JACOB COLLIER e BILL LAURENS al JAZZMI 2016 – di Libera Capozucca

di Libera Capozucca

JACOB COLLIER + BILL LAURENS al JAZZMI 2016
Dal 4 al 15 Novembre il festival jazz più importante a Milano ospita numerosi artisti di fama internazionale

img_6874           img_6873

Martedì 8 Novembre, alla Triennale di Milano, abbiamo assistito a due esibizioni che si sono arrampicate là dove il jazz diventa sperimentazione, suono scalzo che ruggisce nel ventre di un’arena ingorda di musica.
Suite rarefatte dalle dissonanze delicate, unite ad atmosfere che insistono su ritmi sempre pronti ad imboccare la melodia, caratterizzano la performance di Bill Laurens e la sua band. Per circa un’ora l’artista americano dà il meglio di sé con il benestare di un pubblico ai limiti della devozione. Istrionico al pianoforte, si lascia accompagnare dal suono sobrio della chitarra e del basso, dalla batteria che punteggia con tatto le frasi armoniche di sottofondo, muovendosi dentro una zona franca tra l’elettronica e il jazz d’autore. A sua volta il pubblico, piacevolmente attratto dalla sintesi di linguaggi sonori differenti in un groove compiuto e incantatore, è trascinato via, oltre la linea melodica dei pezzi. E il nostro artista si compiace di unire nella sua esibizione tutto ciò che musicalmente ama, così la band lo segue con estro e spalle larghe. Ci vuole classe e i ragazzi ne hanno da vendere.
E’ poi il turno del giovane genietto inglese, pupillo di Quincy Jones, che dà inizio alla seconda parte dello spettacolo. Autodidatta, di appena ventun anni, Jacob Collier vive sul palco quello che produce nella sua stanza (“In my room” è il titolo del suo album d’esordio): invenzioni e rivoluzioni sonore. Dalla cultura soul, all’elettronica, passando per l’acid jazz, il big beat, il pop, ne mostra nitidamente i dettagli facendoci immergere nei suoni dei grandi della musica. Prince, Stevie Wonder, The Manhattan Transfer, sembrano suonare con lui e improvvisamente ci si sente meno soli. E’ nata una nuova stella? Molto probabilmente sì, anche se in Italia se ne sono accorti in pochi. Ma il pubblico milanese lo coccola e lui dice di sentirsi a casa, nella sua stanza per l’appunto. La voce robotica, metallica, alterata dagli effetti sonori, diventa angelica visione di Jeff Buckley al piano, tornato sulla terra a cantare come in paradiso.
Due artisti che addomesticano i suoni con maestria e stile da vendere, due compositori e strumentisti le cui esibizioni ci mettono in pace con il mondo. In fondo basta poco per dare un senso alla vita, certa musica è capace di svegliarti dall’incoscienza del sonno e condurti verso la nuova luce del giorno.

img_6872

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *