Autori estinti, n. 9: James Baldwin (seconda parte)

Nella prima parte ho descritto l’importanza culturale di James Baldwin nell’America degli anni Sessanta per il suo impegno a favore dei diritti civili dei black men, da una posizione originale, che conciliava Martin Luther King con Malcolm X. Ho citato in particolar modo il suo più famoso saggio, The Fire Next Time (1962), edito da Feltrinelli, ora fuori commercio e assolutamente introvabile anche nelle librerie on-line.

Credo valga la pena dare un assaggio di questo memorabile saggio. LG

“Questo passato del negro, un passato di catene, fuoco, torture, castrazioni, infanticidi e violenze carnali, un passato di morte e umiliazione, di terrori di giorno e terrori di notte, terrori che penetravano sino al midollo delle ossa, nel dubbio persino d’essere degno di vivere, perché tutti intorno a lui gli negavano questo diritto; un passato di dolore per le sue donne, per i suoi parenti, per i suoi figli che avevano bisogno della sua protezione e che egli non poteva proteggere, un passato di rabbia, di odio, di delitto – un odio per gli uomini bianchi talmente profondo, che spesso si rivoltava contro lui stesso e contro i suoi, rendendo impossibile ogni amore, ogni fiducia e ogni gioia; ebbene, questo passato, questa lotta senza fine per conquistare, rivelare e difendere una personalità umana, un’affermazione umana, nonostante tutti i suoi orrori, ha qualcosa di molto bello. Non voglio abbandonarmi a sentimentalismi sulla sofferenza – anche se a questo punto risulta molto allettante – ma sta di fatto che la gente che non riesce a soffrire non è neppure capace di diventare adulta, né sarà mai in grado di scoprire se stessa.

Colui che invece ogni giorno della sua vita si batte per sottrarre la propria umanità e la propria personalità alla crudeltà umana che infuria con fiamme distruttrici, se sopravvive alla propria lotta, ma anche se non sopravvive, impara a conoscere qualcosa che nessuna scuola, nessuna chiesa al mondo è in grado di insegnargli. Costui conquisterà la propria affermazione, che sarà incontrastabile.

E questo perché, per salvare la propria vita, egli è costretto a guardare oltre le apparenze, a non essere sicuro di niente, a penetrare il significato delle parole. Se devi continuamente sopportare il peggio che la vita può riservare a  una creatura umana, cesserai di essere dominato dalla paura per ciò che la vita può riservarti, e sarai invece spinto a tollerarlo.

A questo grado di esperienza, l’amarezza comincia a riuscirti sopportabile, mentre l’odio si trasforma in un peso troppo grave da sopportare. Una vita così concepita, così come ho qui cercato brevemente e inadeguatamente di schematizzare, è stata l’esperienza di generazioni e generazioni di negri, e aiuta a spiegare come mai essi siano capaci di produrre figli che ancora nell’età dell’asilo per recarsi a scuola si avventurano tra la folla.

Occorre grande forza e grande astuzia per assalire senza mai stancarsi, come hanno fatto per tanto tempo i negri d’America, la fortezza solida e superba della supremazia bianca. Occorre una grande tempra morale per non odiare colui che ti schiaccia sotto il peso del suo odio, e un miracolo ancora più grande di intuizione e di carità per non insegnare l’odio ai propri figli.”

James Baldwin, La prossima volta il fuoco, 1962

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