FLASHES E DEDICHE – 84 – IL LIBECCIO DELLA RIZZUTO

CartaCanta ha recentemente pubblicato uno snello libretto dal titolo affascinante: “Porta libeccio”. L’autrice è Emanuela Rizzuto, siciliana trapiantata a Bologna. La Rizzuto è al suo esordio ma mostra padronanza, amore sviscerato per la poesia e tanto tanto entusiasmo. Il libro è ben scritto e concepito con una tripartizione in sezioni, ovvero come non smetto mai di ripetere, ha una propria solida architettura. La prima sezione “ricordo le prime pietre” è veramente bella, qui la maturità stilistica è elevata ed è la base da cui partire per ulteriori sviluppi. Anche i richiami “religiosi” all’interno dell’intero testo sono interessanti e lo dico con serena laicità. Un buon esordio dunque a cui seguiranno, sono sicuro, prove ancora migliori. Il biografismo si fa sentire ma non è mai invadente, anzi, l’autrice spesso interroga se stessa come naturale controcanto, nel tentativo di dare voce alle pietre interiori, alle pietre per costruire, alle pietre che sbarrano la crescita interiore.

 

 

 

 

 

A casa
C’è che gli anni trascorsi è difficile contarli
e le stoviglie si rompono sottovoce,
fino a che non rimane un solo bicchiere
allora invecchi sentendo tutto insieme
il fracasso di ciò che il tempo ha rotto.

 

 

I

Palermo è amara vista dal cielo
senza gelsomini,
parlavo a mio nonno che sorrideva e capiva
pieno come un albero che sta e fa ombra.

Cosa vuol dire non so più camminare?
« Annacarsi. Ondeggi coi piedi fissi a terra ».

Le cose hanno perso possibilità.
« I bicchieri, il pavimento, i balconi ».
Il mare, gli alberi, il promontorio.
« Non c’è più movimento ».
La chioma di vetro rosa sta ferma.
« Il vento ».
Nessun vento. Mi fermo. Il dolore mi allontana da quello che ho intorno. Mi perdo.
« Se ti perdi, comincia qualcosa ».
Le cose hanno perso possibilità.
« Cos’è questa mano davanti al tuo dolore? »
Non è.
« Cos’è questa luce davanti al tuo dolore? »
Non è.
« E questa terra? I lombrichi, il vaso di ciclamini che piace a tua nonna? »
Non è. Tu non sei. E io?

Nonno, adesso diventerò più buona o più cattiva?
« Saprai essere più buona e più cattiva».
Cosa vuol dire non so più camminare?

II

L’abbraccio costiero era quello di mia madre
nel delirio di montagne, traffico e voci.
Avrei chiamato casa non appena atterrata
e al telefono sarei stata veloce,
non abbiamo molto tempo
tutto è cambiato.
Su che parte del mare sono?
La corrente non aspetta le persone
ma le trasporta ugualmente.
Adesso che ho imparato
a succhiare i fiori gialli delle contraddizioni
e ad andare via, tu resti
pietra seduta sulla banchina,
rami incarnati fra le dita,
cava di marmo all’ombelico,
cespugli. Lì sai vivere e io morirei
dove il tempo aumenta le alghe ai piedi
e questo mare è un’attesa perenne.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *