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Per un figlio

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Premio della giuria al Pesaro Film Festival e selezionato in rassegne internazionali, “Per un figlio” approda nelle sale con il giudizio favorevole di Goffredo Fofi. “Un film che segna una data importante nella storia del cinema italiano”, è il parere del critico e intellettuale, suffragato dai commenti positivi di giornalisti ed esperti che lo hanno visto nelle numerose anteprime.

Scritto e diretto dall’italo-srilankese Suranga D. Katugampala e distribuito da “Gina Films” di Antonio Augugliaro, già regista di “Io sto con la sposa”, racconta con essenzialità e spirito di verità l’incomunicabilità fra Sunita, una srilankese che lavora in Italia come badante, e il figlio adolescente, immerso in una realtà (Verona) che sente più sua rispetto alle radici familiari. Il ragazzo vive pure la sofferenza di chi era stato abbandonato neonato, perché la madre aveva bisogno di lavorare, e si è ricongiunto dopo anni con Sunita, con tutti i chiaroscuri legati a questo difficile rapporto. In più, lei si barcamena con sempre maggiore fatica tra l’anziana che deve accudire e le problematiche del ragazzo, legate a una cultura, quella occidentale, antitetica a quella d’origine, e ai turbamenti dell’età.

Realizzato in collaborazione con Gianluca Arcopinto, Cineteca di Bologna, “Kalà Studio”, Archivio “Memorie Migranti” e “Amici di Giana”, e con il supporto del Premio Mutti – AMM, “Per un figlio” colpisce per lo stile asciutto con il quale descrive la quotidianità dei personaggi. Affiora un autentico invito alla riflessione senza giudizi e scorciatoie narrative. Emergono così i tanti elementi rimossi della nostra epoca: dagli anziani, abbandonati dai figli e affidati alle cure dei migranti, allo sradicamento culturale di chi lascia la propria terra per lavorare.

In primo piano i conflitti psicologici, accennati con un tocco delicato dalla regia di Suranga D. Katugampala, e la ricerca di nuove strade da parte di chi, adolescente, si sente italiano ma, al tempo stesso, “diverso” dai suoi coetanei a causa delle proprie radici. Tra i momenti più significativi: il ballo in un centro per anziani, i  rituali contro il maligno nell’abitazione della donna, gli occhi dei ragazzi attratti dal sesso ma anche il delicato incontro del ragazzo con una prostituta, alla ricerca di un seno materno negato quand’era neonato.

Si percepiscono in generale i suoni e i colori della realtà, in uno stile che combina piglio documentario e tocco introspettivo, con la fotografia di Channa Deshapriya. Sunita è interpretata da Kaushalya Fernando (“La Terre abandonnée”), una delle più importanti attrici dello Sri Lanka. Accanto a lei, nei panni del figlio, l’esordiente Julian Wijesekara.

Marco Olivieri

Buona parte della recensione è tratta dalla rubrica “Visioni” del settimanale “100nove Press” del 6 aprile 2017.

La presentazione a Messina:

Per un figlio a Messina

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