FLASHES E DEDICHE – 77 – LA FIORITURA DELLA FICHERA

“Per vederti fiorire” (Cartacanta 2017) è l’opera prima di Alessandra Fichera, un libro sicuramente maturo e scritto con un progetto ben definito e definibile. Il titolo è già chiave di lettura della bella scrittura della Fichera; la fioritura si deve intendere come percorso personale, come processo (ri)generativo sia per la persona sia, estendendone il significato, della narrazione in versi. Sottotraccia si vedono, si sentono, i semi che l’autrice spande in un territorio talvolta arido, dove la ancor giovane memoria compie un lavoro di fertilizzazione. Il risultato è veramente interessante, le tre parti che compongono il testo sono in realtà  un unico lungo canto che vuole essere richiesta di ascolto, una melodia dai toni gravi ed improvvisamente “in maggiore”. La Fichera è consapevole, non è soltanto ospite osservante dei suoi stessi versi. L’esempio è dato nella prima e nell’ultima poesia, con la semplice aggiunta di una frase ci regala una chiusa che stravolge il senso iniziale:

 

La luce mi taglia la faccia
intaglia il merletto
negli occhi.

È primavera
e io sono sola

 

Questa poesia d’apertura, scritta in corsivo, diventa alla fine del percorso di narrazione poetica :

La luce mi taglia la faccia
intaglia il merletto
negli occhi.

È primavera
e io sono sola
Ma ci sono.
 

Tra le poesie dell’interessante libro vi lascio questa :
Monteaperti

Da lì la vita s’incamminò con noi, Firenze spingeva
con il suo marmo, le statue, le tende bianche
sui vetri del Trecento. Lontana Monteaperti, la sconfitta
per mano dei senesi, la balzana trionfante.
Si offriva agli occhi come la frutta lucida al mercato
con veemenza cantava la sua bellezza sulle sponde.

 

A Santo Spirito il tuo viso a fianco al mio trafitti
dallo stesso raggio, come bere luce dalla stessa coppa
e brindare alla salute, alla mia e alla tua nella somma.

 

 

Sulle strisce, ad un semaforo, la riunione delle bocche
germogliò di fronte a tutti un asfodelo sull’asfalto
Negli occhi racchiudemmo tutti i voli
sanammo le ferite a cielo aperto.

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