FLASHES E DEDICHE – 34 AUTO INTERVISTA PER UN’ AUTO ANTOLOGIA DI ANTONIO BUX

NATURARIO ovvero la bestialità del poeta

Conosco Bux da quando era piccolo, ammesso che piccolo sia mai stato. Prima della sua Trilogia dello zero, prima di prima. Ci scriviamo, ci scambiamo pareri sulla poesia con visioni a volte opposte che finiscono per assomigliarsi da quanto si oppongono. Lascio la parola ad un Bux in terza persona perchè nessuno meglio di un poeta può parlare di un poeta e della sua bestialità. Naturario è una corposa auto antologia (difatti il sottotitolo è poesie 2014-2016), che a sua volta potrebbe definirsi tranquillamente una tetralogia, data la mole di ogni sezione (ciclo), che, prese singo­larmente, sarebbero potute essere dei veri e propri libriccini autonomi. Ma l’autore, si intuisce, forse per ragioni stilistiche e formali, o forse per ragioni di indagini e accumuli sistematici, ha preferito raggruppare il lavoro in una sorta di schedario, o meglio, di Atlante poetico. E in questo Atlante il poeta esplora e si perde, e rinnova i fondali della propria conobuxnatuscenza per renderli poi alle acque dell’avvenire e della coscienza. Le sezioni del libro (Ciclo del Fuoco, Ciclo dell’Acqua, Ciclo dell’Aria e Ciclo della Terra) dal richiamo elementale, come anche il richiamo panteistico del titolo, sembra stiano ad indicare proprio questa volontà animale e minimale di essere nel mondo; certo, come esseri sì pensanti, ma dal pensiero attivo e profondamente unito alla terra e alle altre forme di vita che la popolano. Probabilmente, la maggior parte dei testi di Naturario, provano ad evocare quest’energia primordiale e primigenia che è custodita nella natura stessa e nei suoi elementi vitali. La “pioggia” di testi qui accumu­lati sono alternanti, dai registri e dagli scenari diversi, anche se uniti da una cadenza sincopata, univoca e ritmica, che sfocia spesso in una prosa lirica; così i versi danno sovente l’impressione di far assistere ad una messa in onda, ad un’azione metafisica che si unisce alla parabola esistenziale, e dunque reale dell’autore, che sopravvive a queste pagine e che da queste possenti (ben quattrocento) pagine ne esce deviato, rinvigo­rito, forse, perciò lavorato. Giacché pare sia il lavoro (inteso come lavorio, logorio e superamento di sé) il risultato a cui aspira il poeta. Ed è ritornare alla bestia, probabilmente, il gioco al quale il poeta si deve sottoporre. E il risultato di Bux sono i resti, lucenti, di questa estenuazione e di questo continuo gioco al rialzo; il risultato è la bestialità del poeta, la sua dis-umanità, sfoggiata tra versi di echi ed echi di-versi; il risultato, dunque, sono versi che chiamano a sé la vita e la natura delle cose, con la loro infinità riflessiva e autentica. Perciò si può dire, senza dubbio, che Naturario è l’anima stessa del poeta, che ritorna all’uomo, ferito, per rifluire nel sangue del proprio esistere. Ed è un risultato ammirevole. Forse, dopo i già corposi Trilogia dello zero (pp. 352, euro 20, Marco Saya Edizioni, Milano, 2012) e Siste­mi di disordine quotidiano (pp. 274, euro 15, Achille e la tartaruga Edizioni, Torino, 2014), l’autore prova, con Naturario, a chiudere un cerchio: forse Bux prova a chiudere il suo personale zero, per aprire, chissà, allo zenit di una nuova esperienza, la propria indagine poetica ed esistenziale.

Dieci poesie di Antonio Bux tratte daa “Naturario” (pp. 400, euro 15, collana “Il gabbiere, Edizioni Di Felice, Martinsicuro, 2016).

 

 

MELTEMI

 

1.

 

Oh la mia anima senza corpo

come lo scheletro di Teseo

dritto sull’acqua

 

vede di sé il non futuro

la non Storia e le anime morte

tra i microbi e gli acquitrini

 

2.

 

Anacreonte il tuo vino mesce

il sangue dei popoli

versate le coppe assiderate

 

torni vento ed escremento

ma mai fu perversione

baciare la tua melma

 

3.

 

Per due tre monete o per i

raggi milionari di Tebe

che il buio rifluisce

 

e le città sono tutte

vuote e della menzogna

come solo di Edipo

 

4.

 

Efesto margine, Vento

di chi sei il vuoto

del fuoco o della giustizia

 

per la mano di dio invano

o per la lava dissanguata

tu cresci vulcano

 

5.

 

Colomba cieca, Mercurio

Donna che voli

sulle cosce dei disabili

 

non guardare noi come figli

non vedi che siamo vuoti

d’esistere e di proseguire

 

6.

 

Parmenide, tu che divori

la sesta, lentissima nuvola,

fai che il suolo tremi

 

e dinanzi la città sfinita

il terzo occhio, fai che

ci ignori

 

7.

 

Arianna, col filo Parco

tu danneggi la vita

come al nono mese

 

dal tuo grembo solo puoi

il mostro, e dei sensi

l’opposto gamete

 

8.

 

La tua grazia è come il fiore

infuocato, Filomela, per il sole

cieco, come un uccello

 

voli sul mio cranio, e sul mondo

dai crani svuotati, d’amore

e di semine

 

9.

 

Onda, che del riverbero

curi l’infrangere, come me

sei onda irreale, tu sei L’Ulisse

che gioca al nascere, e al profondo

togli e muori, e nasci tra le perle

attonite, e tra i pori di un’Atlantide

che si sa sola; Onda, tu che temi

l’uomo e ami il mare del suicidio,

tu sei l’onda di Platone, l’onda

mediterranea, tu sei la cicatrice

di Dio, Onda dove ogni cosa

è il tempo, tu sei il riposo

di Omero, lo spettro di Otranto

da dove Dioniso si affaccia,

e come dal mare tu non ci sei

ma tu vieni a noi per invadere

 

Per forze congiunte, energie

d’Ulisse che non si è

mai come lui mare e profondo

 

cielo di sangue e ferite, mai

si è sulla nave o sul Metaponto

sua battaglia spaziale

 

10.

 

Corri al mio fianco, Meltemi

che tu sia Marocco, mio fiordo

e come uno schiavo io possa

 

arrivare, e alla grande Stagione

dei fermi, e trovare in Algeri

sia Itaca che la Morte

 

bux

 

 

Antonio Bux (Foggia, 1982), ha pubblicato vari libri, sia in italiano (tra i quali Trilogia dello zero, Sistemi di disordine quotidiano, Un luogo neutrale, Kevlar) che in spagnolo (23 – fragmentos de alguien, El hombre comido, Saga familiar de un lobo estepario). Traduce dallo spagnolo, occupandosi, ad oggi, prevalentemente dell’opera di Leopoldo María Panero.

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