello internazionale per le brillanti qualità tecniche ed interpretative, per la sua prestigiosa attività didattica presso la Juilliard School di New York e presso l’Università dell’Illinois e per l’impegno sociale e la partecipazione ad importanti cause umanitarie. Imbracciato il suo Guadagnini del 1783 e con la direzione attenta e sensibile del M° Bruno Cinquegrani,  Milenkovich lascia fluire la vivacità melodica e la cantabilità del suo strumento a partire dal Concerto n.1 in Sol minore op.26 per violino e orchestra di Max Bruch. Il concerto, che risale al 1868 ed è l’opera più nota del compositore di Colonia, è dedicato al violinista József Joachim il quale, nello stesso anno, ne fu primo esecutore confrontandosi in prima persona con l’autore riguardo alla tecnica violinistica e alle sue particolarità. Nell’op.26 di Bruch, che va dal rapsodico Vorspiel all’energico Allegro e che si pone quale composizione di transito tra le scelte stilistiche e formali di Spohr e Mendelssohn e quelle del successivo Brahms, i professionisti dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele molto bene sostengono il dialogo con il solista ed a lui si alternano con principio ed equilibrio seguiti con il garbo e la marzialità direttiva del Cinquegrani. E qui Milenkovich si abbandona con estrema perizia alle molteplici e palpitanti espressioni della scrittura di Bruch fatta di arpeggi ed accordi estesi e doppie corde. Segue l’esecuzione della Fantasia da Concerto dalla “Carmen” di Bizet di Pablo de Sarasate, considerato uno dei pezzi più impegnativi del repertorio violinistico che comprende un adattamento dell’Aragonaise, dell’Habanera“L’amour est un oiseau rebelle” – un intermezzo,   Seguidilla “Près des remparts de Séville” – e la Danza Gitana. A materializzarsi, nell’intreccio tra il virtuoso, espressivo solista e l’ Orchestra del Vittorio, le atmosfere zingaresche e balcaniche suggerite dai temi dominanti unite alla predilezione per la variazione tanto cara al Sarasate. 

Salutato Milenkovich con lunghi applausi a cui sono seguiti due bis di repertorio bachiano, nella seconda parte del concerto,  l’Orchestra del Vittorio Emanuele si è vista impegnata nell’esecuzione della Sinfonia n.4 op. 98 in Mi minore di Johannes Brahms per la quale Hans von Bülow così scriveva al maestro di Amburgo: “La n.4 è stupefacente, piuttosto originale, personale, è solida come una roccia. Una forza incomparabile dall’inizio alla fine”. I dubbi, che Brahms aveva maturato dopo una delle ricorrenti e solite esecuzioni private al pianoforte per pochi intimi, venivano così fugati anche grazie all’entusiasmo per le prove in vista della prima a Meiningen ad opera di un’organico orchestrale di 40 elementi diretta dallo stesso Bülow. Per l’Orchestra del Vittorio Emanuele, tanti applausi a cui si è unito il M° Cinquegrani con poche ma incisive parole di saluto: “La Nostra Orchestra”.

Concerto del Venerdì 3 Maggio 2019

Immagine estratta da http://www.stefanmilenkovich.com/biography

 

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