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DEPECHE MODE: Global Spirit Tour – un ponte onirico tra passato e presente

di Libera Capozucca

David Gahan sta bene, anzi benone direi. Da tempo non mostra il viso smunto da new romantic degli anni più bui, e appare solido, maturo, pieno di energia e buone intenzioni. Correva il 1981 quando i Depeche Mode nascevano in studio divenendo rapidamente idoli dell’electropop internazionale; ci sono voluti anni di performance live prima che si trasformassero in animali da palcoscenico – l’Exciter tour del 2001 ne ha rappresentato il traguardo – e oggi li ascoltiamo più intenzionati che mai a fare della loro musica uno spettacolo da arena rock. Nelle tre date italiane del Global spirit tour “il passato ha risposto presente” e la band è tornata in pista per promuovere il nuovo disco e farci danzare sui ricordi. Siamo stati a Bologna, vi raccontiamo come è andata.

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Ore 21,30 in punto. Ha inizio lo show: si parte con una sequenza di brani più recenti o tratti dall’ultimo lavoro (A pain that I’m used to; Corrupt; Cover me; Going backwards; So much love; Poison heart). Mentre ci si interroga se gli ideali rivoluzionari siano definitivamente falliti e su che fine abbia fatto la nostra capacità di reagire rispetto al passato (Where’s the revolution), Mr. Gahan diventa performer assoluto, vero padrone della scena nella prima parte del concerto. Il pop si fonde con i suoni del synth e, dopo averlo spedito a tutta velocità sulla luna col suo ritmo nervoso e orbitale, lo catapulta sulla Terra tra le braccia di un pubblico in delirio. Sempre incandescente la stella In my room che crea un suono intimo e dirompente tra le pareti di una stanza sotto gli occhi di tutti. Durante la seconda parte è la musica degli esordi quella che cattura l’arena bolognese; l’aspetto visuale, il gesto, il movimento scenico di Dave lasciano il passo alle architetture elettroniche dei primi album che rivelano ancora oggi la loro fortuna (Everything counts; Enjoy the silence; Stripped; Never let me down again). Ore 11: i Depeche salutano i fans e tornano per i bis. E’ il momento più intenso di tutto lo show: Strangelove, Walking in my shoes, Personal Jesus, passando per il tributo a Bowie (Heroes), valgono l’intero concerto che, dopo due ore esatte, termina con gli applausi di un pubblico appagatissimo.

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Ore 11,30. Senza deludere le aspettative, il Global Spirit Tour si presenta estremamente gustoso, compiuto e circolare nell’intenzione della band di gettare un ponte onirico tra presente e passato. Un passato che forse ci emoziona di più del presente. Tuttavia a cui guardare con interesse, soprattutto se gruppi emergenti che valgono (Gli Algiers) si esibiscono un attimo prima dello show.

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