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InVersi Fotografici: Elliott Erwitt al palazzo Ducale

Palazzo Ducale presenta la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt. Dedichiamo questa uscita di InVersi Fotografici a questo evento che per la prima volta riunisce in un’unico volume l’imponente produzione a colori del maestro.

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ELLIOTT ERWITT

Genova, Sottoporticato di Palazzo Ducale

11 febbraio – 16 luglio 2017

 

Ho visitato la mostra durante l’evento riservato agli addetti stampa e questo mi ha permesso di godere della appassionata presentazione della curatrice Biba Giacchetti. Conoscevo già Erwitt, che altre volte è entrato a far parte di InVersi fotografici, sopratutto per le foto in BN e mi aveva affascinata per la sua ironia e originalità nel rendere la realtà in modo assolutamente personale e fuori dall’ordinario. La prima cosa che cattura la mia attenzione visitando l’allestimento, pulito ed essenziale, è la gran quantità di donne. Ci sono tantissime donne nelle sue foto a colori, di tutte le nazionalità: giapponesi, americane, indiane e africane, e non c’è alcuna visione stereotipata della donna.

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Le donne indigene al pari delle emancipate e disinibite americane sono vere, colte nelle più svariate faccende della vita di tutti i giorni. Le accomuna ancora una volta l’ironia dissacrante che culmina nell’ultima sezione della mostra, dedicata al suo pseudonimo auto-ironico e surreale André S. Solidor.

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La mostra comprende circa 135 scatti che Erwitt ha selezionato personalmente e che sono state stampate per la prima volta in assoluto, traendoli dai suoi due grandi progetti: Kolor, il grande volume retrospettivo che raccoglie il meglio della sua produzione a colori, e The Art of André S. Solidor, che è l’esilarante e surreale parodia della ricerca eccentrica e carica di metafore dell’arte contemporanea. Il progetto grafico e l’allestimento è curato da Fabrizio Confalonieri, la rassegna è prodotta da Civita Mostre.

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Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche i più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo. Sulla tutta la società, in modo assolutamente democratico, si posa lo sguardo di Erwitt, tagliente e pieno di empatia, che non a caso è considerato il fotografo della commedia umana. Se la scelta del bianco e nero in passato è stata dettata dalla necessità di mantenere il controllo sulla stampa dell’immagine e dalla volontà di operare una sintesi descrittiva, nel colore mi colpisce l’energia, la gioia di vivere e l’allegria che trasmettono le sue immagini. D’altronde lo stesso Erwitt afferma che se una foto, se è buona, è buona, che sia a colori o in bianco e nero. A domanda risponde:

La differenza tra bianco e nero e pellicola? Beh, cambio la pellicola.

Per anni il colore aveva caratterizzato i servizi destinati ai giornali, mentre il bianco e nero le opere personali. Grazie all’archivio Magnum anche i negativi a colori sono stati conservati, e ciò ha permesso al fotografo di rivederli sotto una luce diversa, e farne una raccolta del tutto slegata dal contesto originale. Capita infatti di scorgere, visitando la mostra, delle foto che appartengono al medesimo servizio ma che sono posizionate in modo del tutto nuovo.

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Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorse l’infanzia in Italia e si trasferì definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles.

“Grazie a Benito Mussolini sono Americano”

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