FLASHES E DEDICHE – 76 – LA LUCE DI GALLONI

Il motto che racchiude il progetto editoriale RPlibri è Crescere insieme ai nostri autori e lettori, crescere per i nostri autori e lettori, crescere grazie ai nostri autori e lettori. La proposta, diretta dalla brava Rita Pacilio, vuole rilanciare la buona scrittura, attraverso la cultura e la sua diffusione, con forti e significativi segnali di ripresa, di rinascita e ricostruzione, grazie alla professionalità, alla serietà e alla passione. Diverse le Collane, dalla Poesia alla Letteratura per l’infanzia. L’obiettivo è la raffinatezza, sia dei contenuti che dell’oggetto/libro. La collana Poesia,  vede già sette titoli in pochi mesi. Per la Sezione ‘L’anello di Mobius’ curata dal geniale  Antonio Bux, è uscito da poco “In che luce cadranno” di Gabriele Galloni. Galloni già con “Slittamenti” (Augh 2017) aveva fatto intravedere dell’ottima poesia, qui non solo conferma l’impressione ma ci regala un lavoro di grande maturità stilistica. Non cadiamo nel tranello legato alla sua giovane età (ormai lo ripeto sempre dell’assurdo connubio) qui la penna è uno step avanti la media ed anche qualcosa di più. Il lavoro talvolta quasi epigrammatico nei toni, ci porta ad un fitto dialogo morti-vivi in un inesistente confronto. Non ci si inganni, non è un viaggio ctonio, i ruoli qui sono intercambiabili, cambia il denominativo e c’è ripetutamente uno scambio semantico..chi sono i vivi?  Chi i morti? In sottofondo la necropoli loliniana. Galloni ha scritto davvero un bel lavoro, dentro,tra e sopra le righe.

 

 

 

 

I morti continuano a porsi
le stesse domande dei vivi:
rimangono i corsi e i ricorsi
del vivere identici sulle
due rive. In che luce cadranno
tornati alle cellule.

 

 

 

I morti seguono un apprendistato
severo. Per sei mesi sono semplici
ematomi; poi superfici lisce.
E se divengono quel che già sono
è solo merito loro (non scivolano)

 

 

 

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile:
sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci
con una mano – e l’altra all’Invisibile

 

 

 

Ho conosciuto un uomo che leggeva
la mano ai morti. Preferiva quelli
sotto i vent’anni; tutte le domeniche
nell’obitorio prediceva loro
le coordinate per un’altra vita.

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