Biografie cinematografiche: Glenn Gould

di Giovanni Graziano Manca

Un mostro sacro. Glenn Gould (Toronto, Canada, 1932 – Toronto 1982) fu forse il più grande pianista della storia della musica di cui si conoscano registrazioni sonore. Virtuoso del pianoforte il cui esordio in pubblico avvenne a soli tredici anni, si distinse per le sue personalissime interpretazioni del repertorio di Bach, Mozart e Beethoven, eccentriche per alcuni, innovative e rivivificanti per i più. Il nome di Gould è particolarmente legato a diverse ‘letture’ e incisioni delle Variazioni Goldberg di Bach, a quella del Clavicembalo ben temperato sempre del musicista tedesco e alle registrazioni dell’integrale per piano di Schönberg e di musica poco nota di Hindemith e R. Strauss.
Ossessivo e perfezionista fino all’eccesso, Gould, che in studio di registrazione era tanto appassionato quanto instancabile, sconcertava amici, conoscenti e colleghi musicisti per via dei suoi originali comportamenti; il pianista canadese, che fu sempre poco incline a seguire percorsi musicali e interpretativi già battuti da altri virtuosi dello strumento, ce lo immaginiamo mentre canticchia i brani di pianoforte proprio nel Glenn Gould indossa i guanti di lanamomento in cui li esegue alla tastiera e con i guanti di lana a lasciar libere le dita seduto su quella sedia pieghevole costruita da suo padre, che lo poneva a un’altezza molto bassa rispetto ai tasti dello Steinway, posizione che gli consentiva di esercitare la sua straordinaria tecnica con la quale riusciva a ottenere note ben distinte nonostante la loro rapidissima successione e la natura virtuosistica dei vari passaggi musicali. Amante oltre che della musica, anche della sua terra, della natura e della radio, media per il quale preparò numerose trasmissioni, Gould era un musicista ma anche un ‘personaggio’ a tutto tondo, il soggetto ideale per un romanzo e del quale ricostruire cinematograficamente la biografia.
Di Glenn Gould esistono diverse biografie da ‘vedere’: la prima, dal titolo Thirty two short films about Glenn Gould (Canada 1993, prima al Toronto film festival) è di François Giraud, regista canadese del Québec autore di opere sperimentali, video pubblicitari, film musicali. Il titolo e la struttura del film rievocano le bachiane Goldberg Variazionen (che appunto si compongono di trentadue piccoli movimenti musicali), opera cui Gould deve una parte cospicua della sua fortuna di strumentista e di interprete. Il film, che risente dei trascorsi stilistici del regista Giraud, dedica ciascuno dei trentadue episodi ad aspetti e a periodi diversi della vita del pianista canadese (l’infanzia, le registrazioni discografiche, l’ultimo concerto a Los Angeles nel 1964 e persino l’elenco dei farmaci che Gould assumeva per lenire i malesseri che gli derivavano dal suo precario stato di salute). Il lungometraggio alterna momenti di pura fiction (la gran parte delle scene che riguardano la vita dell’artista è interpretata dall’attore Colm Feore) a momenti di cinematografia documentaria (le interviste a quanti, musicisti e amici, ebbero con Gould relazioni strette) e, ancora, a frammenti di cinema d’animazione (i disegni animati dell’artista canadese Norman Mc Laren). La colonna sonora comprende brani di Bach, Beethoven, R. Strauss e Sibelius eseguiti da Gould. 32 piccoli film su Glenn Gould (questo il titolo italiano dell’opera) è opera originalissima e, dal punto di vista contenutistico, una ‘biografia’ veramente riuscita; chiunque voglia farsi un’idea sull’estro artistico e sulla vita di Glenn Gould deve necessariamente vedere anche il film di Giraud.

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Un’altra delle ‘biografie’ gouldiane ha per titolo Hereafter (titolo originale: Au delà des temps, Francia 2005) ed è opera del musicista (violinista), scrittore e regista francese Bruno Monsaingeon, che di Gould fu amico. Monsaingeon opera da molti anni nel campo del cinema documentario musicale ed è autore di ‘monografie cinematografiche’ che riguardano diverse celebrità del mondo della musica classica come il pianista Sviatoslav Richter e i violinisti Yehudi Menuhin e David Oistrakh. Au delà des temps mette insieme spezzoni di materiale documentario d’epoca che mostrano Glenn Gould nella parte di se stesso nelle più varie circostanze (in concerto, in sala di registrazione e così via). I filmati proposti dal regista-musicista francese contengono inoltre interessanti testimonianze fornite da persone che hanno conosciuto il grande interprete o che di esso hanno svisceratamente amato l’inarrivabile capacità esecutiva, l’originalità della rilettura dell’opera di grandi compositori di musica e lo spirito innovativo profuso nell’ambito dell’arte di Apollo.

Un ritratto fedele di quello straordinario personaggio che fu Glenn Gould viene reso anche dai registi Michèle Hozer e Peter Raymont in un ulteriore film documentario (l’ultimo, secondo l’ordine dei tempi di uscita): Genius Within: The Inner Life Of Glen Gould (2009), basato su una eccezionale cospicua raccolta di materiali cinematografici e fotografici del tutto inediti.

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Giovanni Graziano Manca (Nuoro 1962), vive e opera a Cagliari. Laureato in filosofia, pubblicista, scrive per riviste cartacee e web. Ha pubblicato le raccolte poetiche Il sale e la luce  (Cagliari 2012) e In direzione di mete possibili  (Faloppio – Como 2014) e la raccolta di racconti brevi Microcosmos (Cagliari 2013).

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