Jesus Christ Superstar: ventennale dell’opera-rock con la regia di M.R. Piparo

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Grande partecipazione all’Arena in Fiera di Messina per la prima delle due serate che hanno celebrato il primo ventennale di “Jesus Christ Superstar”, spettacolo di Tim Rice e Andrew Lloyd Weber, a firma Piparo. L’avventura italiana dell’opera-rock con la regia di Massimo Romeo Piparo è partita proprio nel 1994 dal Teatro in Fiera, grazie al lavoro di musicisti e artisti messinesi ringraziati, al momento dei saluti, da Paride Acacia (famoso Jesus Christ italiano in questi vent’anni): tra i citati Dino Scuderi, Pippo Mafali, Olivia Cinquemani.
Per spegnere le venti candeline insieme al pubblico messinese, la presenza di Ted Neeley, “originale” Gesù nel film cult di Norman Jewison del 1973.

L’opera-rock racconta l’ultima settimana di vita del Cristo, dall’ingresso in Gerusalemme alla morte in croce, in una analisi degli avvenimenti dal punto di vista del traditore Giuda Iscariota. Alla regia di Piparo si sono affiancate le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso.
Davanti al maxi-schermo su cui scorrevano alcuni dei testi e citazioni bibliche, una impalcatura sui tre lati ha accolto stabilmente a sinistra una parte della band (12 elementi in tutto) mentre un’altra parte, insieme al direttore Emanuele Friello, era posizionata su una pedana circolare rotante collocata a sinistra del palco. L’azione scenica ha, quindi, trovato spazio, perlopiù, sulla scalinata posta a destra. La pedana, che era divisa in due da una schiera di quattro colonne con schermo incorporato, si è rivelata elemento dinamico nello spazio scenico (che non poteva definirsi ampio) costituendo la principale via di accesso dei protagonisti dalle quinte al palco.
La regia ha sostenuto coerentemente il flusso narrativo dell’opera con momenti di visibile suggestione nel pubblico. La scena della flagellazione ha particolarmente sollecitato la partecipazione emotiva degli spettatori, ricorrendo alla proiezione di immagini che ripercorrevano i grandi “olocausti” che hanno colpito l’umanità nel corso dei secoli   (l’abominio dei campi di concentramento, il tredicesimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers, …) alternati ai volti di grandi uomini e pacifisti, simbolo di lotta non violenta: Ghandi, Che Guevara, ma anche i nostri Falcone, Borsellino, ecc.

La scelta di trasformare Erode in un giullare a molla che viene fuori da un mega cubo giocattolo, circondato dalle maschere tradizionali italiane (Pulcinella, Arlecchino, Colombina, Pantalone ecc.), ha segnato un punto di distacco dal contesto opera, smorzando il carattere del Re giudeo, avvolto in un ingombrante costume che lo accostava più a un lottatore di sumo in vestaglia dorata e slip color turchese. Il resto dei costumi, ad opera di Cecilia Betona, è risultato gradevole e in linea con gli originali della pellicola cinematografica.
Ted Neeley è apparso, tra forti applausi e un bagno di luci, sollevato dal basso per mezzo di una botola. La sua interpretazione, garbata e magnetica come solo i grandi sanno fare, ha restituito al pubblico un Cristo “stagionato”, – coetaneo forse più di un Abramo che risponde all’invito di Dio “Esci dalla tua terra e va dove ti mostrerò” -, ma con tutto il carisma e la presenza scenica che lo hanno reso famoso quarant’anni prima nel film del’73.  La sua matura e grande voce, inoltre, non ha risparmiato emozioni e in diversi momenti ha strappato lunghissimi applausi. Feysal Bonciani ha vestito i panni di Giuda, il traditore. Scelto anche per la somiglianza fisica con Carl Anderson (l’Iscariota cinematografico venuto a mancare nel 2004) e giovanissimo dalla voce interessante, è apparso inizialmente emozionato e trattenuto dal punto di vista comunicativo, per poi risultare molto più coinvolgente nella seconda parte. Gloria Miele ha interpretato una Maddalena dalla delicata vocalità pur rimanendo forse troppo timida dal punto di vista scenico-attoriale.

Ottima la performance di Emiliano Geppetti nel ruolo di Ponzio Pilato. Geppetti ha delineato con precisione la personalità del governatore romano regalando grande espressività di voce e gestualità. Purtroppo debole l’interpretazione di Marco Fumarola come Caifa, sommo sacerdote. Buona presenza scenica e aderenza al personaggio di Hannas da parte di Paride Acacia. Poco convincenti le interpretazioni di Erode e Simone/Pietro.
Sulla scena anche acrobati, mangiafuoco e ballerini-coristi coreografati da Roberto Croce a cui va il merito di aver ben sfruttato lo spazio limitato.
Il sound della band, diretta da Emanuele Friello, mi è giunto talvolta staccato dal contesto scena, talvolta poco e mal supportato dalla gestione audio. Qualche perplessità mi ha colto riguardo le esecuzioni corali troppo perfette in coincidenza dei movimenti coreografici e sporadicamente incerte in momenti di staticità scenica.
Più che positiva la risposta del pubblico che ha salutato l’intero cast con una lunga standing ovation.

Marta Cutugno

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