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L’angolo del giovedì 2. Ma La Gerusalemme liberata sarà un classico? – di Fernando Coratelli

di Fernando Coratelli

Sul finir dell’estate un interrogativo machista si è affacciato sulle spiagge letterarie: Quanti classici hai letto? La risposta univoca per vincere la competizione è: Tutti.
Ora, senza ripercorrere le tappe che dal fatidico articolo su «Il Fatto Quotidiano», a firma di Francesco Musolino, hanno innestato e incistato la polemica che si è trascinata per più di due settimane, ho provato a fare un sondaggio tra i miei vicini di ombrellone, visto che – ah, bei tempi! – ero ancora al mare. Dopo aver spiegato loro che con «classici» non intendevo gli studi fatti ma i romanzi e/o opere letterarie così definiti, lo sguardo perso dei miei interlocutori vagolava alla ricerca del tempo perduto (no, scusate mi sono fatto prendere la mano), vagolava alla ricerca di una scusa per sbolognarmi. Ehi, ciao, arrivo! con una mano alzata verso nessuno, è stata la più abusata per saltarmi a piè pari e caracollare verso un punto indefinito della spiaggia, purché fosse lontano da me. Alcuni, invece, di buon cuore sono rimasti lì a tentare di rispondere. Mantrugiavano il telo da mare, si schiarivano la voce a più riprese, tuttavia oltre che sgranare gli occhi e stringersi nelle spalle non andavano; finché alla fine mi chiedevano, forse per avere conferma di avere capito: I Promessi Sposi? Solo un acculturato con un giornale in mano mi ha detto: Beh, Kafka. Tronfio mi ha guardato, ha spiegato il giornale, convinto di avermi soddisfatto e stava per riprendere la sua lettura quando gli ho chiesto cosa avesse letto di Kafka. Tutte le sue opere? Anche le lettere a Milena? – Ho aggiunto con curiosità. No, lei mi ha domandato dei classici, e io le ho risposto che ho letto, come si chiama? La metamorfosi di Kafka, ecco, ma non solo lui eh? – ha cercato di rinfrancarsi da solo. Al che gli ho sorriso e felice ho proseguito nella mia indagine sui «classici».

Ho visto, sotto un paio di ombrelloni più avanti, una ragazza che leggeva un libro. Wow, non era intenta a scorrere Facebook o Instagram, aveva un libro! Emozionato e quasi commosso mi sono avvicinato e le ho rivolto la fatidica domanda.
Mmm… – mi ha risposto – I Promessi Sposi (credo sia una tara scolastica che per noi i classici siano solo Renzo e Lucia).
A quel punto ho cambiato tattica – Conosci Tolstoj?
Mmm – lo aveva proprio come intercalare – sì, è russo giusto?
Giusto. E l’hai mai letto?
Mmm, no – e ha riso.
Hai mai sentito parlare di Anna Karenina?
Mmm, forse sì, era la storia di una spia sovietica?
Non proprio, ma va bene.
E Guerra e pace? Conosci il romanzo Guerra e pace?
Ah sì – stavolta non ha attaccato con il solito «mmm» – è quello sulla Guerra di Secessione americana, vero? Da cui hanno fatto anche un film, bellissimo.
Quasi, quello a dire il vero si chiama Via col vento, ma in effetti una coincidenza la possiamo trovare, se è vero che la Guerra di Secessione finisce (1865) quando Tolstoj comincia a scrivere Guerra e pace – le ho detto per confortarla.
Mmm, allora lo confondo con un altro.
Già, e cosa stai leggendo? – le ho chiesto cercando di sbirciare in anticipo la copertina.
Mmm, Coelho.

Beh, che dire, un classico no? Ecco, alla fine di questa mia indagine preprandiale di una domenica di fine agosto, ho avuto la conferma – sebbene non è che ne abbisognassi – che le contrite querelle letterarie, ahimè, restano tra noi scrittori, critici, manipolo di lettori intellettuali, a differenza delle polemiche sul 4-2-4 di Ventura che invece sollevano polveroni al bar, per strada, sui mezzi pubblici. Nulla da fare, neppure stavolta la diatriba letteraria è evasa dal campo mediatico dei social per avere sfogo nei bar, o nelle strade, con vetrine rotte tra classicisti e anticlassicisti, che si sfidavano a slogan mentre la polizia in tenuta antisommossa era pronta a intervenire.
Tuttavia qualcosa vorrei dirla al riguardo. Penso da sempre che Proust sia stato un grande scrittore nonostante avesse parecchi «classici» in meno da leggere. Omero addirittura ha dovuto inventare tutto di sana pianta, con pochissimi esempi da seguire, eppure ho l’impressione che se la sia cavata, al pari di Cervantes che secondo alcuni avrebbe inventato il romanzo moderno – pazzesco, no? Senza avere letto i «classici» a lui posteriori, chissà come avrà fatto?

Mi torna alla mente un bellissimo racconto dal titolo Lector Infausto di Marco Rossari, contenuto nella raccolta L’unico scrittore buono è quello morto (edizioni e/o). È la vicenda di un giovane scrittore che prima di mettersi a scrivere il suo primo romanzo chiede al suo maestro e mentore un consiglio. Quegli lo ammonisce, non può certo cominciare a scrivere senza avere letto i classici. E così, il giovane scrittore comincia a leggerli. Poi lo redarguisce perché è importante leggere anche i contemporanei, quindi i filosofi, infine l’intero scibile umano. E lui, lo scrittore, ubbidiente legge, legge, legge. Quando è convinto di avere letto tutto quello che poteva, finalmente fa per mettersi a scrivere, tuttavia l’ormai ineluttabile vecchiaia non gli permette più neppure di comporre un numero di telefono.

Credo che leggere bene, se del caso rileggere, poi soffermarsi su un libro amato, faccia molto bene alla letteratura, questo sì, più di completare album al grido di Cellò, cellò, cellò.

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