Emiliano Michelini. Alcune poesie da “Costanza delle rose”

a cura di Diego  Conticello 

MILANO

(I)

Una distanza diventava
la faccia di mia madre, evasione
in puntini e colori, rimanendo
dentro le vetrine,
scalciando nel porcilaio. Indossando
la cicatrice cardiaca
fredda come l’azzurro
dei pini contro il cielo
che mutando
s’imbatte in schiene
bruciate.

(II)

Milano, il tuo cielo sottoterra
crollato in Plastic, in Miuccia Prada
con dita sbriciolate, occhi
scannati
nella fenditura dei gettoni, come neonati
gettati nella luce.

(III)

Milano a chi confesso il nome
reciso alla radice, ceduto
nell’inesauribile kilometro
nell’occidente delle sere
scritto sul muro
della deglutizione.

(IV)

Catarsi di una pagina, pupilla
sottratta alle galassie

e sussurrata nei vetri, nelle
panetterie di una inargentata
sera, madre sui tetti
di Milano
sei tu.

(VI)

Diluvio
dei piedi nella congestione
di generazione in generazione.
Pietre e galassie.
*

LASER

(II)

L’ abisso
calmo, fermo
ci ha chiamati a sé, radunati
uno per uno, ci ha insegnato
il respiro femminile e duro
dell’ autoambulanza
come una tempesta
di grembi in processione.
Enucleazione del vomito
senza lacrime per le rose.

(III)

Fermando la decomposizione,
nella sala d’aspetto
quando voci
di dame, prostatiti e sogni
diluiti nell’acquazzone
chiedono quale ultimo grido di rètina
chiuderà le galassie d’agosto,
chiuderà l’equilibrio, la porta
straniera, La notte
dei nomi spariti.

(IV)

La notte è un giorno frontale
eroina
primordiale, quando
un minuscolo brillare
d’ alba
chiede la lama, il codice fiscale, la carta
d’identità. E’ un assedio
dal fondo dell’inchiostro
che taglia da parte
a parte.
*

E’ ANCORA MATTINA

(I)

Ero una stella
che dormiva nei vestiti da sposa,
nelle cervici,
nei fibromi, nelle
fioriere
scrivendo
sul foglio delle presenze, numeri
Multe, ragazzi, volumi di latino
tra la banca e il nulla, alberi
che fanno troppo rumore, “ma è poesia
si è poesia!”
dicevo a Roberta nel 2005,
anche questo stupore
dei sottopassaggi negli occhi.
*

QUEL MURO CHE CADE CALMO

Quel muro che cade calmo
oltre ogni respiro, nella vernice
fresca, parlando di parenti, della
fuga nella piazza allagata
era un sogno di lucertole
aperte come occhi
*

MAGENTA LUNA

(I)

La sera si dilata poi s’espande
in moltitudini di schegge e rami
tra costellazioni bruciate, sangue
che sgorga da Orione alle fornaci,
e dai tuoi polsi scende alle marmitte.
Qui dove essere di casa è una quiete:
il cielo basso e le pietre nel fuoco,
crepitìo dell’origine nei tronchi.
Poi dal tuono del tuo nome soltanto
cenere, nera neve che sfracella
nella campagna di luce assoluta.
Anche a stomaco così sempre eroso
nulla che smetta mai d’essere vita,
vita sì! Nella ferita, nella crepa.

(II)

Vita si! Nella ferita, nella crepa
del pensiero, nella spinta delle impronte
sull’albero. Nello sfiorare terra
arsa sul marcito solco della pesca.
Fiume della memoria che si placa
come adolescenziale sete, come
sproporzione dei rottami, raggi
del sole sulla porcellana, mentre
lo scirocco s’innesta nelle tempie.
Tu sei giunta sola e con esplose
dita disegni un grido con le guance
allo strapiombo del cielo, feroce
come la luce, come la tua pazzia,
come lo scontro del sangue nei sessi.
*

I CIELI

(I)

I cieli
scroscianti lapidi
alla bocca, ombrosi
cieli oltraggiati, scaraventate braccia
di femmine e fratelli
tracciando ai bordi delle giostre,
delle astronavi
i vestiti da sposa, le formiche, le
preghiere
una ad una uguali all’aria.

(III)

I cieli di Scacciano, di
Misano Brasile, di
Villaggio Argentina
in cui nasciamo
neonati nello strappo e
adulti raccolti in morte
Rigagnoli e scie
delle comete, ragazze
della fine incominciata,
segregate nella prelude.
*

COSTANZA DELLE ROSE

(II)

Nel campo
ad una ad una
scendono spore, raggi
sigillati a morte nell’alba
e noi compresi nei bordi
cerchiamo il coraggio, noi perduta genìa
nel grando di dicembre, tagliàti
dalla fine scendiamo
in stelle, in grumi
gesticolati della vita.

(III)

E l’alba nel greto distorto, nel
volo delle vespe
leggere sull’acqua, è
un’enormità la notte, un
panico delle mani oltraggiate
verso le tempie.
Verso le tempie
nella piccola madre,
nel suo movimento, tra clown
e cervìci, dove siamo
battezzati.
Battezzati
Ciechi al vento
estratti con il forcipe
invischiati in pattume
e luce.

***

Emiliano Michelini è nato a Pesaro nel 1977. Ha pubblicato: “La Circolazione del sangue” (Sigismundus editrice, 2013), “Scorie Contemporanee” (Antologia collettiva in formato e-book, 2007), “Calpestare l’oblio” (Cattedrale 2010, e-book 2010 antologia collettiva). Sue poesie sono pubblicate su varie riviste cartacee ed on-line: Poesia di Nicola Crocetti, La Gru, Specchio de La Stampa, Chorus una Costellazione (2008) e sul web.

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