Le altre lingue: Belgio – Remo-Tito Pozzetti

Decimo e ultimo capitolo della rubrica “Le altre lingue” dedicata al Belgio. Il poeta selezionato da Gabriele Belletti è Remo-Tito Pozzetti. Buona lettura. 


Remo-Tito Pozzetti (10)

(Hornu 1927 – Bruxelles 1987)

Poeta e traduttore belga. Anche Remo-Tito Pozzetti, come Jean-Louis Vandermaesen, vede la sua poetica legata alle miniere e al mestiere di minatore, mestiere svolto, in questo caso, da suo padre. In particolare, in Cathédrale Boraine – raccolta che si divide in due parti, Chemin de la recherche (Unimuse, 1959), dalla quale sono state tradotte due liriche proposte, e Mausolée d’Auguste Marin (Arcam, 1977) – Pozzetti canta le condizioni di vita dei minatori nel sito carbonifero della regione del Borinage (da qui il titolo), ma anche dell’inizio della chiusura di alcuni siti. Tra le altre opere poetiche dell’autore ricordiamo Béatrice Inaccessible (1950, Prix Max Rose), La nuit blanche (Aux Ed. du C.E.L.F., 1958) e Le Requiem pour les vivants et pour les morts (PePo, 1967).


Remo-Tito Pozzetti – due poesie
Traduzione di Gabriele Belletti

1.

Nous ne compterons plus vos tours ni vos parvis
Votre nef s’engloutit dans des mers souterraines
Vos vitraux sont brisés sur les tombes boraines
Vous n’êtes qu’abandon Cathédrale d’ici.

Vous n’êtes plus ni treuil ni fardeau d’infamies
Ni couteaux aiguisés qui s’échappent du pain
Vous n’êtes plus poumons qui saignez sous le sein
Cathédrale d’ici qu’on rendit aux prairies.

Nous ne saurons plus où vos carillons se fêlent
Les enfants du sonneur sont veillés par le sort
Cathédrale d’ici couveuse de la mort
Nous ne saurons plus où vos torrents s’écartèlent.

*

Noi non conteremo più ogni torre e ogni piazzale
La tua navata si inabissa in mari sotterranei
I tuoi vetri sono infranti sulle tombe boraines
Tu non sei altro che abbandono nostra Cattedrale.

Tu non sei più né argano né fardello di dicerie
Né coltelli affilati dal pane dileguanti
Tu non sei più polmoni nel petto sanguinanti
Nostra Cattedrale che restituimmo alle praterie.

Noi non sapremo più dove le tue campane si spaccano
I figli di chi le suona son vegliati dalla sorte
Nostra Cattedrale che covi la morte
Non sapremo più dove i tuoi torrenti si distaccano.


2.

Les corons trainés comme des lanternes sourdes
Nos corons suspendus au gibet du tourment
Sont fétus bousculés par l’épaule du temps
Sont vents virulents abreuvés d’averses lourdes.

*

Le case dei minatori trascinate come sorde lanterne
Le nostre case sospese alla forca del tormento
Sono feti spinti dalla spalla del tempo
Sono venti violenti abbeverati da piogge eterne.


In copertina: Remo-Tito Pozzetti (Fonte: Tempo fugit).

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