FLASHES E DEDICHE – 96 – LA TRIGALLONIGIA

Slitta, cade nella luce, un percorso ctonio e poi esplode la creatura breve. Tra i vivi e i morti che sono più vivi degli ectoplasmi respiranti, Galloni  con “Creatura breve” (Ensemble 2018) chiude una trilogia. È un tanatologo, nell’accezione più vasta ed interdisciplinare; da un punto di vista antropologico, da quello psicologico (con una densità di significati che si interiorizzano e toccano traumi) a quello puro di vivisezionatore di  un cadavere per scoprire cause ed ora del decesso. La parola è il suo mestiere. Una progettazione ed una architettura fuori dal comune. Il verso fluisce, talvolta perché no anche pennaniamente, con semplicità che nasconde il devastante del mondo fuori. L’orco, il demone, la violenza bruta e traumatizzante. No non c’è Dio, non c’è religiosità nel senso comune, c’è soltanto il reietto umano che mostra ciò che ha fatto, ciò che non sembrava, ciò che gli altri hanno creduto. Un fiume che copre la violenza celata, nascosta, un voyeurismo ipocrita e spesso dettato dalla paura-silenzio della nostra società. Ma il dottor Galloni è padrone del tavolo dell’ obitorio; i dettagli, la luce ancora immensa che non sappiamo da dove viene e dove cadrà, ci svela tutto, spesso con un livello superiore di percezione, una sorta di inconscio collettivo stratificato, il dualismo bene-male che sfugge al controllo ultroneo e si addensa nei simboli. È davvero bravo Galloni, una sorpresa, tra l’altro dotato di una cultura poetica approfondita e di un  celato senso dell’ironia, con cui sbeffeggia (bonariamente) il lettore disattento o superficiale. Mi ricorda  Villon, “Mais où sont les neiges d’antan?”, sostituendo la neve con le luci ma soprattutto per il suo rispetto per la morte, per la materia che transita da un mondo all’altro nei suoi versi poetici, per l’onore verso i defunti : “Nous sommes mors ame ne nous harie” !!!

 

 

 

Outtake

I morti naufragano negli specchi.
Ma quanta ne raccolgono, di luna,
prima di visitarti come vecchi
amici. Luna a porgerti la scusa
del cielo.

 

 

Fabula

San Cono levitò per tutto il giorno.
Cadde stremato a sera nella quiete
di un roseto; sognò quello che secoli
dopo sarebbe stato un frigorifero.

Un frigorifero aperto nell’Erebo.

 

 

Pro Verbis #5

È questo:
che il mondo
diventa le cose.

Le tante
perdute.

 

 

Fabula

Il tin-tin-tin-tinnio della moneta
caduta in terra l’attimo a precedere
lo scoppio. Il corpo asciutto dell’atleta
fa un balzo indietro; un altro sparo. Scivola
cosciente ancora il maratoneta
fra gli sconfitti della terra, rantola,
si aggrappa ai concorrenti che lo superano
pensando un incidente, un contrattempo
di piedi in fallo.
………………………….Sangue poco o niente.

 

 

 

 

 

Fabula

Eccolo, il Diavolo: è il bambino moro
scopato in bocca e in culo da due uomini
in un fiorito giardino andaluso.

Tuo padre, dietro il portone socchiuso.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *