Bones of Water – Ariadne Radi Cor

Ariadne Radi Cor

[…] And you will appreciate the movement of a gesture devoid of sense,
Its lightness: the air around my airplane, the builders in the bedroom
Summers of forever that sharpened your pencils. […]

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Il lavoro di Ariadne Radi Cor riguarda fotografia, cartoline, lettering e collage. I video, che Ari chiama ‘fotografie lunghe’, sono un pretesto per usare le poesie come voce fuori campo.

Ariadne Radi Cor’s work involves photography, lettering, postcards and collages. Ari has recently used short videos, that she calls “long photographs”, as an excuse to place poetry as voice over.

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Bones of Water (1)

Or, is it less than this: you eat soft air, you become a windy day
You walk up and dawn, celestial, taking off the story around us
Leaving us bones of water, simpler than words. Structures of eyes.

I reached out simpler, not weak but silent, returning precise
Prepared to be severed. Grown in the absence, older and simpler
Revolving around our clear eyes of scissors, vertigos in youth.

We distanced everyone through seasons, so we grew. Only water.
Our being here, having big hair, saying No. Utterances.
The CO2 to reach you, breathless nonetheless, a poem that won’t talk.

And you will appreciate the movement of a gesture devoid of sense,
Its lightness: the air around my airplane, the builders in the bedroom
Summers of forever that sharpened your pencils.

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It turned out to be a poem about suspension and simplification of colour and movement. A reflection on the starting point for any creation: you remove, out of consistency, without surrendering. Such removals fascinate me. Taking away, creating space. Fasting, in a broader sense, as being able to choose. Taking away as a gesture towards lightness, towards space. You sharpen a tree and you are left with a pencil. You take off, you sharpen. You keep on pruning, renouncing the foliage, and then you spring up again, later.

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Ossa d’Acqua (1)

Oppure è tutto meno di questo: tu che mangi l’aria soffice e trasformi in vento
Tu che avanzi celeste più in alto e togli la storia che è intorno
Lasciandoci le ossa dell’acqua, più semplici delle parole. Strutture degli occhi.

Aperte le braccia fino qui, così semplice silenziosa, non debole, di ritorno precisa
Pronta a essere divisa. Nell’assenza dove crescevo e ancora più semplice
Ruotando attorno ai nostri occhi di forbici, alla giovinezza di vertigini.

Siamo cresciute perché allontanavamo tutti con le stagioni. Solo acqua.
Il fatto di essere qui con una grande pettinatura, di dire di No: le cose dette.
L’anidride carbonica per venirti incontro ma arrivare senza fiato, una poesia non parla.

E capirai un giorno il movimento di un gesto privo di senso, la sua leggerezza
L’aria attorno al mio aeroplano, i muratori nella camera
Le estati del sempre che temperavano le tue matite.

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Ossa d’acqua è diventato un testo sulla semplificazione. Semplificazione dei colori, dei movimenti, ricerca di una sospensione che nel video è un eterno semplice, un lento ritorno. Il digiuno come presupposto per la creazione di un’idea: andare a togliere, con coerenza interna, senza cedere niente. Questo mi affascina. Togliere: “taking off the story around us”, creare spazio. Digiunare come: scegliere, “Saying No, utterances”. Togliere come “gesture devoid of sense, its lightness”. Fai la punta a un albero e ti resta una matita. Togli, affili. Continui a togliere. E nella potatura, l’albero continua a rinunciare alla chioma. E lì rinasce.

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Decappottabile

Tutto ciò che ricordi. Il mese azzurro, così sembrava
La decappottabile sciogliersi lungo l’Ostiense, la casa al mare
I sandaletti di vernice azzurra, stare sul tetto col solleone
Guardare il cielo insieme alle antenne al bucato bianco
Uscire con gli occhiali bruni di mia nonna
Le bocche di leone, in testa un foularino rosa antico:
La vernice azzurra dei giorni d’estate
Ospite del mio innamoramento. Il mese azzurro,
Così sembrava. Un paese, tutto ciò che ricordi

*

Convertible car

All you recall. A sky blue month, so it seemed
Convertible cars dissolving on the road to the seaside
The beach house, patent blue sandals,

Dog days spent on the roof staring at the sky with aerials
And white washing on the line, my grandmother’s brown sunglasses
The snapdragons, the dusty pink foulards

Blue paint of summertime.
You were the guest of my loving, a sky blue month,
so it seemed. A country, all you recall.

Omaggio a Roma (I)
Agosto 2012

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