InVersi Fotografici II – La paura, il buio e la lavagna – Margherita Rimi Vs Sally Mann

L’InVerso Fotografico di oggi mette a confronto due donne e la loro indagine nel mondo dei bambini. E’ un viaggio nella terra che germina alla ricerca delle radici. Sono ritratti del miracolo della vita che si compie, la fragilità del viaggio appena iniziato. Molle materia esposta alle sferzate violente degli adulti. Siamo la somma degli eventi che ci hanno plasmato, il ductus di pennellate maldestre, carezze di chi ci ha voluto bene e squarci che hanno lasciato profonde cicatrici. La poesia sta nei ricami che poniamo a nasconderne i segni.

Neanche la paura di sbagliare / neanche perfetta come la volevi

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Margherita Rimi lavora a stretto contatto con il dolore di bambini, un dolore muto che non trova le parole. La poesia è la catarsi di quelle parole non dette, dei silenzi assenti. Un balsamo sulle urla insensate e incoscienti. La ricerca del senso si compie nella denuncia rarefatta del verso che restituisce il percorso verso la liberazione dal dolore.

Sally Mann ritrae i suoi tre figli in pose da adulti facendo del contrasto la rappresentazione allegorica di una società che li vuole adulti e stereotipati. L’infanzia negata da modelli precostituiti che perde il sorriso e la spensieratezza dell’innocenza.

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Cosa è giusto e cosa è sbagliato nel mondo dei bambini si chiede la Rimi? Chi sono i buoni e chi i cattivi se crollano le figure di riferimento che dovevano proteggerti?

Occhi aperti e buio dietro la lavagna

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da Margherita Rimi – Nomi di cosa. Nomi di persona, Marsilio Editore 2015

Si e no

(buoni e cattivi)

ai maestri

al gessetto bianco

alle lavagne

Qui c’è la neve

Qui no.

 

Qui c’è il buio

Qui no.

 

/Qui

i buoni/

 

/Qui

i cattivi/

 

Sulla lavagna il maestro che ci crede.

*

Note cliniche:
Lievi disprassie
Anni 10
Frequenza: 3° elementare
Non sa scrivere
Categoria deficit: Disturbi Specifici dell’Apprendimento
Cosiddetti: DSA

Capace di svariati ed estesi movimenti volontari che
ne modificano assai la forma, la lingua serve alla
prensione dei cibi, alla masticazione, alla deglutizione,
alla formazione dei suoni; è inoltre sede di organi di senso tattili e gustativi.
A. Pensa, G. Favaro, L. Cattaneo, Trattato di anatomia umana

Cominciare a parlare
dalla A alla Z

Qui c’è pronto un punto
qui una virgola

Una vocale che congiunge
un avverbio che divide
Attenzione agli incroci di lettere maiuscole

Qui non ci sono posti
per buoni e cattivi

e se strappi il foglio
in più strappi la lingua.

*

Diario

ad Alice Miller

Non inventava niente
parla per indovinelli la bambina

Nel disegno del corpo
il corpo ricompare –

Da piccoli:
i grandi sembrano più grandi
Da piccoli:
i grandi sembrano più forti

Ma quelle non erano carezze.

La stanza dove dorme il «pupazzero»
ogni cento pagine
una parola è buona

Poi sceglie i giocattoli
la gomma che
non cancella più il suo «segreto»:

ogni cento parole vere
neanche una bugia

Come finisce la storia?
«Così:
come ti ho detto prima»

– Nel disegno del corpo
il corpo ricompare –

*

Il gioco

Se c’è una cosa che ho visto
lo so dire

Se c’è una cosa che non ho visto
non lo so dire

il est un saut à l’élastique

dans l’alphabet la voyelle manque
dans l’alphabet la voix manque

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Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) nel 1957. Poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni una intensa attività di prima linea per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap. Fa parte della redazione della rivista «Quaderni di Arenaria». Collabora alle attività della Fondazione Antonio Presti-Fiumara d’Arte-La Piramide e a varie riviste italiane di poesia fra le quali L’Immaginazione» e «Poesia». È consulente culturale del Premio Telamone di Agrigento. Tra le sue raccolte di versi, sono da segnalare Per non inventarmi, prefazione di Marilena Renda, Castelvetrano-Palermo, Kepos, 2002 (Premio Speciale Cesare Pavese sezione AMSI, 2003); La cura degli assenti, prefazione di Maurizio Cucchi, Faloppio, LietoColle, 2007; Era farsi. Autoantologia 1974-2011, prefazione di Daniela Marcheschi, Venezia, Marsilio, 2012 (Premio Laurentum, 2012 e Premio Brancati Zafferana – Segnalazione Speciale Stefano Giovanardi, 2013) – La civiltà dei bambini. Undici poesie inedite a cura di Alessandro Viti, Voghera (PV), Libreria Ticinum Editore – CISESG, 2015. Nel 2014 le è stato conferito il Premio Città di Sassari alla Carriera.

Il suo ultimo libro è Nomi di cosa-Nomi di persona, Marsilio Editore 2015

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Sally Mann  fa la sua prima mostra personale alla fine del 1977 presso la Corcoran Gallery of Art a Washington. Quelle immagini sono successivamente incluse nel suo primo libro, Second Sight, pubblicato nel 1984. La sua seconda collezione, At Twelve: Portraits of Young Women fu pubblicata nel 1988, ma Mann è probabilmente meglio conosciuta per la sua terza collezione Immediate Family, pubblicata nel 1992. Il suo quarto libro, Still Time, pubblicato nel 1994, è bastato sul catalogo delle mostre itineranti che ricoprono più di 20 anni della sua fotografia. Le 60 immagini includono perlopiù fotografie dei suoi figli, ma anche i primi paesaggi. Il quinto libro, What Remains, pubblicato nel 2003, è basato sulla mostra dallo stesso nome alla Corcoran Gallery of Art a Washington. Il suo sesto libro, Deep South, pubblicato nel 2005, con 65 immagini in bianco e nero, include paesaggi fotografati tra il 1992 e il 2004 usando sia la pellicola classica 8×10 sia la tecnica del collodio umido. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, della Corcoran Gallery of Art, del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, del Museum of Fine Arts di Boston, del San Francisco Museum of Modern Art e del Whitney Museum di New York, oltre a molti altri. Il Time magazine nomina Mann “America’s Best Photographer” nel 2001. Sally Mann è stata il soggetto di due film documentari, entrambi diretti da Steve Cantor. Il primo Blood Ties, debutta al Sundance Film Festival del 1994 ed è stato nominato per un Academy Award come miglior documentario. Il secondo, What Remains, è stato premiato al Sundance Film Festival nel 2006 ed è stato nominato per un Emmy come miglior Documentario nel 2008. La Mann ha ricevuto il titolo onorario di Doctor of Fine Arts dal Corcoran Museum nel maggio 2006.

 

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