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Amara ironia su Mosca. Quando dissentire è un dovere, forse inutile.

Trent’anni or sono il ‘conterroneo’ Franco Battiato contemplava “la grazia innaturale di Nijinsky”; oggi io, per certi aspetti suo mediocre epigono, non posso che ponderare – inerme – “la vergogna innaturale in cui versa la terra della Rivoluzione d’Ottobre”.

Altro anche l’uomo più volenteroso e dotato di potere non potrebbe fare, data l’indicibile nefandezza occultata da fulgori marcescenti, seppur lustrati a festa.

Accade questo non nell’era dei lanzichenecchi o del terzo reich (mi rifiuto di scriverli in maiuscolo), ma ai nostri (moderni?) giorni, in uno stato che si spaccia per democratico, ma che ne ha solo la parvenza.

Facciamo banali esempî.

E’ come se Lapo Elkann avesse acquisito la Fiat facendo occupare con le armi gli uffici generali da parte della polizia piemontese (già opportunamente ‘mazzettata’), con il tacito accordo di Pierino Fassino e Chiara Appendino e corrompendo il magistrato Guarriniello affinché vidimasse la legale cessione della suddetta FCA Automobiles.

Come se il ministro Padoan non retribuisse a sufficienza il comandante in capo della gloriosa nave – scuola “Vespucci”.

Come se degli indipendentisti forconi di Trinacria compissero un atto terroristico alla Scala di Milano (vedi Dubrovka), tenendo in ostaggio le varie ‘bamboline’ siliconate, bardate per l’evento; dopodichè “Renzie” desse l’ordine di usare un gas a piacimento, al fine di eliminare gli isolani all’interno e privare poi delle dovute cure i terroni sopravvissuti; per infine dichiarare pubblicamente che è tutta colpa dell’Isis, di Al-Qaeda e del post – 11 Settembre (questo si che lo metto in maiuscolo).

Come se non venissero forniti aiuti ad un’ipotetica elementare di San Giuliano (Beslan italica) occupata, stavolta per par-condicio, da mercenari padani, querelanti la secessione in cambio degli ostaggi… e la Farnesina non inviasse agenti scelti per giorni.

Scusate se ho usato paradosso e ironia, quando purtroppo la triste, sgomentevole verità richiederebbe tatto; tuttavia basta fare una semplice traslazione: Belpaese come allegoria di Repubblica Federale Sovietica, e l’ironia di colpo scompare, polvere sotto il tappeto della realtà.

L’aberrazione in tutto questo è che le madri ricevono la notizia della morte dei figli (a volte neanche quella), ma non sapranno mai dove piangere i loro corpi; i giornali non potranno scrivere una riga di dissenso perché tutti al soldo del governo e  l’unica giornalista che ha osato farlo, Anna Politkovskajia, è stata trucidata ignobilmente (stessa sorte accaduta di recente all’oppositore politico Nemtsov).

Meraviglia finale a suggello del mio inutile mini – pamphlet: nel nostro succitato stivale c’è chi si ritiene ancora tronfio amico fraterno di colui che è responsabile più alto d’ogni descritta ignominia (avete capito bene, sto giusto parlando del cedrone, nonché ex ‘bandanamunito’ creatore del format “cene eleganti” tanto in voga – ahimè – ancora oggi).

Meditare non basta, ma non si può contrastare una superpotenza nucleare, pena un immediato terzo conflitto mondiale. In attesa, meglio odio rispetto ad indifferenza e ignoranza.

“Com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”, specie in uno stato dove la notte non sembra essere mai trascorsa!

 

Diego Conticello

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