S!LLOGE – Giovanna La Maestra : Cantu di notti

“Ma chi m’importa. Iò ti vogghiu in vita”

Se ci si domanda quando è nato dentro di noi un canto, ci si accorge che l’occasione, il momento, è un intreccio di tempi e storie. Il modo in cui esso arriva poi agli altri può generare immagini, suoni, memorie e anche scrittura. Accanto alla narrazione di esperienze e incontri che hanno suscitato in me “Cantu di notti”, il lettore troverà quindi, in questo libro, i pensieri, le riflessioni e i racconti di altri autori”.

*** da pag 5

Lava di fuoco,
magma,
distruttivo dolore consapevole
minaccia la fronte
e le spalle.
Curva onda, linfa d’albero,
dolce molle bellezza
nella schiena e sui fianchi.
Sinuoso fiume la seduzione
percorre il limpido blu
delle vene
nel bianco delle braccia.
Spada di forza e giustizia
nelle tese corde delle gambe.
Danza, memoria di ali adolescenti
nei piedi.
E la limpida, marina acqua
del generale nel ventre,
ragione di fibre e di corpo.
Esplodono di schegge lucide
alla mente il presente,
l’evento, la morte,
la lunare ragione
e caparbio il coraggio.
Ma il grembo
ragione e coraggio raccoglie.
Come bordi di nube
la certezza del vivere,
del nascere
la tiepida notturna tenerezza.

Volume piccolo e tanto prezioso, il “Cantu di notti” di Giovanna La Maestra sa di sangue, di terra e di viscere. La notte che porta un malu sonnu ospita il breve dialogo tra una donna e tre giovani amanti della giustizia. È la condizione di una terra martoriata che “soffri e non poti parràri” e che spera nella memoria di chi resta “ca cu’ si scorda ammazza du’ voti”.

Edito dalla Pungitopo editrice nel 1991, il testo comprende anche scritti di altri autori, “Nei territori del sogno” di Angelo Tripodo, “Silenzio” di Antonella Cammarota, “Desiderio di un viaggio” di Nino Romeo, “Il vecchio di Amendolea”di Anna Maria Matricardi. È stato rappresentato alla Sala Laudamo di Messina in occasione della Rassegna di giovani compositori dell’ultima generazione curata dall’Ars Musica di Messina e dall’Accademia Musica Nova di Roma e a Pentidattilo, in Calabria, come contributo all’associazione La Ragnatela alle iniziative di sostegno del progetto di recupero del borgo antico, a Citta di Castello, in Umbria, alla Fiera delle Utopie Concrete.

Nasce così, il “Cantu di notti”, da un dolore muto e inappellabile, pochi giorni dopo la morte di Mauro Rostagno ed alcuni mesi dopo quella di Nino Romeo, ex alunno dell’autrice.

*** da pag 55
“[…] … la morti …
unu lu cogghi davanti ô canceddu
di ‘nu giardinu d’aranci, la notti;
l’àutru pi la straduzza di campagna
e l’àutru lu minaccia di luntanu
mentri addumanna, addumanna giustizia”.

Nessuna convinzione, nessuna posizione politica, nessuna scrittura potevano essere una risposta efficace a questo vuoto che riguardava ferite, dolori e memorie di una civiltà e di una cultura ammutolita dal suo essere rimasta senza voce.
Fu allora che mi resi conto che solo un rito, un canto che scaturisse dalla nostra cultura potevano colmare questo vuoto e riaffermare il valore del vivere. Capii che solo una lingua materna e un suono materno potevano esprimere quello che provavo”.

Quando Giovanna La Maestra sentì la necessità di scrivere queste pagine, prese subito coscienza di quanto il “Cantu di notti” fosse già profondamente radicato nella memoria di eventi lontani nel tempo e legati alla sua personale esperienza di ricerca metodologica all’interno del Movimento di Cooperazione Educativa. Il Movimento di Cooperazione Educativa trae le sue origini e ispirazioni dall’insegnamento di Célestin Freinet che diede avvio ad un movimento di “pedagogia popolare” laica, cooperativa, e socialmente impegnata. Nato come “cooperativa della tipografia in classe” nel 1951, assume nel 1957 il nome di M.C.E. Fa parte, insieme ai movimenti e gruppi della Pedagogia Freinet, della Federation Internationale des Mouvements d’Ecole Moderne. La ricerca, nell’M.C.E., avviene all’interno del laboratorio adulto, sostenuto e organizzato dai Gruppi territoriali e nazionali.

Quello che ho detto non so da quale parte del mio cuore viene, so soltanto che è antica e da sempre l’ho cercata in un canto” – Angelo Tripodo.
In foto, uno dei disegni di Angelo Tripodo presenti all’interno del volume.

(a cura di Marta Cutugno)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *