ricambi

Per una poesia ‘protesica’: Basilio Reale – “I ricambi”

Le dodici ‘sequenze’ de I ricambi[1] prendono forma nel biennio 1965-1967; alcune di esse verranno pubblicate già nel 1966 su <<Paragone>>[2], la rivista di Roberto Longhi e Anna Banti, mentre l’intera raccolta vedrà la luce solo nel 1968, presso l’innovativa collana mondadoriana “Il Tornasole”, che si affiancava alla prestigiosa “Lo Specchio”, coll’intento di rendere noti certi poeti d’imprinting sperimentale.

Basilio Reale, in questo suo quarto lavoro, ripubblica anche gran parte delle cose precedenti, incluse ne Le quotidiane abitudini e ne La vita attiva, apportando solo lievi modifiche, soprattutto nel titolo di qualche composizione; in queste due ultime raccolte inserisce alcune liriche inedite[3].

<<Una serie di composizioni tutte giocate su quelle verità decimali dell’uomo che neppure il Grande Calcolatore della Vita Contemporanea Integrata riesce ad azzerare>>[4], scriveva a ragione il Crovi, ma queste verità decimali non possono che provenire da attività altrettanto decimali:

             In teoria tutto dovrebbe

             andare benissimo.

             […] Egli è seduto al tavolo,

             sta facendo parole incrociate.

             Una parola due parole

             molte parole dificili.[5]

Così la vita è indagata nei suoi aspetti ‘attimali’, momentanei, nei patemi d’animo istantanei dell’uomo ormai “continentale”, che ha trovato un minimo di “adattamento” ai ritmi frenetici della grande metropoli industriale, originario com’era di un meridione incline all’impigrimento:

           […] perché non è bene, forse

            è anche riprovevole

            far sempre finta di niente

            o dare la colpa agli ingorghi,

            e starsene lì

            con la testa fra le mani.[6]

In tal modo, con ironico distacco verso le aberrazioni dell’era post-moderna, Reale <<disegna sul fondo opacizzato della civiltà industriale inquieti stenogrammi della mitologia meccanica (la mitologia attuale) e vi sovrappone o vi accompagna, per ironizzare e per bisogno di opposizioni, l’antica mitologia dell’amicizia, della libertà, dell’arte>>[7]:

            […] L’aria libera fa sani

            il moto allontana i pensieri:

            dopotutto  può essere che vada

            per il meglio[8]

Il nostro poeta cerca di tradurre col suo linguaggio la realtà asfittica, alienante, soggiogante che lo circonda: la poesia allora non può più essere canto arcadico, idillico; le parole non possono formare un verso pieno e indipendente nella sua costruzione formale, restano soltanto

[…] linee di parole, spezzate secondo criteri puramente grafici. Nessun accento, nessun pedale sonoro. Qualcosa di simile a ciò che accade nei testi pubblicitari: dove, come si sa, gli <<accapo>> sono un valore soltanto visivo, non musicale. […] E forse, con maggiore approssimazione, si potrebbe parlare anche di <<didascalie>>.[9]

Ne esce una “conversazione interrotta”, fatta di espliciti ammiccamenti al lettore, che tuttavia ne resta spaesato:

             A questo punto

             la conversazione fu interrotta.

             Tentammo in seguito

             delle spiegazioni

             ma può accadere ancora.

             E anche a voi.[10]

L’equivoco corre inoltre in due spezzoni tratti da poesie diverse, che sembrano tuttavia una la continuazione dell’altra; la prima è datata 1962:

             I giorni si allungano.

             Il resto è ambiguo come questo

             caso che si presenta a voi

             di un uomo tagliato a metà.

             […] Ma l’una e l’altra parte

             in cui era diviso il corpo

             così tagliato, avviene

             che si saldi lentamente.[11]

e la seconda, scritta quasi un lustro dopo:

             Il suo nome è italiano?

             No, mi chiamo Medoro.

             E’ lei il signor Collins?

             No, il mio nome è spagnolo.

             Lui parla, io sto parlando,

             voi potete ascoltare

             quello che ci diciamo.[12]

Al lettore è sicuramente data facoltà d’ascolto, ma senza il beneficio della comprensione se non tramite la giustapposizione dei due membri: adesso, ad un occhio attento, si palesa senza riserve un celato calco calviniano.

Come non pensare infatti al Visconte dimezzato (1952), primo romanzo della celebre trilogia ‘fantastica’ I nostri antenati (1960)[13], del poliedrico scrittore cosmopolita. Il protagonista della novella si chiama – guardacaso – “Medoro” e la vicenda lo vede favolescamente “tagliato a metà” da una palla di cannone, le cui due metà sopravvivono autonomamente, finché vengono riunite grazie all’amore della pastorella Pamela. Così nel nostro poeta sono sprazzi di sentimento a risollevarlo dai rischi della massificazione industriale:

              Non ho che te (amor mio).

              Prendo un caffé,

              e poi otto ore d’ufficio.[14]

Calvino d’altronde viene riconosciuto dalla critica come il più profondo riformatore linguistico del romanzo novecentesco e l’attingere all’autore de Le città invisibili, da parte del Reale, mi sembra un procedere realizzato per similarità di poetica. La lingua di Basilio Reale, come quella del Calvino, è una lingua contaminata, mescidata, frastagliata e multi-prospettica. Si pensi anche al Montale di Satura, dove il poeta ligure si reinventa trattando gli effetti stranianti conseguenti alla depressione del post-boom economico.

Come ha magistralmente esplicato Alberto Panaro (in un suo studio mai edito), <<la lingua dei Ricambi proviene dalla comunicazione quotidiana contemporanea. Non è poesia che nasca dalla (sulla, per la) poesia>>[15]; essa piuttosto, come dicevamo in precedenza, <<mima gli effetti ipnotici della pubblicità>>[16]:

              Chiudi gli occhi.

              Apri gli occhi.

              Posso fare di voi una mente

              in una sola sera,

              darvi – eccovi! – un

              cervello-macchina-da-pensare.[17]

altrimenti <<allude al distratto ascolto di un giornale radio mattutino>>[18]:

              Dopo una meravigliosa

              notte insonne, notizie

              vaghe di qualcosa

              accaduta da qualche parte.[19]

ma soprattutto <<si contamina con il cinema; l’esperienza della vita si confonde con quella dello schermo>>[20]:

              Qualcosa deve essere accaduto,

              nel frattempo, quando

              si avvia e entra nella sala.

              Un uomo e una donna

              si tengono per mano nel primo

              fotogramma, nel secondo

              ancora per mano in una stanza.[21]

e questa contaminazione quasi vorrebbe surrogare la realtà:

              Dal Duomo a Monforte

              camminando all’ombra dei portici.

              Lento zoom sul volto

              di lei, stacco sulla sua nuca.[22]

Panaro, con un azzeccato paragone, ci porta dritti al cinema di Jean-Luc Godard, l’eclettico regista transalpino di À bout de souffle (1959), Une femme marine (1964) e Vivre sa vie (1962), che Reale doveva senz’altro apprezzare. Le sequenze piane dei montaggi godardiani evidenziavano i momenti clou con stacchi estemporanei, magari su nuche di attrici dai capelli cortissimi, come la Jean Seberg de À bout de souffle.

Il verso realiano si sviluppa in tal modo <<attraverso la riduzione semantica delle unità oggettive alla brevità fotogrammatica dei films o dei fumetti>>[23]. Del resto anche Giovanni Raboni, paradossalmente non pensando al cinema, opinava che la poesia di Reale si formasse da <<una scrittura di tipo prevalentemente segnico, in cui cioè le parole tendono a privarsi della propria storia oggettiva e persino delle proprie valenze sonore per fungere solo come segmenti di un’ipotesi figurativa>>[24].

La poesia di Basilio Reale con questi Ricambi compie – se possibile – un ulteriore salto in avanti nel proprio cursus sperimentativo: diventa una “semiotica protesica”[25], ovvero un’arte che, come il cinema o la pittura utilizza, anche se solo nel linguaggio, alcune ‘protesi’ del corpo umano quali telecamere, zoom ottici o pennelli, per dipingere una nuova realtà dagli effetti sempre più stranianti e meccanizzati. Di tutto questo ci parla profeticamente il poeta quando scrive con amara ironia:

             Ci sono già i ricambi, come

             mani gambe

             cuori di plastica arterie di nailon,

             minuscole telecamere

             capaci di rendere la vista,

             batterie collocate nello stomaco.[26]

E se “ricambi” vale “protesi” (surrogati), è chiaro che l’intento di Basilio Reale è quello di mostrare anche i possibili effetti depressivi del boom, ormai palesi alle soglie degli anni settanta.

Diego Conticello

***

[1] Basilio Reale, I ricambi. Milano, Mondadori 1968.

[2] Da, I Ricambi di Basilio Reale, in <<Paragone>>, nuova serie – 12, 192/12, febbraio 1966. pp. 97-99.

[3] Si aggiungono ne La vita attiva: Avanti e indietro, A mezzodì in punto, Può essere che vada per il meglio e L’adattamento. Per Le quotidiane abitudini: Ecco giunti alla piazza, I funghi nucleari, Di conquista in conquista, Un bel respiro. Inoltre la poesia Vi vedrò volentieri per la sezione: Il resto è ambiguo.

[4] Così Raffaele Crovi nel risvolto a I ricambi, op. cit., vedi nota 1.

[5] Da: In teoria tutto dovrebbe, ibidem pag. 9.

[6] Da: Può essere che vada per il meglio, in I ricambi, op. cit., vedi nota 1, ivi pag. 45. (poesia inserita ne La vita attiva).

[7] Cfr. Gilda Musa, I ricambi di Basilio Reale e Il vantaggio privato di Anna Malfaiera. <<Uomini e libri>>, ottobre 1968.

[8] Vedi nota 1, op. cit.

[9] Cfr. Emilio Isgrò, Le “ didascalie” di Basilio Reale. <<Gazzetta del Sud>>, Messina , 16 luglio 1968.

[10] Da: Domenica era tutto, in I ricambi, vedi nota 1, op. cit., ivi pag. 10.

[11] Da: E io ero quell’altro, in La vita attiva, op. cit. Ora in Il resto è ambiguo, vedi nota 1, op. cit., ivi pag. 65.

[12] Da: Il suo nome è italiano, in I ricambi, vedi nota 1,  op. cit., ivi pag. 12.

[13] Cfr. Italo Calvino, Il visconte dimezzato, in Romanzi e racconti. Milano, Meridiani Mondadori, 1991.

[14] Da: Per non disturbare, in I ricambi, vedi nota 1, op. cit., ivi pag. 37.

[15] Cfr. Alberto Panaro, Inflazione e deflazione. Una rilettura de “I ricambi” di Basilio Reale. Pro manoscritto, 1995.

[16] Ibidem

[17] Da: Chiudi gli occhi, op. cit., vedi nota 1, ivi pag. 16.

[18] Vedi nota 15, op. cit., ivi pag. 68.

[19] Da: Dopo una meravigliosa, op. cit., vedi nota 1, ivi pag. 20.

[20] Vedi nota 15, op. cit., ivi pag. 69.

[21] Da: E io ero quell’altro, op. cit., vedi nota 11.

[22] Da: Martedì sette giugno, prima, in I ricambi, op. cit., ivi pag. 15.

[23]Cfr. Giuseppe Zagarrio, Poesia e tensione: la provocazione. <<Il ponte>>, 31 dicembre 1968. pp. 1597-1598.

[24] Cfr. Giovanni Raboni, Poeti lombardi eccetera. <<Paragone>>, nuova serie – 44, 224/44, ottobre 1968. pag. 132.

[25] Di “semiotica protesica” per cinema e pittura hanno ampiamente trattato Umberto Eco e Romeo Galassi nei loro numerosi saggi semiotici.

[26] Da: Ci sono già i ricambi, come, in I Ricambi, op. cit., vedi nota 1, ivi pag. 22.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *