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#ArnesiDaSuono 38 – Sarangi: sonorità magnetiche della musica indiana

di Marta Cutugno

Strumento ad arco principe della cultura indiana: il sarangi. Etimologicamente, il termine deriverebbe da seh (tre) e rang (colori) oppure da sau (cento) e rang (colori), alludendo alle “centinaia di colori” ovvero alle innumerevoli possibili sfumature di suoni sullo strumento. Nella storia della musica indiana, le primissime tracce del sarangi risalgono al XVIII sec ed oggi è ancora estremamente conosciuto ed utilizzato nel nord dell’India, del Rajasthan, del Pakistan dell’Afghanistan ed in Nepal. Nasce come strumento solista e successivamente verrà impiegato nella musica etnica, classica e popolare anche per accompagnare la voce o le rappresentazioni coreografiche. Ricavato da un unico pezzo di legno di cedro che comprende cassa di risonanza e manico, il sarangi si presenta come una viola dalla forma tozza. La cassa è coperta di pelle di capra, mentre la tavola armonica è sostenuta e rinforzata da una correggia in cuoio; il ponticello in osso sostiene quattro corde di cui tre di budello – accordate su tonica, dominante e ottava del raga (impianto strutturale di base della musica indiana, sorta di modo) – ed una metallica al’ottava. Le quattro corde di base vengono accordate grazie ai quattro grossi piroli sistemati nella parte alta dello strumento e sono, a loro volta, accompagnate da più di quaranta corde di risonanza in metallo dette Tarab, suddivise in due distinte sezioni, una accordata secondo il raga e l’altra secondo la scala cromatica. Le corde Tarab sono collegate a piccoli piroli sistemati in alto e lateralmente e non sfiorano mai l’arco o le dita dell’esecutore.

Per suonare il sarangi, lo strumentista deve reggerlo in posizione verticale sulle gambe, adagiandolo al collo ed al grembo. La mano destra, con il palmo rivolto verso l’alto, tiene l’arco, robusto come quelli utilizzati per gli strumenti occidentali. La mano sinistra blocca le corde non con i polpastrelli ma con il dorso delle unghie – premendole di lato da sinistra verso destra – stabilendo così l’intonazione delle note da eseguire sulla tastiera e producendo, quando richiesto, anche l’effetto glissando, tipico delle sonorità indiane. Entrambe le mani vengono solitamente cosparse di talco per agevolarne lo scivolamento sullo strumento.
Tra gli strumenti musicali, il sarangi si distingue per le difficoltà esecutive e di accordatura, per l’intonazione flessibile e per le sonorità morbide ed espressive vicine a quelle della voce umana

Immagine di copertina da rajacademy.com

 

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