L’immaginario di Woody Allen

Storaro e Allen
Storaro e Allen

Che il cinema di Woody Allen attraversi una fase di fisiologica stanchezza è indubbio.  Dopo “Irrational Man”, il nuovo film (il 47esimo) scritto e diretto da Woody Allen, classe 1935, è “Café Society”, presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Ancora una volta il regista sceglie un alter ego, in questo caso il giovane Jesse Eisenberg, e rielabora il suo immaginario cinematografico, letterario, musicale, da Lubitsch a Scott Fizgerald e il jazz, con tanto di ossessioni su famiglie ebraiche e illusioni perdute nel confronto tra vita e rappresentazione.

La storia, abbastanza scontata, è immersa nella Los Angeles della fine degli anni Trenta, e poi nell’amata New York (soprattutto Manhattan), con un triangolo amoroso che conferma le riflessioni di Allen sul lato amaro dell’esistenza. La vicenda delle aspirazioni confuse dell’impacciato Bobby e del suo amore destinato alla sconfitta per la segretaria Veronica, a sua volta amata dallo zio, agente di star del cinema, si segue tra alti e bassi. Tuttavia, a catturare l’attenzione è la qualità della regia e soprattutto la curatissima fotografia di Vittorio Storaro, al primo film con Allen.

 

Il lavoro sulle luci di Storaro – tre volte premio Oscar per “Apocalypse Now”, “Reds” e “L’ultimo imperatore” – avvolge di fascino e calore, anche sensuale in relazione a Kristen Stewart, l’intero film. La collaborazione del celebre Cinematographer, come ama definirsi, con Allen (per entrambi primo titolo in digitale) rende la regia meno prevedile rispetto al precedente “Irrational Man”. Di certo, sul piano dello scavo psicologico, il personaggio del protagonista avrebbe dovuto essere più centrato e alcune situazioni meno scontate.

In ogni caso, “Café Society” ha il merito di rinnovare in parte un immaginario fertile, quello del regista e della sua passione per un mondo ricreato dal cinema, grazie a un impianto visivo di primo piano. Manca qualcosa come sceneggiatura ma ci si accontenta di lampi di intelligenza, delle suggestioni cromatiche di Storaro e di un’atmosfera trasognata.

Marco Olivieri

Recensione tratta dalla rubrica Visioni del settimanale 100nove Press (13 ottobre 2016).

Immagini tratte dalla pagina Facebook del film.

Ecco la recensione del precedente film di Allen:

Delitto e castigo in Allen

 

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