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#AnEyeOnGaza: Ramy Balawi “Gaza after one Year of Israeli war” – Gaza dopo un anno di guerra israeliana

Ad agosto Carteggi Letterari si prende una pausa e sospende la programmazione ordinaria. Riproporremo post apparsi nel secondo anno di attività. Ramy Balawi sul conflitto mediorientale (pubblicato il 4 luglio 2015).


di Ramy Balawi

revisione della versione italiana a cura di natàlia castaldi

 

In Gaza, after one year since Israel’s military operation (Margin Protective – Protective Edge), It looks is nothing has changed and there is still the same atmosphere of war: the ruins of thousands of destroyed houses still stand along the streets of Gaza while more than 100 thousand people They have lost their homes and are still living under the worst humanitarian conditions, where hundreds of homeless people living with their children in caravans as large as a cell. Some residential areas, in the eastern part of Gaza, now seem like a pile of rubble between a caravan and the other and there are thousands of families living in houses damaged although there is a part of those damaged houses is an uninhabitable there is a probable to fall these damaged houses at any moment, despite all risks for life those families but there is no alternative only the live in those damaged houses.
Despite the promises of the international community about the reconstruction of Gaza, during the conference in Cairo last October, when they gathered $ 5.4 billion, of which only 27.5% or nearly $1.0 billion of the aid promised by international donors have been disbursed / paid to repair the damage done to houses during the bombing and we live the first anniversary of the Israeli war in Gaza, there is not one house has been rebuilt. The reconstruction is progressing very slowly, due to lack of funds and the blockade imposed by the Israeli government since 2007 that prevents it from getting to Gaza even the building materials necessary to guarantee the minimum living conditions for the inhabitants of the Gaza Strip, and that is the ‘biggest obstacle to reconstruction.
UNRWA official said last week that the reconstruction of Gaza will take 30 years because of the lack of funding by International donors and he said we must not fail in Gaza again while Oxfam said last February , the current speed / with this rate it will take 100 years to rebuild Gaza. The total reconstruction of Gaza will be almost impossible to achieve.
Gaza is also suffering a serious electricity crisis due to the Israeli blockade and The only independent power station in Gaza was bombed in 2006. It was again hit during the last Israeli military offensive. electricity arrived in Gaza in blocks of no more than eight hours, each followed by another eight hours of power failure, this since the beginning of the blockade of Gaza in 2007.
While 95% of Gaza water is not purified drinking and Contaminated due to the Israeli blockade, which prevents the construction of plants for the desalination of sea water, as well as lack of water in the springs. The water that arrives to the homes of Gaza therefore is not purified drinking it, because of the salt. In addition, many water tanks and natural springs in the eastern part of the Gaza Strip, near the border with Israel, have been completely destroyed during the bombing of the military operation.

while the unemployment in Gaza increased in 2014 “to reach 44 percent — probably the highest in the world,” and that unemployment among Gaza youth 60% and the economy is on the verge of collapse According to a statement from World Bank report in last month. and said The rate of poor in Gaza 90% and four of every five Gazans receive “some aid.
Despite all the reports and visits of international delegations, despite the pressure made by some organs and agencies of the United Nations to end the blockade and isolation of Gaza and the start of reconstruction activities, necessary to save the Strip from complete disaster, mass collapse and frustration mass which applies to the population and the catastrophic situation prevailing in Gaza are becoming unsustainable and can only lead to an inevitable and yet another war.

 

Gaza dopo un anno di guerra israeliana.

 

A Gaza, dopo un anno dall’ultima operazione militare israeliana denominata Margine Protettivo (Protective Edge), non è ancora cambiato nulla e incombe su tutto la perenne atmosfera di guerra: le rovine di migliaia di case distrutte si stagliano ancora lungo le vie di Gaza, mentre più di 100mila persone hanno perso le loro abitazioni e vivono ancora nelle peggiori condizioni umanitarie. Centinaia sono i senzatetto che vivono con i figli all’interno di caravan grandi quanto una cella, mentre quelli che erano i quartieri residenziali nella parte Est di Gaza, sono ridotti a un cumulo di macerie tra un caravan e l’altro. Sono centinaia le famiglie che, non avendo alcuna alternativa di sopravvivenza, decidono di continuare a vivere, a dispetto dei rischi per la loro stessa vita, in case visibilmente pericolanti, pur sapendo bene che una parte di esse sarebbe totalmente inabitabile per le condizioni citriche degli edifici che potrebbero crollare da un momento all’altro.
Nonostante le promesse fatte della Comunità Internazionale per la ricostruzione di Gaza, durante la conferenza tenutasi al Cairo lo scorso ottobre, in occasione della quale vennero raccolti 5,4 miliardi di dollari, solo il 27,5%, all’incirca $1,0 miliardo di dollari degli aiuti promessi dai donatori internazionali sono stati sborsati/pagati per riparare i danni subiti dalle case durante i bombardamenti. La ricostruzione sta procedendo molto lentamente, a causa della mancanza di fondi e del blocco imposto dal 2007 dal governo israeliano, che impedisce di far arrivare a Gaza persino il materiale edilizio necessario a garantire le minime condizioni di vita agli abitanti della Striscia, e che costituisce l’ostacolo più grande per la ricostruzione.
Il Funzionario UNRWA [N.d.T.: The United Nations Relief and Works Agency per i rifugiati Palestinesi nella parte ad Est di Gaza] la settimana scorsa ha detto che per la ricostruzione di Gaza ci vorranno almeno 30 anni a causa della mancanza di finanziamenti da parte dei donatori internazionali ed ha aggiunto che non possiamo permetterci di fallire nuovamente a Gaza; mentre nel febbraio scorso l’Oxfam ha detto, che con questo ritmo ci vorranno più di 100 anni per ricostruire Gaza. Dacché la totale riedificazione di Gaza sarà praticamente impossibile da realizzare.
Gaza sta anche soffrendo una seria crisi elettrica dovuta al blocco israeliano, inoltre quella che era l’unica centrale elettrica autonoma di Gaza è stata bombardata una prima volta nel 2006 e definitivamente distrutta durante l’ultima offensiva militare israeliana. L’elettricità arriva a Gaza in blocchi di non più di otto ore, ognuno seguito da altre otto ore di assenza di energia, e questo va avanti da quando è iniziato il blocco di Gaza nel 2007.
Il 95% dell’acqua presente a Gaza non è depurata né potabile, a causa del blocco imposto da Israele, che impedisce la costruzione di centrali per la desalinizzazione dell’acqua di mare, vista la mancanza di acqua nelle sorgenti naturali. L’acqua che arriva alle abitazioni di Gaza, perciò, non è depurata né potabile, perché salmastra. Inoltre, molte cisterne d’acqua e sorgenti naturali nella parte Est della Striscia, vicino al confine con Israele, sono state completamente distrutte durante i bombardamenti dell’ultima operazione militare.
Secondo il rapporto della Banca Mondiale nel maggio scorso, il tasso di disoccupazione a Gaza è aumentato nel 2014 “per raggiungere il 44 per cento – probabilmente la più alta del mondo”, mentre la disoccupazione giovanile a Gaza tocca il tetto massimo del 60%, quindi si capisce bene come l’economia sia sull’orlo del collasso con un tasso di povertà che solo a Gaza raggiunge il 90% della popolazione totale, in pratica sono quattro su cinque gli abitanti di Gaza che per sopravvivere ricevono “aiuti umanitari”.
A dispetto di tutti i report e le visite delle delegazioni internazionali, nonostante la pressione fatta da alcuni organi ed agenzie delle Nazioni Unite per la fine del blocco e isolamento di Gaza e per l’avvio delle attività di ricostruzione, necessarie per salvare la Striscia dal completo disastro, il crollo, e la frustrazione di massa a cui è sottoposta tutta la popolazione e la situazione catastrofica in cui versa Gaza stanno diventando insostenibili e non potranno che sfociare in un’ennesima e inevitabile guerra.


Ramy Balawi
Ramy Balawi

Ramy Balawi è un giovane scrittore palestinese di 26 anni che insegna storia nelle scuole elementari di Gaza City, nella Striscia. È l’autore della lettera pubblicata dalle testate italiane con cui Gaza ha salutato come un eroe Simone Camilli, il videoreporter italiano morto sul campo il 13 agosto 2014. Balawi è uno dei trenta protagonisti di: “Medin – trenta storie dal Mediterraneo”, un libro di Marco Cesario, che racconta le storie di uomini, donne, scrittori ed intellettuali che abitano le terre del nostro mare.

Ramy con quest’articolo inizia il suo percorso di collaborazione con la redazione di Carteggi Letterari, al fine di offrire ai nostri lettori una visione in presa diretta della situazione israelo-palestinese e della Striscia di Gaza in particolare. La Redazione tutta di Carteggi Letterari, lo abbraccia e ringrazia per la sua importante voce e collaborazione nell’ottica e speranza di pace interculturale tra i popoli del Mediterraneo.

natàlia castaldi

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