InVersi Fotografici – Babele e il dono del viaggio – Nizar Qabbani Vs Felix Lupa

di Cinzia Accetta

L’inVerso fotografico di oggi è come un’isola incontaminata dove ci si rifugia per capire, la quarta religione, un dolore che è solo tuo, un tempio con milioni di stanze in cui abitare da sola.

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Siamo esseri umani fatti di carne, ossa, muscoli e pensiero, impastati di stati d’animo che cercano di divenire pensieri, concetti da definire affinché diano le risposte alle tante domande che l’uomo si pone. L’istinto detta le soluzioni ma la ragione pone le domande e non sempre le due cose vanno di pari passo.

Dwellers of the magic car” dell’israeliano Felix Lupa è un lavoro ambientato nella strade e vicoli di Tel Aviv, attraverso le vite, difficilissime e particolari, dei protagonisti.

È come un’isola incontaminata nella quale sono sempre contento di rifugiarmi da un mondo spesso insano. In qualunque momento prenda in mano la mia camera sento un dovere e un forte senso di responsabilità. Tenere in mano la macchina per me vuol dire impegnarmi ad essere più attento, sensibile, determinato.

(Felix Lupa)

Cerchiamo di capire, ognuno a suo modo, il dolore del mondo, il dolore dentro se stessi, il cortocircuito tra quello che vogliamo e quello che facciamo. Il fotografo e il poeta scavano con fare archeologico nelle rovine dell’umanità, cercando di unire i pezzi e dare un senso al vissuto.

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“Ero nel mio ufficio, a Hamra Street, quando sentì un’esplosione che mi scosse la vena giugulare. Un terremoto interno. Non so come ebbi a dire in quel momento: ‘Dio aiutami’. Mi arrivò la notizia, dissi come fuori di me: ‘Balkis è andata’. Le schegge di quelle parole sono ancora nel mio corpo. Balkis era la mia vita, il mio rifugio e il mio inchiostro” Dirà Nizar Qabbani.

Il poeta siriano Nizar Qabbani perse la moglie irachena Balkis Al-Rawi il 15.12.1981, durante un attentato all’ambasciata irachena a Beirut.

“L’amore nel mondo arabo è come un prigioniero e io voglio liberarlo. Voglio liberare l’anima araba, i suoi sensi e il suo corpo con la mia poesia”

Le guerre si combattono, i paesi cambiano nome, i nemici diventano amici e gli amici si tramutano nei nuovi nemici da bombardare. Parallelamente la vita accade. Un fotografo israeliano impara a fotografare mentre un poeta siriano si innamora di una donna irachena e scrive per lei poesie piene d’amore.

*

Quel che più mi tortura del tuo amore

È che non sono in grado di amarti di più

Quel che più mi infastidisce dei miei cinque sensi

È che restano cinque… nessuno di più

Una donna straordinaria come te

Ha bisogno di sensi straordinari

Amori straordinari

Lacrime straordinarie

E di una quarta religione

Che abbia i suoi precetti, i suoi  rituali, il suo paradiso e il suo inferno

Una donna straordinaria come te

Ha bisogno di libri scritti per lei sola

Di un dolore che sia solo suo

Di una morte che sia solo sua

E di un tempio con milioni di stanze

In cui abitare da sola

Ma io, purtroppo

Non sono in grado di impastare gli attimi

A mo’ di anelli da metterti alle dita

L’anno infatti è governato dai mesi

I mesi dalle settimane

Le settimane dai giorni

E i miei giorni sono governati dal susseguirsi della notte e del giorno

Nei tuoi occhi viola.

 

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*

L’amore mio mi chiede:
“Qual è la differenza tra me e il cielo?”
La differenza è che
se tu ridi, amore mio,
io mi dimentico il cielo.

*

La cosa più bella del nostro amore è che esso
non ha razionalità né logica
La cosa più bella del nostro amore è che esso
cammina sull’acqua e non affonda.

*

Spogliati
da lungo tempo
sulla terra non accadevano miracoli…
Spogliati, spogliati…
io ammutolisco
ma il tuo corpo conosce tutte le lingue.

*

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Non rassomiglio agli altri tuoi amanti, mia signora
Se un altro ti donasse una nuvola
Io ti darei la pioggia
Se ti desse un lume
Io ti donerei la luna
Se ti donasse un ramo germogliato
Io tutti gli alberi
E se un altro di donasse una nave
Io ti darei l’intero viaggio

*

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Grazie.
Grazie.
Il mio amore è stato ucciso
e ora potete trincare sulla tomba della martire
La mia poesia è stata assassinata
Quale altra nazione, al di fuori della nostra,
assassina la poesia?
Balkis
la più bella regina del regno di Babele
la più alta palma della terra d’Iraq
Quando camminava
camminavano assieme a lei pavoni
e la seguivano branchi di cervi
Balkis, O mio dolore
O dolore della poesia quando
viene toccata dalle dita
Come
potranno le spighe,
scomparsi i tuoi capelli,
innalzarsi vero il cielo?

 


 

Nizār Tawfīq Qabbānī; (Damasco, 21 marzo 1923Londra, 30 aprile 1998)

Nizar Qabbani (1923-1998) è un poeta siriano dallo stile raffinato, considerato uno dei maggiori della letteratura araba del XX secolo, un cantore che esplorava con eleganza e semplicità i territori dell’amore, dell’erotismo e della religione. Fu una tragedia a spingere Qabbani alla poesia: quando il futuro poeta e diplomatico aveva 15 anni, sua sorella Wisal, di dieci anni maggiore, si uccise per evitare un matrimonio che non voleva con un uomo che non amava. Ai suoi funerali Qabbani decise di combattere quell’ingiustizia sociale che era stata causa della morte della sorella. “L’amore nel mondo arabo è come un prigioniero e io voglio liberarlo. Voglio liberare l’anima araba, i suoi sensi e il suo corpo con la mia poesia” disse un giorno a un intervistatore che gli chiedeva se fosse un rivoluzionario. Lo era Qabbani: un rivoluzionario dell’amore, dell’eros, dell’uguaglianza tra uomo e donna in un mondo come quello arabo dove tutto questo era ed è difficile da accettare.

Felix Lupa, nato in Ucraina nel 1972, è attivo, come fotografo, in Israle dal 1995 lavorando per i più importanti quotidiani locali, confezionando lavori di indagine sociale per periodici e televisioni. Ha partecipato a numerose mostre internazionali. E’ specializzato in reportage, documentari e street photography. Felix Lupa è un fotografo di strada il cui impegno civile è testimoniato da numerosi servizi e campagne attraverso le quali è riuscito a rendere a chi non conosce quei luoghi, l’immagine di una Israele “dietro le quinte”. La potenza delle immagini e l’amore per la sua terra contribuiscono ad accreditare ancora di più Lupa nel panorama della fotografia internazionale.

Felix Lupa

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