Elezioni vinte

Elezioni in Catalogna: hanno vinto gli indipendentisti. Il loro leader, Puigdemont, è in Belgio, e se torna in Spagna verrà arrestato. Puigdemont vorrebbe farsi eleggere presidente del Parlamento catalano a distanza, telematicamente, via skype. Sarebbe una piccola rivoluzione della modernità. Ma Rajoy gli risponde che in quel caso terrà in vigore l’articolo 155, ossia il commissariamento della Catalogna da parte del governo centrale.

Puigdemont è politicamente morto. Può stare all’estero, oppure tornare e andare in prigione, dove lo attende in pratica l’ergastolo.

Il governo e la magistratura spagnoli hanno deciso di eliminare tutta la classe dirigente indipendentista catalana mettendoli in carcere. Se gli indipendentisti vogliono governare, dovranno eleggere politici nuovi, le seconde linee.

Elezioni in Italia. Il redivivo Silvio Berlusconi sta conducendo la rimonta elettorale di Forza Italia, che ha sorpassato la Lega di Salvini. La coalizione di centrodestra vincerà le elezioni politiche ma difficilmente, al contrario degli indipendentisti catalani, avrà la maggioranza assoluta in Parlamento. Chi sarà il loro leader? Al momento non viene fatto alcun nome. Il leader naturale del centrodestra, colui senza il quale il centrodestra non sarebbe unito, e non vincerebbe, è Silvio Berlusconi, attualmente ineleggibile, per la sua condanna penale passata in giudicato.

Berlusconi vorrebbe governare, ha supplicato gli organismi europei di permettergli di ricoprire cariche pubbliche in Italia, ed è stato ascoltato, ma la risposta non è ancora arrivata.

Come in Catalogna, il leader della coalizione vincente in Italia non potrà ricoprire il posto che politicamente gli spetterebbe.

Elezioni vinte democraticamente da due leader agli arresti, o quasi: uno latitante (o in esilio?), uno affidato ai servizi sociali. Un passo avanti, o all’indietro, della storia contemporanea.

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