FLASHES E DEDICHE – 98 – POETA LO DICI A TUA MADRE (FRANCESCO TRIPALDI)

Finalmente qualcosa di diverso. Questo è stato il primo pensiero quando ho ascoltato Francesco Tripaldi leggere una sua poesia, tra mille contrattempi dovuti a cellulari che squillavano,  durante la serata del Premio Gozzano. Poesia ho scritto perché di poesia si parla, non di mediocrità o di banalità. Non conoscevo Tripaldi, se non per aver letto qualcosa di suo un paio di anni fa e sono pronto a scommettere su di lui. Maneggia la materia poetica con naturalezza, innestando il nuovo e il consolidato, con giochi geometrici e di rime interne e palesi. Un fondo di ironia che emerge soprattutto quando ragiona sul ruolo del poeta , misero portatore di sillabe ed ego. Affronta poi, negli inediti che mi ha dato in lettura, un topos della lirica : l’amore. È un coltello leggero che taglia la carne del lettore con strutture ad incastro, dettato fortissimo e plurisignificati ad libitum metapoeticamente. Per me una scoperta fantastica, una voce matura, dal quotidiano al metafisico passando anche da una ibridazione linguistica con il mondo informatico. Tanto tanto bravo. Non mi stupirei di vedere presto un suo libro in fogli ed ossa, perché vi assicuro non sarebbe un “nome” che pubblica, sarebbe un  “regalatore” di storie che galleggiano sopra una terra arida. Tripaldi è davvero un poeta per legittima difesa.

 

 

 

 

 

 

Poeta lo dici a tua madre

 

Ma cosa ne sai tu,

del potere evocativo del dolore,

di bocche sempre sporche di parole,

di totem o di tabù.

Il poeta è un gambero,

ha il cuore nel cranio.

Cosa ne sai,

di consunzione e consustanziazione,

dei lutti di amici immaginari

delle ardenti condoglianze dei dioscuri,

di chi cerca di fare un occhio nero alle nuvole,

del disperato digiuno dei pidocchi

tra le ali degli angeli.

Cosa ne sai tu,

di come rubare alla luna il pallore,

ai bambini il pallone

per non sentirli gridare più.

Cosa ne sai,

della differenza tra favola e fiaba,

di tramonti vermiglio come ginocchia sbucciate,

dell’arte vera e di quella che si fa concupire,

di chi esercita

il mestiere più antico del mondo,

quello con la “p”,

il poeta.

 

 

 

 

Il machine learning e la notte stellata

 

È troppo buio per vedere là fuori,

per non pisciarsi sui piedi.

È troppo buio per vedere

cosa si agita in te

le tue query a Google,

i tuoi voti a Dio.

Madre natura è senza fiato,

le hai rubato il diario dei semi,

le stagioni smetteranno di ruotare

la terra inaridirà come il nostro vocabolario

la profilazione sostituirà il libero arbitrio.

Saremo poeti per legittima difesa,

e bari per necessità

in questa notte stellata,

in questa galassia di big data

 

 

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Il nostro amore è un tappo rosso nello stomaco di un gabbiano

 

Il nostro amore

è un tappo rosso nello stomaco di un gabbiano:

tutto ciò che resta

dopo una vita in volo,

la notte che si dissolve

come un fondo di caffè nel lavandino,

l’ombra

che non fa più il gioco dell’assassino,

la televisione senza pubblicità.

Non dirmi, quindi,

che amarsi è da piccolo – borghesi

come la puntualità;

che la bellezza è anarchica per definizione

o che chi ama affonda

in un miraggio di circolarità,

nei pagamenti a rate, nei cibi bio,

nelle illusioni di Karl Marx…

perché il nostro amore

è un tappo rosso nello stomaco di un gabbiano,

ha visto prima il consumismo del mare

poi l’aristocrazia del cielo,

è un tappo di plastica

non può affondare,

ha il pregio dell’incorruttibilità

e noi lo proteggeremo

dalle fonti di calore,

dai predatori delle assicurazioni,

dalle mutande altrui,

dalla noia

e dalla banalità delle spiegazioni.

 

 

 

Chi vuol essere Guido Catalano

 

Ad opinione del mio medico,

si è possibile morire di ciliegie.

Più precisamente, secondo lui,

è possibile morire anche di tamarindo,

mandorle, melograno, castagne,

frutti di bosco, uva spina, more…

Insomma di qualsiasi cosa.

Gli ho chiesto allora

se fosse possibile

morire di poesia.

Ad opinione del mio medico,

si è possibile morire di poesia.

Più precisamente, secondo lui,

è possibile morire di Rondoni,

Arminio, Zanzotto, Pecora, Catalano…

Non è tuttavia possibile morire di

Calandrone, Mari, Cavalli,

Mussoni, Cristalli, Flaiano…

Quindi, dottore,

mi conviene fare attenzione?

Cosa mi consiglia.

Lei, Tripaldi, stia tranquillo

e pensi piuttosto

a non uccidere nessuno.

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