“Clave, palline, trampoli, maschere e tamburi sono le nostre pistole”

Di Alfredo Nicotra In via Salvatore Di Giacomo, nel Cortile dei fuochisti, nel cuore del quartiere San Cristoforo di Catania, a pochi giorni dalla sparatoria che, proprio nella stessa via, la notte di ieri, ha coinvolto accidentalmente anche un ragazzo di quindici anni, ferendolo a una gamba, e un uomo, colpito al torace e in fin di vita, Venerdì 10 e Sabato 11 giugno, ore 21.30, si terrà lo spettacolo “Catanisi soddi fausi – La commedia d’arte va in scena” organizzato dal Laboratorio di Commedia dell’Arte di Marzia Ciulla e dall’Associazione Culturale Gammazita, che lavora con ostinazione e coraggio per il recupero del quartiere popolare, proprio mentre in quelle strade si spara.

In una via “a pochi passi dal centro storico, dalla Catania bene, dai musei e dalle mostre, dalle discoteche alla moda”, “mentre la Catania bene continua a dormire serena” – come scrive Daniele Cavallaro, attivista e volontario della stessa associazione – per ribadire che “a San Cristoforo non si spara!”. Lo spettacolo riproponendo le maschere e i lazzi della Commedia dell’Arte racconta la vita avventurosa del più grande falsario italiano, Paolo Ciulla, artista e anarchico, che un giorno del secolo scorso sfidò la Zecca dello Stato e si mise a stampare moneta. Grazie alla sua innata capacità di miscelare i colori e di ribellarsi. L’invito che l’associazione rivolge a tutti è oggi di ribellarsi a questo sistema di paura e di terrore che vuole tenere in ostaggio una parte debole della città e di partecipare numerosi allo spettacolo (gratuito). Mescolare i colori con le ombre di queste stradine e di questi antichi vicoli per mostrare ai suoi abitanti che non sono soli.

“Circa un mese fa avevamo deciso di mettere in scena lo spettacolo all’interno del Cortile perché ci piaceva l’idea di far conoscere alla città un luogo bello e suggestivo ma abbandonato” – scrive Daniele – “ci piaceva l’idea di riconquistare anche solo per due giorni un pezzo del nostro quartiere attraverso l’arte, la cultura, la socialità”. “Via Di Giacomo si trova a pochi passi dal Castello Ursino, a cento metri in linea d’aria dall’associazione Gammazita, accanto al Cortile dei fuochisti e da piazza Maravigna. È la strada che facciamo ogni giorno per andare alla palestra popolare G.A.P.A. È la via dove vivono i ragazzini che fino a sera giocano in Piazza dei libri e a tarda notte accompagniamo a casa. È il posto dove molti di noi hanno trovato casa. È la via che se ci passi la mattina noti molti uomini affacciati alla finestra, quelli che sono in carcere in casa, e la libertà la respirano solo dalla finestra”. “Via Di Giacomo è un pezzo del nostro quartiere, è uno di quei luoghi che ci impegniamo a cambiare, è un pezzo di città da riconquistare, giorno dopo giorno, (…) dove ormai abitiamo, perché se vuoi cambiare un posto lo devi contaminare, lo devi vivere”. “Il teatro, la musica, la giocolieria sono gli strumenti che abbiamo per cambiare il luogo in cui viviamo, perché l’arte non è il fine ma solo il mezzo che utilizziamo per cambiare la realtà che ci circonda. Clave, palline, trampoli, maschere e tamburi sono le nostre pistole”. E allora rullate tamburi, che domani si va in scena.

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