Autori estinti, n. 8: Ivan Turgenev

Il russo Ivan Turgenev è stato, insieme a Dostoevskij e Tolstoj, lo scrittore più influente nella Russia di metà Ottocento. Oggi la sua fama è decisamente minore di quella dei suoi due grandi colleghi sopra citati e si limita al suo romanzo-capolavoro, Padri e figli (1862).

Per il resto, di Turgenev non si legge più nulla, perché le sue opere sono fuori commercio. Eppure a leggere la critica, i suoi romanzi, che a differenza di quelli di Dostoevskij e Tolstoj non sono mai lunghi, hanno fatto storia nella Russia dell’epoca e sono di notevole pregio letterario. In particolare si citano Rudin (1857), Un nido di nobili (1859) e Alla vigilia (1860), ossia i tre romanzi che precedono il capolavoro, come opere di tutto rispetto. Questi libri, editi da Garzanti decenni fa, sono tutti fuori commercio. Si possono leggere nelle biblioteche, oppure ordinare nei cataloghi online, dove li danno ancora disponibili, in alcuni casi però come ultime copie di magazzino. Personalmente cercai di leggere, anni fa, Un nido di nobili (preso in biblioteca) ma desistetti, mi è sembrato datato ma soprattutto l’ambiente nobiliare è un contesto che non mi attira.

Il caso di Turgenev è uno dei più emblematici degli autori estinti: il successo enorme presso i posteri di un suo romanzo ha offuscato il valore e reso irreperibile tutto il resto della sua produzione. Turgenev oggi viene identificato con Padri e figli, romanzo splendido, scritto con una lingua limpida e senza una sbavatura, che all’epoca però determinò l’insuccesso dell’autore, il quale spinto dalle critiche negative, a volte anche di ordine ideologico, da allora non riuscì a produrre più nulla alla sua altezza, e scrisse ben poco.

Nel romanzo, Turgenev rende popolare un parola, “nichilista”, prima comparsa solo in dotte speculazioni filosofiche; con tale parola l’autore descrive in modo polemico la filosofia di vita di Bazarov, il personaggio principale, rappresentativo secondo Turgenev dei giovani dell’epoca, i quali non accettarono di essere definiti nichilisti ossia persone che non prestavano fede a nessun principio. Se l’uso di quella parola fu controverso e forse inappropriato all’epoca dell’uscita del romanzo, il personaggio del nichilista Bazarov, col passare dei decenni, si è emancipato dal suo contesto storico ed è stato assurto a emblema dell’uomo nichilista moderno. Da qui il successo postumo del libro.

L’arte di Turgenev però ha toccato un altro vertice nella raccolta di racconti Memorie di un cacciatore (1852), che per molti è il suo vero capolavoro e ciò confermerebbe il fatto che Turgenev, rispetto a Dostoevskij e Tolstoj, era più portato al racconto piuttosto che al romanzo, alle prose brevi piuttosto che ai libri fiume.

Ho letto dei racconti di Memorie di un cacciatore, che ho in casa in una collezione di libri della Fabbri ed., anni Settanta, e in effetti mi sono sembrati ottimi. Ci si immerge nella Russia dell’epoca. E’ da tutti considerato come una delle raccolte di racconti più significativa di metà Ottocento. Ma è fuori commercio.

Turgenev, proprio perché oggi identificato solo come l’autore di Padri e figli, è un autore estinto, ma che si crede ancora in vita.

 

 

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