Pillole di poesia – Luciana Luzi da “Aleppo c’è”

di Ilaria Grasso

Oltre cento morti è il bilancio dei morti della strage di Aleppo di cui sessantotto bambini e tredici donne. La poesia che leggiamo oggi fa parte dell’Antologia ALEPPO C’E’, iniziativa del collettivo Bibbia d’Asfalto a supporto di Medici Senza Frontiere Italia. I versi di Luciana Luzi ci fanno ascoltare la voce di una bambina reduce del massacro, privata prematuramente e con violenza della figura materna. Non c’è risparmio di dettagli sulle sensazioni e percezioni provate dalla piccola. Dinnanzi allo scenario post-apocalittico neanche l’immagine di una bambola che potrebbe riprendere vita semplicemente riattaccandole la testa riesce a stemperare la violenza disumana e il senso di morte e di ingiustizia. Le piccole grandi domande che la bimba si pone rimarranno inevase come ancora purtroppo lo sono quelle inerenti i nominativi dei colpevoli della strage. I versi in chiusura con encomiabile sintesi ci danno prova che non sempre i “Grandi” del mondo lo sono poi realmente e che sulle questioni importanti sarebbe molto più opportuno affidarsi al buon senso dei bambini.

UNA BAMBINA AD ALEPPO
Alla mia bambola manca la testa
a me tre dita.
Sento in bocca il sangue
e la polvere,
non hanno il sapore del falafel
della mamma.
La chiamo senza voce,
non la vedo.
C’è troppo fumo.
Ma vedo pezzi di case,
anche il Cielo è in pezzi.
Chi riattaccherà la testa
alla mia bambola?
Le mie dita
se le è già prese il vento.
Non mi piacciono
i giochi dei Grandi.

ALEPPO C’E’ – Kipple Officina Libraria

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