Il Novecento: Federico Hindermann – 7 testi

Federico Hindermann – 7 testi
(tratti da Fügsam dagegen / Docile contro. Gedichte,
Italienisch und deutsch,
Ausgewählt und übersetzt von A. Pilotto,
Mit einem Vorwort von F. Pusterla,
Zürich, Limmat Verlag, 2009)

hindermann

QUANTO SILENZIO

Quanto silenzio bisogna
aver ascoltato, quanto cielo negli occhi
avuto per risentire di là dalla stanza
la luce che allora faceva cantare sopra la boccia
i fiori di pisello appena colti
levati in volo sui verdi
raggi rifratti dei gambi,
e palpitare il vento d’ali di farfalle
rosa, turchesi, una stravolta, bianca
sorpresa in sogno.
Quanti giorni d’inverno indifferenti
durare dietro la porta socchiusa sperando
che trasalga quella voce ancora
e che non invano
vi saremo vissuti vicino.

*

FÖHN

Diroccano le nubi, lente
sprofondano riverse a meridione,
ombre smanianti nell’ombra,
nella memoria memorie
di livide figure accavallate,
soffi di voci, richiami
sempre più fievoli nella ressa;
l’ultima mano protesa che annaspa
adunca dalla valanga in fermento
squarcia travolta l’azzurro.

*

CON I COLPETTI

Con i colpetti che davo
cauto, le mani tese, al formicaio nel bosco
come aiutando a tossire il terriccio,
sentivo la fatica di sperare:
lacrime m’eccitava l’acido smosso
e non pensavo al tumulto
di tante vite distolte dal lavorìo,
credevo forse, come i nostri antichi,
di prevenire l’artrite,
l’intorpidirsi di gesti, d’affetti,
dei desideri la fine
che giunge anche prima del tempo,
quando si resta solo più a guardare
tra liquide chiazze di sole
altri che all’impazzata
corrono ancora
e tu nemmeno rimpiangi, non sai
se quanto brulica vale.

*

DOCILE CONTRO

Docile contro
la sua rovina s’impunta sullo strapiombo
un pino alpestre genuflesso, docile
contro la fiamma preme
per consumarsi un tizzone,
una falena impazzisce,
il pugno ghiacciato si scioglie
in mano docile contro la febbre,
la testa al muro reclina, come ringrazi
di pensare, di non pensare,
e la riconoscenza che ovunque
c’infiora le labbra, le case, le tombe,
di chi riconosce oltre se stessa il viso
cui volge docile contro
miope bacio?

*

CHINE DUE OMBRE

Dal basso geme senza sapere chi ascolta
il neonato esposto, viene
da qualche soglia, sottoscala, cesta
sospinta nella corrente del fiume, l’avviso
di vita appena spiccata da un ramo
cresciuto fin qui oltre il muro
da invisibili boschi
in cui si rincorrono spersi
altri viventi e talvolta
un trovatello li chiama, li fa
riconoscersi alla sua voce,
padre e madre d’incanto,
chine due ombre
come dubitando ancora
sopra il suo corpo vero.

*

DOVE PASSAVO

Dove passavo, la stanza,
o mi fermavo in ascolto
di passi nella memoria, confusi
già con i colpi che lievi
pareva sentissi alla porta sperando:
per un poco ancora,
per giorni o mesi non cambia,
senza di me rimane
uguale con l’ombra, lo sbuffo
della tenda sul davanzale,
il tulle lambisce, ricade svasato
sopra il gatto che lungo
il vetro sonnecchia e cui scuote
un crampo le ganasce e freme
azzannando nel vuoto
voli lontani.

*

NON VALE

Non vale, adesso che l’ombra si allunga,
non ancora il commiato vale;
aspetta fino a domani dopo avere dormito
che in un attimo altra parvenza ti sfiori
la spalla col sole rinata;
così commovente spiove, si perde
nel braccio, nel gesto di dire:
domani, non vale; pioggia di cenere,
l’inevitabile colpa d’essere stati,
di ricordare, e dalla palma protesa scompare
strano il rondone raccolto
sulla soglia, lo rivedremo lassù,
non lo riconosceremo, sperandolo
per sempre un poco nostro.


Federico Hindermann nasce presso Biella il 27 luglio 1921, da padre basilese e da madre torinese. All’età di dieci anni si trasferisce con la famiglia nella città paterna, dove poi si iscriverà all’Università, pur non potendo frequentare regolarmente a causa della prematura scomparsa dei genitori. Hindermann s’indirizza così verso l’attività giornalistica, scrivendo per la «National-Zeitung» (Basilea) e in seguito per il mensile «Atlantis» (Zurigo), in cui appariranno sue traduzioni da testi letterari italiani e francesi. In questo ambito si era già distinto volgendo in tedesco l’Aurélia di Nerval (1943), in seguito l’Étranger di Camus (1951) e, fra gli italiani, opere di Vittorini e di Pirandello. Negli anni Cinquanta, dopo essere stato lettore di tedesco a Oxford, riprende gli studi addottorandosi a Zurigo in letteratura comparata. Si apre così la stagione dell’insegnamento: dapprima al liceo di Aarau, poi – dal ’66 al ’69 – all’Università di Erlangen, come professore di filologia romanza. Nel quindicennio successivo – 1971-1986 – Hindermann assumerà la direzione della Manesse Verlag e della prestigiosa collana di classici “Manesse Bibliotheck der Weltliteratur”, per la quale curerà personalmente diversi volumi e traduzioni (Cecchi, novellieri italiani ecc.). Parallelamente, a partire dagli anni Settanta, inizierà a pubblicare poesie in italiano presso l’editore milanese di origine svizzera Vanni Scheiwiller (nel 1940 aveva esordito con otto poesie in tedesco). Le sei raccolte (Quanto silenzio ’78, Docile contro ’80, Trottola ’83, Baratti ’84, Ai ferri corti ’85 e Quest’episodio ’86) sono riunite nell’importante volume di Poesie 1978-2001 (Verona, Valdonega, 2002), che gli vale – nel 2003 – il Premio Schiller alla carriera. Negli ultimi anni ha pubblicato in Ticino presso le edizioni Sottoscala, Armando Dadò, ANAedizioni ed Edizioni Opera Nuova. Una scelta di suoi versi, tradotta in tedesco da Antonella Pilotto (Fügsam dagegen/Docile contro, Zurigo, Limmat Verlag, 2009), ha ottenuto l’«Anerkennungsgabe der Literaturkommission» della città di Zurigo. Federico Hindermann muore ad Aarau il 31 gennaio 2012.

(Fonte: UNIL – Université de Lausanne)


In copertina: Federico Hindermann, Schriftsteller, Aarau 2003 (Foto: ©AyseYavas).

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