CONSONANZE E DISSONANZE / La penna di Antonio Gonzalez Gonzalez e i “Pomodori” di Billy Ramsell

Tomatoes

 

We will make a fine stew,

a broth of albondigas, of rabbit and wine.

 

I am writing this next to the recipe.

 

It will simmer lasciviously –all silken currents-

on my battered stove’s one good hob.

Its pheromones will season the living room

 

and snap the cat’s spine

into an arc of predation

on their wanton way to the balcony.

 

I have shuffled my flatmate’s bockety sofa to the balcony.

I sit on the balcony and imagine you’re coming.

 

I imagine your kitten heels click-click on the cobbles

as in flannel, in retro-check,

you traverse the street’s amber, intricate daydream

 

as in your own best alterations you sashay

past Sunday’s shuttered frontages,

through Mustafa’s grassy coriander,

the laughter sunburnt as cumin

spilling into the pinkness from his kitchen boys.

 

You could be coming with a tray of impossible tomatoes;

mushy worlds, yielding globules,

irregular in their skin-straining fleshiness.

 

The fruit that you carry is lividly crimson.

The cobbles are almost blue.

 

I can hear you approach through the diminishing din

a black hawker beats out on his butane can

in a happy advertisement toward the square.

 

We will make a fine stew,

we’ll sit in the coral dusk out on the balcony

and watch every side street waking.

 

I have moved my flatmate’s moth-eaten sofa to the balcony.

I have peeled four yellow onions.

I have borrowed this pen from Antonio Gonzalez Gonzalez.

 

Pomodori

 

Faremo uno stufato come si conviene,

un brodo con albondigas, coniglio e vino.

 

Di fianco alla ricetta scrivo questo.

 

Cuocerà lascivo a fuoco lento –le correnti tutte di seta-

su un bel fuoco del mio fornello malandato.

I suoi feromoni saranno aroma per il salotto

 

e faranno scattare la schiena del gatto

in un arco da predatore

nella loro languida via verso il balcone.

 

Ho spostato sul balcone il divano azzoppato del mio coinquilino.

Prendo posto e immagino che tu stia per arrivare.

 

Immagino i tuoi tacchi bassi che clic-cliccano sui ciottoli

mentre nella flanella, con un check del retro,

attraversi sogni diurni intricati, d’ambra

 

mentre nelle tue migliori varianti ti muovi disinvolta

oltre le serrande chiuse della domenica,

attraverso il coriandolo a ciuffi di Mustafa,

le risate bruciate al sole come cumino

che trapelano fino al rosa dai suoi ragazzi in cucina.

 

Potresti arrivare con una terrina di pomodori impossibili;

mondi di mollezza, globi di morbidezza,

irregolari nella loro carnosità che forza la pelle.

 

Il frutto che porti è di un livido cremisi.

I ciottoli sono quasi blu.

 

Posso sentirti in avvicinamento nel clamore che si attenua

un ambulante nero batte sulla bombola di butano

in un annuncio gioioso in direzione della piazza.

 

Faremo uno stufato come si conviene,

prenderemo posto sul balcone nel crepuscolo di corallo

e guarderemo risvegliarsi tutte le stradine laterali.

 

Ho portato sul balcone il divano smangiato dalle tarme del mio coinquilino.

Ho pelato quattro cipolle gialle.

Ho preso in prestito questa penna da Antonio Gonzalez Gonzalez.

 

 

Billy Ramsell (Cork, 1977) ha pubblicato due libri di poesia per Dedalus Press: Complicated Pleasures (2007) e The Architect’s Dream of Winter (2013, finalista al premio Irish Times / Poetry Now Award), di prossima pubblicazione per i tipi dell’Arcolaio. Beneficiario della Chair of Ireland Bursary nel 2013 e della Poetry Ireland Residency Bursary nel 2015, è stato ospite di molti festival ed eventi letterari nazionali e internazionali. Vive a Cork, dove lavora per una casa editrice specializzata in testi per la didattica che ha contribuito a fondare.

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