FLASHES E DEDICHE – 87 – L’ESODO DALLA STORIA DI MAGGINI

Andrea Donaera è un ottimo poeta e da qualche tempo ha preso la direzione di una collana di poesia per round midnight edizioni.  Tra i titoli proposti, tutti molto validi e curati nei dettagli, spicca “ Esodo”,(2017) l’opera prima di Michele Joshua Maggini. Saldamente costruito, mostra innanzitutto una “preparazione” non comune e un criterio architettonico di tutto rilievo. Il pater Eliot è presente come angelo, o demone, accompagnatore dei versi, ma non solo. Una adeguatezza del dettato, una sorta di riflessione cosmica, ne fanno davvero un bel libro. La presentazione di una “storia” che diventa non più ciclica (memento Vico) ma frammentata, ripercorribile e soprattutto senza inizio e senza fine, filo conduttrice della vita stessa e degli eventi in cui siamo immersi che potrebbero essere miei, tuoi, di chiunque.  Consiglio per approfondimento anche la lettura di un articolo a cura di   Alessio Paiano dove, in maniera chirurgica, il libro viene sezionato   https://midnightmagazine.org/vieni-vedere-lavanzata-del-mare-riflessioni-esodo-michele-joshua-maggini/ 

 

 

Zama

Dimentica delle piante i nomi,
il sangue si perpetua nelle spire del lignaggio,
come una semiretta perduto il punto.
Essendo padre e padre, legionario
perito nell’avvolgersi dei secoli,
ti attendi nelle risposte già veci
del tuo qualcuno.

Era a Zama la sconfitta
nella trappola del tuo stesso amplesso:
ma non scostasti il baricentro:
la finta di Canne: eri approdato
anche tu al punto immobile
per cui ogni volto ha il proprio volgere
nel perpetuarsi delle stagioni.
Già fummo polvere dispersa
nei polmoni della pietra.

 

Uomo, abbiamo chiesto altari per i nomi:
nominare è una religione che accorda una morte.
Uomo è un nome che richiama la terra
non scalfita dal tempo
tempo in cui abbiamo stipulato nuove
alleanze con la pietra e la materia.

Più mentre non c’è, perché attenda tu l’ora
della gestazione dell’idea, allora t’incunei
nel grembo delle madri: nel groviglio
di radici l’essenza
prematura di cui ti rendi padre.

E si è padre e figlio.

 

Ecco noi che fummo
per la nostra corsa all’uno:
immolati milioni; ed uno
è due sempre con organi in comune.
A perpendicolo, il nome che porti
della giada divenne l’istante e il punto
dell’asse, meridiano che sprofonda
nell’arteria di questa vita.

 

Nell’attesa che da un ieri ti confina, tutto
si trasforma e diviene:
l’acqua in sale, ferro in ruggine, verbo carne
e s’accetta, ma non è una rassegnazione.

Non è del mondo il dolore tuo che ti confina.
E, vedi, in fondo al buio c’è una luce
smorzata che irradia un buio più veloce del buio
dove si è tutto, ammassati.

 

PROEMIO I

 

L’Esodo è stato questo andare d’onda

da un nome all’altro, fino al punto estremo

in cui non si poteva nominare, fino al punto

estremo del volto, dove il nome si perde.

Le onde vanno e non ritornano flutti,

non si fanno sinonimi, e la marea umana

squassa contro i confini come a divorarli.

Siamo una stagione

del mondo.

Vieni

a vedere l’avanzata del mare,

un assedio di cui si è perso

l’inizio e perciò ci somiglia

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