11 settembre: il golpe cileno, Salvador Allende e la resistenza

L’11 settembre è una data da ricordare per più di una ragione storica.

Cile, anni ‘70. L’11 settembre del 1973 si ricorda il Golpe Cileno, una delle pagine maggiormente determinanti della Guerra Fredda. Santiago del Cile fu teatro di un colpo di Stato, di un “golpe”, operato da corpi speciali dell’esercito guidati dal generale Augusto Pinochet. Allende ed il governo di Unidad Popular, democraticamente eletto il 5 settembre 1970, in quel giorno vennero abbattuti brutalmente. Nel suo mandato che sarebbe durato sei anni, Allende aveva in programma una serie di riforme importanti ed una politica che lui stesso aveva battezzato “La via cilena al socialismo”. La nazionalizzazione di alcune grandi imprese, una su tutte quella del rame, la riforma del sistema sanitario e di quello agrario, il proseguimento delle riforme scolastiche avviate dal predecessore Montalva erano solo alcuni dei punti fondamentali del governo Unidad. Il presidente Salvador Allende e le politiche filo-socialiste del nuovo governo non risultarono di buon occhio al gruppo di moderati e conservatori ed agli Stati Uniti che, per contrastarli, misero in atto una strategia fondata su pressioni diplomatiche ed economiche. Era impensabile che nella rete sud-americana potesse operare ed espandersi un nuovo governo “rosso”. Dopo il fallimento delle prime accennate insurrezioni, l’11 settembre 1973 il paese venne messo sotto scacco dalle forze armate cilene. Allende si rifugiò entro il palazzo presidenziale della Moneda insieme ad un ristretto gruppo di collaboratori in un ultimo tentativo di estrema resistenza al golpe ma morì presumibilmente suicida soltanto poche ore dopo. Augusto Pinochet e la sua giunta presero il potere avviando una sanguinaria dittatura militare che opprimerà il Cile per ben 17 anni. 

In copertina : il corpo dilaniato di Salvador Allende 

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