FLASHES E DEDICHE – 86 – “SQUIRTARE” TRA I VERSI DI OLIMPIA BUONPASTORE

Molto spesso mi mandano dei tentativi di poesia fatti ad imitatio di altri poeti famosi, oppure nel tentativo di colpire il lettore, versicoli farciti di palabrotas; si dà per scontato che siano sufficienti qualche parolaccia o qualche immagine audace per essere bravi,  alternativi, “sperimentali”. All’improvviso capita che ci si imbatta in qualcosa di veramente potente, terminale, che ti riempie e svuota toccando il limbo interiore dei substrati e dei disturbi psichici,dei lutti, dei conflitti. Questo “Corpo di mamma” di Olimpia Buonpastore (è inedito) è devastante, una forza che squarcia le geometrie del verso, del corpo, della psiche. La nudità e la violenza del narrato aprono una strada onirica ma, al contempo, concreta e polverosa a chi legge. Ci si può fermare per non essere “disturbati”, ci si può entrare per capire il coraggio di una scrittura e, magari, elaborare le immagini, portandole nel nostro privato interiore. La dimensione psichica è pesante, la poesia “squirta” tra le righe e non può lasciare indifferente; tutti siamo corpi, tutti siamo morti, nessuno è nato per partenogenesi.  Potrebbe anche essere che Olimpia non esista, non c’è traccia di lei da nessuna parte e che magari qualcuno abbia creato un fake per sorridere un po’…allora complimenti perchè questo qualcuno mostra eccellenti doti di costruzione architettonica. Un ulteriore spunto andando oltre le definizioni di moda, riguarda la provocazione nell’arte. Necessita fare un distinguo tra arte, provocazione e coraggio. Cosa serve per fare arte? Basta un po’ di provocatio ? Necessariamente la provocazione è arte? Quindi leggendo questi versi dalla forte componente voyeuristica bilaterale, in chi scrive e in chi legge, resta logica la domanda se la provocazione è voluta, artefatta, costruita a tavolino oppure una reale necessità psichica di una scrittrice che esiste e resiste. Oppure Olimpia/Olimpio è un sottile gioco tra il nulla e un personaggio ad hoc. Leggendo l’articolo apparso su Pangea sulla Buonpastore, appare illogico l’utilizzo di una conversazione privata in cui “si spiega” l’esegesi della raccolta. Insomma anche Manzoni, aveva usato l’escamotage del ritrovamento di un testo per “spiegare” i Promessi sposi, niente di nuovo quindi. Ciò non toglie, e mi ripeto, che al di là dell’eventuale possibilità di un personaggio trollante, la scrittura è carica e potente, sapientemente studiata, nel ritmo, nella metrica . Di casuale qui c’è ben poco. 

 

 

 

Mia madre se la litigano i cani.
Giocano a simularle con la bava
gli umori vaginali e può succedere
che qualcuno tra loro abbia mascella
più forte e che mia madre così pianga
e squirti da rizzare a tutti il pelo.

I cani affollano mia madre in ogni
dove e la prendono con sdegno e lagno
– mi bagno e prego poi che me la rompano,
le si crepino i denti in un digrigno.
Raccolga il seme dei cani in ingoio.
Gracchia, mia madre, matta per le botte.
Si crede rana – salta a gambe larghe
verso il fiume e mio padre le dà un calcio,
ritira lo stivale che è già lurido.
Prende mia madre tra le rocce e dice
che gli scemi si lavan poco e male.
Giochiamo tutti alla luna calante.

 

 

Mamma combatte tutte le ferite –
praticate e subite.

E le luci, mon dieu!, già suturate
che hanno invasi i millenni del suo corpo.

Vive per questo. Certi giorni sembra
che non abbia altro scopo, quando vaga
per le stanze svegliando lì ogni padre
celeste, a ogni padre

appellandosi agnella furibonda

 

 

 

Nel ritornare a un corpo senza sintomi
constatiamo che nostra madre è viva
per le troppe ferite. Sulla porta
gli appunti del trapasso già mancato
che si seccano – questo è il sangue, questo
l’umore. Tutto quanto siamo noi.

5 pensieri su “FLASHES E DEDICHE – 86 – “SQUIRTARE” TRA I VERSI DI OLIMPIA BUONPASTORE

  1. Ma un po’ di testa e pensiero e meno vagina no? Detto tra noi lo squirt é una favoletta da riviste pornografiche. Una tecnica per eccitare i maschi trattenendo la pipí per poi riversarla al momento del gemito finale. Insomma una fantasia deviata e mitizzata. Meglio allora il più concreto “riempimi di caxxo,” della Valduga.

  2. quale è il limite tra provocazione e arte? quando è necessaria? poesia o merda d’artista ? …..etc etc etc…

  3. Cmq un buon metodo per gratificare il povero toro da monta, sfuggendo al classico e puntuale “ti è piaciuto?”. Ci trovo anche una tragicissima e cattolicissima Merini in quell’ “agnella furibonda” quasi al limite del pathos sacrificale per le bocche dei cani. Per rispondere a Giulio una genialata ammiccante per pruderie da letterati impotenti

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