Le altre lingue: Belgio – François Jacqmin

Secondo capitolo della rubrica “Le altre lingue” dedicata al Belgio. Il poeta selezionato da Gabriele Belletti è François Jacqmin. Buona lettura.


François Jacqmin (2)

(Horion-Hozémont, 1929 – Neupré, 1992)

Poeta schivo e riservato, trascorre la sua giovinezza a Londra, dove la famiglia si rifugia durante il secondo conflitto mondiale. Inizia a pubblicare in francese tardi, coerentemente alla sue indole. Pur avendo fatto parte del gruppo di poeti riuniti intorno alla rivista Phantomas – cassa di risonanza di una poesia belga “sauvage” e controcorrente rispetto alla tradizione – François Jacqmin ne fu membro discreto, conservando un humour “inglese” derivatogli, forse, dalle vicende biografiche della giovinezza, prediligendo una poesia più descrittiva e riflessiva, “filosofica”. Tre sono le sue raccolte principali: Les Saisons (Phantomas, 1979), Le Domino gris (Daily-bul, 1984) e Le Livre de la neige (La Différence, 1990) con il quale riceve nel 1991 il Prix Max-Jacob.


François Jacqmin – tre poesie
Traduzione di Gabriele Belletti

1.

Ce qu’il y a à dire du printemps,
le printemps le dit.

Il n’est pas de signes pour rendre
le vide mystérieusement touché.

La croissance s’accorde à son
propre lyrisme.

Pour entendre vraiment, il faut au cœur
plus d’amnésie que d’enthousiasme.

*

Ciò che c’è da dire sulla primavera,
è la primavera a dirlo.

Non esistono segni per restituire
il vuoto misteriosamente toccato.

La crescita s’accorda al suo
proprio lirismo.

Per comprendere veramente, al cuore serve
più amnesia che entusiasmo.


2.

La lumière entre dans la forêt
comme une révélation.

Elle emprunte des sentiers que
le feuillage ignore.

Tout devient visible et
inexplicable.

L’esprit est confondu à l’idée
d’une fatalité qui éclaire.

*

La luce entra nella foresta
come una rivelazione.

Consuma sentieri che
il fogliame ignora.

Tutto diviene visibile e
inesplicabile.

La mente è confusa all’idea
di una fatalità che illumina.


3.

La fraîcheur descend les marches
de la nuit.

C’est la sœur éthérée de l’eau,
la substance volatile qui erre dans
les pâturages de l’ombre.

Le silence est seul à entendre son pas.

*

La freschezza scende gli scalini
della notte.

È la sorella eterea dell’acqua,
la sostanza volatile ch’erra nei
pascoli dell’ombra.

Il silenzio solo sente il suo passo.

[da Les saisons, “Le stagioni”, Bruxelles, Phantomas, 1979]


In copertina: François Jacqmin (Foto: © Georges Thiry). Fonte: Culture – Université de Liège).

 

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