Ero Maddalena, di Cinzia Demi

di Daniela Pericone

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Cinzia Demi, Ero Maddalena, puntoacapo, 2013

Ci sono personaggi della storia, della letteratura o della tradizione mitica e religiosa destinati a incarnare archetipi, forme di caratteri che non variano nel tempo, se non per linee contingenti che non ne intaccano la natura profonda. La figura di Maddalena è tra questi, la donna perduta e poi redenta delle scritture evangeliche, la penitente per antonomasia. Cinzia Demi ne fa la protagonista del suo Ero Maddalena (puntoacapo, 2013), un libro a tema unico in andamento poematico, un canto a una voce sola e una pluralità di timbri.

L’originalità della variazione concepita da Demi è proprio in tale polivalenza di scrittura, la voce di donna che racconta di sé e del suo vissuto, ma anche del mondo che le ruota intorno e che osserva, è un intreccio, ora netto ora indistinguibile, di personalità ed esperienze diverse, benché tali solo in apparenza. Le diffrazioni riguardano infatti i tempi e il contesto, se vediamo scorrere senza soluzione di continuità davanti ai suoi, e ai nostri occhi, riferimenti ad ambienti cittadini dei nostri giorni (“ed è miele che cola dal pianto / se ti guardo città nel viale / squarcio di foglie impazzite”) oppure visioni aderenti alla vicenda di morte e resurrezione cristiana (“rivedo i vostri volti / guardarmi come un’intrusa / cercare di schivarmi // e Lui che mi sorride / con la sua mano tesa Lui / che cambia la mia storia”) o ancora quadri di abusi e violenze subiti in una vita qualunque di donna (“falena di schianto nel pianto / che accoglie la medesima // tortura la bestia oscena / che poi mi accarezza / mi tenta mi dice rimani”).

Il punto fermo, il nucleo intorno a cui si innalza e s’incurva e sprofonda il sensore dei versi è l’animo dolente di una donna, la sua psiche tormentata (a tratti preda della follia) che l’induce a riconoscersi nella Maddalena del passato, capace di sollevarsi dal suo stato di prostrazione solo appigliandosi a quel lontano, ma in verità vicinissimo, emblema femminile di sofferenza e riscatto, compiuta espressione di rinascita: “ero Maddalena lo sento / lo so ho la sua stessa vena / sono la sua stessa forma // guardate nelle mie mani / che torma di linee di vita / vissuta nello stesso modo”.

Lo stesso turbamento che sembra attraversare, da altra epoca e diverso linguaggio, il ritratto reso da Caravaggio della Maddalena penitente, là dove si lascia immaginare nel raccoglimento intimo della donna lo svolgersi di un dramma, un dissidio appena alluso dalle lacrime e dai monili abbandonati. Nella poesia di Cinzia Demi tale senso di lacerazione e inquietudine si traduce nel ritmo serrato dei versi, nelle continue spezzature, nelle scansioni brevi e asciutte delle terzine tramate di rime e assonanze, a conferire al testo una cantabilità quasi liturgica. Non a caso le poesie che si alternano in corsivo ripetono al primo verso, con insistenza sia formale che tematica, il motivo è un nome che cerco. L’impervia ricerca di uno stigma identitario che corrisponda a una via di soluzione al proprio dolore.

Ma il canto non è pacato né pacificante, sempre oscilla tra l’invocazione e il grido, in un complesso gioco di rispecchiamenti che trascina la donna a dire “vi lancio le pietre / delle mie parole graffi / e sangue sulle braccia // […] // vi assolvo vi assolvo / lasciatemi quest’eco la sola mia nota”, portando fino in chiusura la sua furia, la fierezza del suo convincimento: “io sono lei lo sento lo so / e quando scappo nel mondo / io io lo torno a gridare”.

 ***
   manca ancora molto all’alba
e vorrei che la notte non finisse
vado in controtendenza adesso
è più forte la voglia di ombre
la luce mi acceca
   nella notte ritrovo il cuore
del mondo
il cerchio di fuoco acceso
dentro cui buttarsi
per sparire nel rosso
e rinascere
come terra da amare
*
   sono fragile nel segno della mano
nei tratti arteriosi
delle finestre accese
   posseggo un solo ricordo
misuro un solo cammino
vado anch’io come un’ombra
   slanciata nel fragore del tuono
dio, se la morale
fosse un umore carnale
   se si potesse mischiare
col riverbero a pelle
di voluttà di carne di ardore
*
   Bologna mi accoglie
potente nelle sue strade
a quest’ora quasi senza gente
   un vento di ponente
deciso mi ha spinto
nella sua direzione
   scalza come un bambino
nuda di consolazione
cerco l’antro di un portone
   o la fredda scala
la balaustra di una chiesa
il riparo di una prigione
*
   è un nome che cerco
una carne che risponda
non più ferita    umiliata
   una carne che pulsi di vita
non lasciata marcire
nella stanza più buia
   nel lurido cortile
dai muri alti    eterni
a mangiare erba    vermi
   e ancora ripresa
straziata    strappata dalla fossa
dalle ossa staccata a forza
*
   ero Maddalena    lo sento
lo so    niente consenso
per me    in preda al vento
   in preda    all’afasia
è solo un’alterazione
della mente    della voce
   (del cuore)    una lesione
“- mandatela via    via
non può stare più    qua
   non può stare tra noi
troverà un altro luogo
una pietà che l’accolga -”
*
   è un nome che cerco
nel pallore delle guance
che mai è stato amato
   subito svanito
divorato dai sensi
dalle maternità dolenti
   da quei denti di lupo
e di bimbo    ma fingo ancora
di accogliere le voglie
   le sue rabbiose dita
che scavano e ammorbano
come un parassita   un feticcio di vita
*
   Maddalena    è la cura
il nome che ho addosso
che brucia memoria
   lei mi accompagna    bellezza
animale    lei mi trattiene
si siede sulle mie ossa
   il suo peso mi uccide
corrode il fiato di bestia
la festa del mio rimanere
   io sono lei    lo sento    lo so
e quando scappo nel mondo
io    io lo torno a gridare.

 


In copertina: Cinzia Demi (foto © Maurizio Caruso)


Cinzia Demi è nata a Piombino (LI), lavora e vive a Bologna. Dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e il bimestrale Parole per il Laboratorio di Parole. Per l’Università di Bologna collabora con il Centro di Poesia Contemporanea, la Festa Internazionale della Storia, il Dipartimento di Scienze dell’Educazione. Collabora con associazioni e istituzioni, riviste, blog letterari e siti a carattere internazionale. Cura per il sito Altritaliani la Rubrica “Missione poesia”. Ha pubblicato: Incontriamoci all’Inferno (Pendragon 2007), Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore 2009), Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia (Fara 2010), Al di là dello specchio fatato (Albatros 2010), Incontri e Incantamenti (Raffaelli 2012), Ersilia Bronzini Majno (Pendragon 2013), Ero Maddalena (Puntoacapo 2013), l’antologia, curata insieme a P. Garofalo, Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città, omaggio a G. Caproni (Il Foglio 2013), l’antologia di racconti a sua cura Amori dAmare (Minerva 2014), Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo 2015). Realizza con i suoi lavori eventi di drammaturgia con letture sceniche, musica e arti varie.

 

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