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È solo la fine del mondo

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Lo stile è tutto. Questo insegnamento dei maestri viene in mente vedendo il sesto film di Xavier Dolan (“Mommy”), “È solo la fine del mondo”, Grand Prix alla 69esima edizione del Festival di Cannes. Regista, sceneggiatore e pure artefice del montaggio, Dolan trae spunto da una pièce di Jean-Luc Lagarce e racconta con inventiva un microcosmo familiare fatto di rancori, esasperazioni, vicende troppo dolorose da rievocare, non detti e ferite dell’anima ormai radicate.

Un mondo dove le parole sono inutili, perché servono a insultarsi e gridarsi la propria impotenza, e ogni legame è così fragile e illusorio perché la famiglia è un tempio delle fragilità e delle nevrosi, senza ripari e protezioni. Lo stile di Dolan, classe 1989, in questa produzione franco-canadese, esaspera tensioni e chiusure emotive con parossistica esaltazione dei conflitti fra i personaggi: da una parte il drammaturgo di successo Louis, lontano dai suoi affetti per dodici anni e deciso (o almeno così sembra) a rivelare un suo drammatico segreto; dall’altro, una madre sopra le righe, un fratello rancoroso, con una moglie fragile che cerca di rimediare al conflitto, e una sorella sempre strafatta e in perenne adorazione di un fratello che non ha quasi conosciuto.

Per rendere il tutto tragicamente senza soluzione, lambendo l’orrore e la vacuità del vivere, Dolan utilizza in modo creativo primi e primissimi piani dei personaggi, mettendo con originalità in relazione gli spazi delle case, gli esterni inquieti, le luci e le molte ombre, con la fotografia di André Turpin, e i visi spaesati dei cinque interpreti. Mentre un solo flashback sfiora la verità dei sentimenti di Louis, le accelerazioni della macchina da presa e delle musiche, con colonna sonora del libanese Gabriel Yared, si accompagnano all’inserimento di nuovi dettagli fulminanti, tra oggetti che inquietano, orologi a cucù, spazi della casa e luoghi della mente.

In questo teatro dell’incomprensione e dell’impossibilità di ogni comunicazione, Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Vincent Cassel, Marion Cotillard e Léa Seydoux sono gli attori esemplari di questa sconfitta esistenziale.

Marco Olivieri

 

La recensione è stata pubblicata su 109press del 15 dicembre 2016, rubrica Visioni.

Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook francese del film.

 

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