FLASHES E DEDICHE – 73 – UNA PICCOLISSIMA GRANDE DEL MORO

In uscita in questi giorni un pequeño gioiello letterario : “Una piccolissima morte” di Francesca Del Moro per le Edizionifolli di Silvia Secco (libri prodotti artigianalmente e di ottima fattura). La ventina di poesie che compongono il lavoro sono in realtà un unicum, raccontano una storia, hanno corpo e spessore. Proprio il corpo è uno degli elementi base dei testi. Un corpo offerto, accettato e al contempo ferito. Una voce in filigrana “confessional” sfiora il racconto poetico con un piccolo omaggio sextiano (ma solo quello visto li dettato personalissimo e precipuo della Del Moro) :

 

 

Il mio amante se n’è andato

è tornato da sua moglie

tutto il tempo ho pensato

al mio amore, anche lui ha una moglie,

dei bambini e una vita giusta,

io ho corso troppo lentamente

nel gioco delle sedie, sono tutte prese,

mi metto in grembo all’uno all’altro

ma per me non c’è posto

scivolo mi rialzo mi risiedo

cado.

 

 

Tutti i testi sono autonomamente validi ma  formano, concettualmente, attraverso richiami, rimandi, parole chiave, quella “storia”, che deve essere necessariamente presente quando si fa bella poesia e non semplice agglomerato di versi.
L’autrice de “Gli obbedienti” (Cicorivolta 2016),  regala una ennesima prova di ottima scrittura che ti scivola dentro fino alle viscere, in maniera diretta, senza sconti e restituisce alle parole i medesimi graffi ricevuti nella realtà. Alla fine del libro si comprende che ogni verso è reale, ogni verso, ogni singola goccia di sofferenza.

 

Apparso sulla soglia

dopo le tante attese

sembravi una supernova

mentre armeggiavi con la porta

e lascia stare ti ho detto

che è rotta e vedo la valigia

dico che bello vieni a vivere da me

e scoppi a ridere e ti abbraccio

ti stringo forte e tu mi stringi

e non ti lascio e non ti lascio più

ora che posso tenerti e poi stacco

il viso dal tuo collo e mi baci

– quel bacio mille volte sognato –

hai la lingua morbida e dolce

ed è la felicità è l’happy ending

ma subito fai scivolare

la mano sulla mia schiena

liberi il gancio mi abbassi

la testa mi riempi la bocca

dai istruzioni per il tuo piacere

io abbandono il mio corpo

alle tue mani che sagge

lo muovono senza sforzo

alle tue mani esperte e grandi

e calde io mi strofino

sul tuo petto respiro la forza

la protezione il pericolo

e mi guardo allo specchio

e sono grandissima e bella

e tu dici sei una meraviglia

e poi mi volto e mi avvolgo

nell’amore senza scampo

mi avvolgo nel filo spinato

nel filo elettrificato tu mi metti

a rovescio e mi affondi

la lingua nel sesso e io resto

così come tu vuoi e prego

di poter fermare il tempo

di fermarti qui in eterno

e poi ingoio il tuo seme

ci fertilizzo il cuore

e lo spezzo.

 

 

 

 

 

La copertina del libro è della brava artista e poetessa  Nina Nasilli,” Prima del Nido”, pastello ad acqua su carta, 32 x 48, 2010

La foto della Del Moro è opera di Valentina Gaglione

Un pensiero su “FLASHES E DEDICHE – 73 – UNA PICCOLISSIMA GRANDE DEL MORO

  1. L’Autrice continua, a dipanare, dal Suo personale Arcolaio, come Andromaca capace di epifanie,lo stesso fil rouge,de la Recherche..avendo come boe direzionali,un pervasivo (virale,direi) sentimento di mancata pienezza nell’essere Amati,e la conseguente ricerca identitaria segnata dall’onnipresente(spesso onnivoro/a) coscienza della finitudine solitaria. In questo,di Minosse labirinto encefalico, La piccola Arianna (Francesca)si personifica nella amante mancata di Paolo, che di pietose lagrime bagna il “libro galeotto” e si disperde il “bel Lancillotto”, e la regale Ginevra. Ne rimane, letteralmente, come residuo mnestico, una stanca,sisifica,spesso mortifera, incipriata di ultrarelativismo,figlio di una pervasiva,vecchia, “Krisis”, nichilista, un pò vuota, a mio avviso ,totalmente superata, come approccio all’indagazione linguistica,e non solo ,che rapperesenta,il cammino euristico del poetare..itinerante…

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