I benpensanti. Contro i tutori dell’ordine filosofico

Ad agosto Carteggi Letterari si prende una pausa e sospende la programmazione ordinaria. Riproporremo post apparsi nel secondo anno di attività. Una riflessione di Davide Racca su “I benpensanti” di Alessandro Dal Lago (pubblicato il 2 aprile 2015).


di Davide Racca

“In un qualche angolo remoto dell’universo che fiammeggia e si estende in infiniti sistemi solari, c’era una volta un corpo celeste sul quale alcuni animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e menzognero della «storia universale»: e tuttavia non si trattò che di un minuto.”

i benpensantiForse queste parole di Nietzsche verrebbero accolte con simpatia da Alessandro Dal Lago, autore de “I benpensanti. Contro i tutori dell’ordine filosofico” (edizioni “il melangolo”, Genova 2014, € 19,00). Perché in fondo questo libro, un dialogo tra l’autore e un giovane ricercatore del pensiero analitico, vuole essere proprio una riflessione ad ampio spettro sul tema della “verità” fuori del senso morale.

Gli strumenti filosofici che Dal Lago mette in campo nella discussione sono di natura plurale, e perciò contrari a qualsiasi forma di sistema “forte” di pensiero che, in ragione della propria teoria, si pretenda capace di conoscere fino alle ultime istanze il mondo e pensa così di modificarlo, se non addirittura di produrlo. Nel libro si affrontano i vettori teorici che negli anni hanno accompagnato il sociologo, pensatore politico e filosofo in tutti i suoi studi che hanno abbracciato i temi più diversi, dalla condizione dei migranti ai conflitti bellici contemporanei, dalla critica della società pedagogica all’analisi di episodi tra potere, arte e letteratura.

Dal Lago delinea una vera e propria etica della conoscenza, definendo però l’etica alla maniera della Arendt, come “gusto”, cioè atteggiamento soggettivo “in-fondato” e intuitivo, e che rispetto al suo oggetto, in un certo orizzonte di senso, “prende posizione, decide, si espone”. Col suo giovane interlocutore, l’autore argomenta la costruzione sociale della realtà, del mondo, della verità per tramite del linguaggio, il cui ruolo sociale era già noto a partire dalle discussioni di epoca medioevale tra nominalisti e “realisti”. Discorre dei “miti” su cui si fondano le conoscenze “oggettive”, della verità storica, dei mondi possibili, della volontà di potenza dei pensatori, del complesso e problematico rapporto tra teologia e filosofia, delle basi infondate del pensiero morale e di altro ancora.

Attraverso i pensatori che di volta in volta prende come riferimento (Marx, Weber, Simmel, Heidegger, Schmitt, Foucault, Arendt, Veyne, Feyerabend, Florenskij, Wittgenstein, per citarne alcuni), Dal Lago si confronta con i nodi più importanti della tradizione filosofica occidentale da Platone ai giorni nostri, prendendo le mosse da una critica al neo-realismo del filosofo Maurizio Ferraris e alla definizione limitativa e strumentale che questi dà del pensiero “postmoderno”. Al pregiudizio idealistico dei “benpensanti”, cioè di “quelli che sono convinti di avere la verità in tasca e ci somministrano il loro catechismo filosofico con sufficienza”, l’autore oppone una riflessione problematica e aperta, vicina alla complessa vicenda dei fatti umani; un pensiero etimologicamente an-archico, privo cioè di un irrealistico principio unico, unificatore, totalizzante.

 

Un pensiero su “I benpensanti. Contro i tutori dell’ordine filosofico

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