Poesia e aborto: Lucille Clifton e Gwendolyn Brooks (traduzioni di Francesca Diano e Laura Liberale)

the lost baby poem, Lucille Clifton (from good woman: poems and a memoir, 1969-1980)

the time i dropped your almost body down
down to meet the waters under the city
and run one with the sewage to the sea
what did i know about waters rushing back
what did i know about drowning
or being drowned
you would have been born into winter
in the year of the disconnected gas
and no car       we would have made the thin
walk over genesee hill into the canada wind
to watch you slip like ice into strangers’ hands
you would have fallen naked as snow into winter
if you were here i could tell you these
and some other things
if i am ever less than a mountain
for your definite brothers and sisters
let the rivers pour over my head
let the sea take me for a spiller
of seas        let black men call me stranger
always        for your never named sake

la poesia del bambino perduto (traduzione di Francesca Diano)

quando lasciai cadere giù il tuo quasi corpo
giù a incontrare l’acqua sotto la città
e a scorrere insieme ai liquami verso il mare
che ne sapevo del riflusso di acque impetuose
che ne sapevo dell’affogare
o dell’essere affogati
saresti nato nel corso dell’inverno
nell’anno in cui il gas fu staccato
e non c’era macchina     avremmo fatto a piedi quel pezzetto
di strada su per genesee hill nel vento del canada
guardandoti scivolare come ghiaccio nelle mani di estranei
saresti caduto nudo come neve nell’inverno
se tu fossi qui potrei dirti queste
e delle altre cose
se mai sarò meno di una montagna
per le tue sorelle e fratelli compiuti
che i fiumi si riversino sulla mia testa
che il mare mi prenda per vuotatoio
dei mari     che gli uomini neri mi ritengano un’estranea
sempre     per l’amor tuo che mai ebbe nome

the mother, Gwendolyn Brooks (from Selected Poems)

Abortions will not let you forget.
You remember the children you got that you did not get,
The damp small pulps with a little or with no hair,
The singers and workers that never handled the air.
You will never neglect or beat
Them, or silence or buy with a sweet.
You will never wind up the sucking-thumb
Or scuttle off ghosts that come.
You will never leave them, controlling your luscious sigh,
Return for a snack of them, with gobbling mother-eye.
I have heard in the voices of the wind the voices of my dim killed children.
I have contracted. I have eased
My dim dears at the breasts they could never suck.
I have said, Sweets, if I sinned, if I seized
Your luck
And your lives from your unfinished reach,
If I stole your births and your names,
Your straight baby tears and your games,
Your stilted or lovely loves, your tumults, your marriages, aches, and your deaths,
If I poisoned the beginnings of your breaths,
Believe that even in my deliberateness I was not deliberate.
Though why should I whine,
Whine that the crime was other than mine?—
Since anyhow you are dead.
Or rather, or instead,
You were never made.
But that too, I am afraid,
Is faulty: oh, what shall I say, how is the truth to be said?
You were born, you had body, you died.
It is just that you never giggled or planned or cried.
Believe me, I loved you all.
Believe me, I knew you, though faintly, and I loved, I loved you
All.

la madre, Gwendolyn Brooks (traduzione di Laura Liberale)

Gli aborti non si faranno scordare.
Ricorderai i bambini avuti che non ti fu dato avere,
le umide ciccette senza o con quel poco di peluria
i cantanti e gli operai che mai si cimentarono con l’aria.
Non li trascurerai né picchierai
non li azzittirai, né con un dolcetto comprerai.
Non li farai mai smettere con quei pollici succhiati
né metterai in fuga gli spettri manifestati.
Mai ti capiterà di lasciarli, frenando il sospiro deliziato,
di tornare a smangiucchiarli con materno occhio affamato.
Nelle voci del vento ho udito le voci dei miei indistinti bambini uccisi.
Mi sono contratta. Li ho calmati,
i miei cari indistinti, al seno che mai poterono succhiare.
Ho detto, Tesori miei, se ho peccato, se vi ho privati
di avvenire
se vi ho sottratto la vita a cui tendevate le incompiute mani,
se vi ho rubato le nascite ed i nomi
le schiette lacrime di bimbi e i giochi ameni,
amori fittizi o perfetti, risse, matrimoni, dolori e morti,
se dei respiri vi ho avvelenato gli esordi,
credete, perfino nella determinazione non fui determinata.
Eppure perché dovrei frignare
dicendo che il delitto non mi si può imputare?—
Siete comunque morti, al di là di tutto.
O meglio, o piuttosto
non siete mai stati fatti.
Ma anche a dirla così, mi spiace
non è corretta: cosa dirò, qual è la verità che andava detta?
Siete nati, avete avuto un corpo, siete morti.
È solo che non avete mai riso, né pianto o progettato.
Credetemi, tutti vi ho amato.
Credetemi, tutti vi ho conosciuti, seppure appena, e vi ho amato, tutti amato.

 

In copertina: litografia di Frida Kahlo.

 

 

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