FLASHES E DEDICHE – 70 – GLI ALFABETI DELLA FIORENTIN

Ci sono libri che contengono sottotraccia filamenti che collegano tra loro le varie “fasi” in cui il testo stesso è composto : la abusata frase “dove scorre in filigrana”. Il lavoro della Fiorentin  contiene dei collanti particolari, i colori, le date e soprattutto una onestà di scrittura che può soltanto fare bene agli amanti della poesia. Gli alfabeti intatti (Arcipelago Itaca Edizioni 2017) è un libro ben organizzato con una prefazione dell’ottimo Paolo Lago che coglie il senso profondo dell’intera struttura. I versi  della Fiorentin puntellano sentimenti, sociale e metapoesia, senza mai scadere nel superficiale o auto(com)piacendosi. Da un certo punto di vista questi alfabeti intatti sono quelli riservati ad una verginità della parola per la sua purezza magica, nello stesso attimo in cui cozzano e raccontano una realtà disordinata e dolorosa.

 

 

 

Come si sta fuggiti
dall’egro affare dei commerci
sulla scia di Plutone
le lettere diventano codici a barre, quotazioni.
Io sulle panchine tra le tombe e le ombre,
o nel buio fuori dallo spettacolo,
ascolto un testo maestoso, spira tra le spine,
mentre il copione dice il copione.
Poi nella stanza tocco alfabeti intatti e mi sento viva.

 

 

Gennaio 2016

Certe poesie hanno sottofondi
ad alto volume

Martelli pneumatici
cigolii, catene al collo

Tende il muscolo la nostra colonia penale
una litania si leva a lamento, ma stride come la sua macchina

No del mio respiro a questa macchina

Sono i tacchi del padrone
(va a caccia)
sono i conigli che tremano, sono i lavori operai

Tornano,
nella matita del poeta, tornano.

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