SEPOLTURA DI SANTA LUCIA

Variazioni sul tema dell’ombra nella pittura di Caravaggio (44)

di Daniela Pericone

SEPOLTURA DI SANTA LUCIA

Caravaggio, Sepoltura di Santa Lucia, 1608 (Siracusa, Chiesa di Santa Lucia)

Nell’ottobre del 1608 Caravaggio si trova a Siracusa, in fuga da Malta (dopo l’arresto per il coinvolgimento in una rissa, riesce a evadere e raggiungere la Sicilia). Il Senato della città gli dà incarico di dipingere la pala della Sepoltura di Santa Lucia per la chiesa dedicata alla santa.

Le opere di questo periodo sono segnate da una nuova tendenza formale, già manifesta nella monumentale Decollazione di Giovanni Battista: variano le proporzioni degli spazi, con il prevalere dei vuoti rispetto ai pieni riservati alle figure umane. Nell’ambientazione della Sepoltura fanno da sfondo mura altissime e spoglie (con l’ampio incavo d’una arcata) che riprendono la scabra grandiosità delle latomie siracusane.

Nel gruppo dei personaggi, in primo piano due scavatori dalla corporatura possente, colti nel pieno dell’azione e dello sforzo, si stagliano come colonne speculari a guidare lo sguardo verso la figura centrale di Lucia, che giace distesa in terra con un taglio profondo alla gola (dipinta in un primo tempo con il capo reciso). Intorno al corpo della santa si stringe un corteggio dolente di popolani e notabili, tra i quali il vescovo Giuseppe Saladino e lo storico e archeologo Vincenzo Mirabella.

In compagnia di quest’ultimo il pittore ha visitato le latomie, tra cui la grotta nota come Orecchio di Dionisio, ricavandone impressione tale – riferisce lo stesso Mirabella – da commentare: “Non vedete voi come il Tiranno per voler fare un vaso che per fare sentire le cose servisse, non volse altronde pigliare il modello, che da quello, che la natura per lo medesimo effetto fabricò? Onde ei fece questa Carcere à somiglianza d’un Orecchio”.

Il turbamento, il senso di inquietudine che deve aver colto Caravaggio dinanzi alla tenebrosa maestosità della pietra, ai suoi anfratti senza via d’uscita, si ripercuote sulla tela nell’oscurità incombente delle superfici, nei precipizi delle pareti dipinte. La materia sembra prendere il sopravvento, le vicende umane sminuiscono, trascurabili gli affanni.

 

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