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NEL FERRO DEL FUTURO. Omaggio a Michel Butor (1926-2016)

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Michel Butor sull’ingresso della Biblioteca Gambalunga
di Rimini, 7 novembre 2012
(photo courtesy: Daniele Ferroni)

 

LETTURE TRANSATLANTICHE

Inerpicarsi con la serpe
scivolare tra le righe
ruggire con la pantera
sceverare il minimo segno
crogiolarsi nella sabbia
coniugarsi nell’erba
fiorire in tutta pelle

Tuffarsi con il delfino
navigare di frase in frase
sentire il sale nelle vele
aspirare nel grande vento
la cura dei malanni
interrogare l’orizzonte
sulle orme di Atlantide

Sentirsi spinti per le ali
adattare maschere e ruoli
planare con il condor
insinuarsi tra le rovine
adulare capigliature
bruciare in tutti gli eroi
svegliarsi meravigliarsi.

LECTURES TRANSATLANTIQUES

Ramper avec le serpent
se glisser parmi les lignes
rugir avec la panthère
interpréter moindre signe
se prélasser dans les sables
se conjuguer dans les herbes
fleurir de toute sa peau

Plonger avec le dauphin
naviguer de phrase en phrase
goûter le sel dans les voiles
aspirer dans le grand vent
la guérison des malaises
interroger l’horizon
sur la piste d’Atlantides

Se sentir pousser des ailes
adapter masques et rôles
planer avec le condor
se faufiler dans les ruines
caresser des chevelures
brûler dans tous les héros
s’éveiller s’émerveiller.

(da: Michel Butor, À la frontière, Paris, La Différence, 1996).

Sono letture transatlantiche quelle che ha proposto Michel Butor, da sempre, con la sua opera: non soltanto per le dimensioni pantagrueliche, difficilmente mappabili, della sua produzione, ma anche per tutte le qualità metaforiche, generalmente unite da un tratto di inafferrabilità, che si leggono nel testo poetico offerto qui, in una traduzione di servizio, come piccolo omaggio allo scrittore francese morto qualche settimana fa alla vigilia dei novant’anni.

Inafferrabile, in particolare, rispetto alle griglie categoriali e normative delle storie letterarie. Memorabile l’aneddoto, che Butor stesso raccontava, sui suoi rapporti con l’Oulipo: a quanto pare, lo scrittore si presentò una sola volta ai rendez-vous del gruppo, ma proprio quell’incontro fu l’unico a risultare deserto, in quanto fissato nel pieno del maggio ‘68.

Inafferrabile Butor, e non per la natura iper-retorica di quello che può essere un qualsiasi omaggio post mortem: la traduzione che si offre qui, come si diceva è di servizio, non solo perché chi scrive e traduce non ha una conoscenza abbastanza approfondita della lingua francese per poterne fare altro (il campo, transatlantico, resta aperto), ma anche perché il testo di Butor è costruito in una maniera così disciplinata (tre strofe di sette versi, tutte settenari) da mandare in tilt l’oscillazione tra i corrispondenti settenari, ottonari e novenari della metrica italiana.

Inafferrabile, dunque, come ogni metrica, ritmo, scrittura che abbiano una qualità ferrea. Ma di certo non una qualità indistruttibile, per questo; piuttosto, una qualità “futura”.

Nel ferro del futuro: l’unico settenario che ci si sente di poter porre a suggello, affrontando i meandri meravigliosi delle opere di Michel Butor.

Per le foto che accompagnano queste righe (inclusa la foto di apertura, scattata a Laon il 23 aprile 2016), ringraziamo di cuore Daniele Ferroni, amico e collaboratore di Butor in Italia.

 

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Area emiliana, 6 giugno 2012 (photo: Daniele Ferroni)

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