Hidden Gems (a cura di Alessandro Calzavara) – 28) Gandalf

A quarant’anni ti fai un po’ di domande; certo, meno di quante non te ne facessi a trenta, e decisamente poche rispetto a quelle che, inevitabilmente, l’adolescenza lasciava zampillare a cospetto d’una coscienza aperta come la “fontanella” sul cranio d’un neonato.
L’età è un potente criterio di selezione di curiosità e quest’ultima è una disposizione psichica atta a studiare l’intrinseca ostilità del contesto naturale/culturale circostante, al fine di propiziarsi perpetuazione al suo interno. L’animale uomo è un metallo che va solidificandosi, una singola, disperata paura dell’ignoto che l’esperienza placa o esorcizza, oppure disarciona definitivamente. Anche quella sconfitta è una delle vie del raffreddamento.
Datemi una maschera, anche la più infima e screditata, con cui osservare il mondo: sarà sempre meglio dell’incessante terrore d’essere aggredito alle spalle da forze indefinite, o essere processato come Joseph K. (giovane impiegato di banca) da una cospirazione metafisica indecifrabile.
Bene, questo è il mio metodo di raffreddamento: aver sottratto all’umano tutto l’interesse che ecceda il suo status animale. Per non rischiare d’impazzire ho tuttavia mantenuto un campo d’applicazione della curiosità che –nel migliore dei casi- non ha alcuna immediata ragione sociale. Potremmo riporre le mille pieghe di quest’ambito nella definizione “musica sfigata”.

rahgoos
La musica è un tracciato di elementi alieni, sentore d’un universo in cui ciò che non ha scopo è sostanza di vita, un dialogare con fantasmi evocabili matematicamente, dove la matematica altro non è che scaturigine di emozioni chimicamente oscure. Dagli outlet del pensiero di questo pianeta pensiamo tuttavia a ciò che trascende sperandolo “Dio” e magari, impegnati in questo sublime anelito, ascoltiamo musica di merda, musica che ha la sostanza d’un primo posto in classifica di vendita. Si può “sentire” Dio, sconoscendone la traccia più evidente su questo pianeta? Si può aspirare a tutto ciò che è più elevato e spirituale e, al contempo, ascoltare i Negramaro? Non sorprenda tutto ciò: il Dio Cristiano è il Dio addomesticato da cui è stato espunto tutto ciò che trascende la prevedibilità (chiamata “bene”), la vastità, l’imprevedibilità. Tutto l’orrore di cui Dio (la natura) è capace è divenuto un liofilizzato precetto moralistico, e la sua musica prediletta riflette tale rassicurazione nell’aver spogliato il cosmo della sua profondità, equiparando il desiderabile al “prevedibile”.
La sfiga, invece, è l’avere sbagliato i calcoli. Condizione apprezzabile, ma sempre inferiore in grado ad averli preliminarmente rifiutati.

gandalf band

I newyorkesi Gandalf (ex Rahgoos) potrebbero aspirare a un lusinghiero piazzamento nella classifica dei musicisti sfigati. La Capitol, per cui incidevano, diffuse il disco di un’altra band all’interno della copertina, mettiamo –chessò- l’equivalente dei Negramaro del 1969, dovendo così in fretta e furia ritirarlo dal mercato. In aggiunta a ciò si lasciò sfuggire l’occasione del gesto riparatore e non s’impegnò a promuovere l’opera una volta ripristinata.
Resta dunque un disco bello, o anche molto bello, di soffice psichedelia canzonistica, fortemente impregnata di notte e malinconia, il cui scopo principale è rivestire composizioni altrui (tranne due) d’un abito lunare, i cui fili scintillano nel buio. Tre Tim Hardin (“Hang on to a dream”, Never too far”, “You upset the grace of living when you lie”), un Eden Ahbez (“Nature boy”), due Bonner & Gordon (gli autori di “Happy Together”; “Tiffany rings”, “Me about you”), un Evans/Livingston/Youngs (gli autori di “Golden Earrings, qui riproposta e magnificata, originariamente affidata a Peggy Lee) e una Danzig/Segal (“Scarlet ribbons”, portata al successo da Harry Belafonte).
I due pezzi originali (“Can you travel in the dark alone” e “I watch the moon”) sono a firma del cantante/chitarrista Peter Sando e già dai titoli sapete cosa aspettarvi. La voce di Sando (presente in otto pezzi su dieci), però, occorra che sia io a dirvi che è bellissima. Bellezza e tristezza. E la fitta fascinazione d’un disco oscuro, in tutti i sensi in cui vi piacerà pensarlo dopo averlo ascoltato.

Alessandro Calzavara


 “In copertina: Gandalf (front cover, Gandalf, 1969)”

 

 

2 pensieri su “Hidden Gems (a cura di Alessandro Calzavara) – 28) Gandalf

  1. Grazie A.C. per avermi fatto conoscere i dolcissimi Gandalf – il mondo è pieno di sfigati, poveri e denutriti. Non sono oscuri bensì luminosissimi. Eppure, a dispetto di ogni ragione, i perdenti sono altri.

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