Catalunya

Se il 21 dicembre in Catalogna vincessero di nuovo i partiti indipendentisti e conquistassero la maggioranza dei seggi della Generalitat, cosa farà il governo di Madrid? Scioglierà di nuovo il Parlamento catalano?

La questione catalana pone vari interrogativi.

  1. Nel 21esimo secolo, possibile che non sia previsto un diritto alla secessione per una regione che a maggioranza lo chiede?
  2. I partiti indipendentisti catalani hanno ottenuto nel 2015 la maggioranza dei seggi nel Parlamento catalano, ma il 48% dei voti. E’ legittimo (non dico legale) chiedere l’indipendenza in un simile contesto di non completa maggioranza, per quanto sancito da un referendum (che però è stato in gran parte boicottato dagli unionisti)?
  3.  La Spagna perché non ha fatto come il Canada con il Quebec o il Regno Unito con la Scozia concedendo un referendum con potere decisionale alla Catalogna? Se gli unionisti si proclamano maggioranza, perché non accettare un referendum? Questa era la proposta di Podemos.
  4. Il governo Rajoy ha attuato l’articolo 155, e anche questo ha dato il via alla magistratura per formulare capi di accusa che arrivano all’ergastolo per Puigdemont e i suoi ministri. Tali capi d’accusa sono compatibili per chi ha fatto tutto alla luce del sole senza mai usare l’arma dell’insurrezione violenta?
  5. Durante il referendum elettori pacifici sono stati picchiati a sangue dalla polizia spagnola, che ha sottratto varie urne elettorali. Una chiara violazione dei diritti umani, non punita da nessuna corte di giustizia. La magistratura spagnola inoltre ha arrestato due capi della società civile, Sanchez e Cuixart, con accuse che Amnesty International giudica eccessive, tanto da invocarne il loro rilascio. Siamo di fronte a uno stato fascista de facto, con magistratura asservita?

LORENZO GALBIATI – (continua)

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